
Un bell’esempio di civiltà, quello che hanno dato in questi giorni Camerun e Nigeria che hanno messo da parte, almeno temporaneamente, le loro divergenze, per salvare gli scimpanzé, per la protezione dei quali hanno sborsato 15 milioni di dollari a testa.
Il protetto in questione è una rara specie di scimpanzé che vive in una remota area del Camerun settentrionale, di cui restano appena 4-10mila esemplari, minacciati dalla distruzione del loro habitat, sostituito da piantagioni di banani o dallo sfruttamento intensivo delle foreste.
Il Camerun, in particolare, ha avviato un programma di tutela ambientale che porterà a 10 milioni gli ettari di superficie destinata a parchi e aree protette, circa il 21% del territorio nazionale. Finora i parchi del Camerun sono 8.
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Non lo sfrigolare degli hamburger sulla griglia, l’unto della salsa in cui affogano le alette di pollo, né il sapore secco impossibile da mandar giù dei nugget, ma un profumo inebriante di spezie e il gusto intenso e inimitabile dei prodotti locali: è questa l’atmosfera che si respira a Tchopetyamo, il primo fast food appena aperto in Camerun.
Ci troviamo nella capitale Yaoundè e di fatto non si tratta dell’ennesima filiale di una catena estera, ma, come dice il nome stesso (che nella lingua locale significa ‘Cibo, ti amo’) un esercizio autoctono di ristorazione rapida che propone cibo a prezzi accessibili a tutti.
Un esempio? Qui un piatto preparato secondo tutti i crismi dell’arte culinaria, e soprattutto nel rispetto delle dovute norme igieniche, costa tra i 60 e i 90 centesimi di euro, mentre altrove, in Camerun, per un hamburger si devono sborsare 5 euro e aspettare anche fino a mezz’ora.
Mathieu Nvogo, l’intraprendente titolare dell’azienda, è certo che la sua ditta contribuirà a esportare la gastronomia camerunense nel mondo e che avrà molti clienti, tra la popolazione locale, ma anche tra i turisti desiderosi di mangiare qualcosa di tipico velocemente e senza spendere molto, in un ambiente fresco e pulito, lontano dalla strada. E se la vostra fretta è proprio tanta, con un sovrapprezzo di 15 cent il pasto è pronto da asporto.
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I pigmei sono un’etnia presente in tutta l’Africa centrale ed equatoriale, caratterizzati da bassa statura (intorno al metro e 50 cm), pelle scura e lineamenti del volto particolarmente marcati. Questi, e solo questi, sono i pigmei ‘originali’, anche se per estensione oggi si indicano così anche i Semang della Malaysia o i Negritos delle Filippine.
A Bogso, una città del Camerun centrale, a marzo, c’è un festival dove questo gruppo etnico la fa da protagonista: il Festival internazionale di Bogso, appunto, quest’anno giunto alla sua seconda edizione. La performance più attesa tra tutte quelle in programma tra balli, rituali e folklore, era proprio il numero della tribù pigmea, intitolato ‘La notte della mediazione’. La popolazione ha portato in scena danze, piece teatrali e recite di cantastorie tipiche della propria cultura, con tanto di costumi tradizionali.
Un’occasione davvero interessante per osservare da vicino una cultura tanto diversa, avvolta da un fitto alone di mistero e spesso considerata impenetrabile per i non iniziati. La kermesse, inoltre, ha riunito anche esperti antropologi europei che hanno tenuto conferenze: uno degli appuntamento di spicco è stato il convegno sui giovani coordinato dalla scrittrice-pittrice-artista camerunense Were Were Liking.
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