
In passato viaggiare utilizzando il pollice alzato era piuttosto diffuso, un po’ per mancanza di mezzi, un po’ per spirito di avventura. Oggi, invece, l’autostoppista è praticamente scomparso, si tende sempre meno a fare l’autostop e ancor meno ad accogliere in auto persone sconosciute. E il motivo principale è che ci si fida sempre meno e non ci si sente al sicuro né a chiedere né tantomeno a dare passaggi.
Partendo da questi presupposti (ma anche e soprattutto per tentare di ridurre il flusso di traffico), la Provincia autonoma di Trento si è inventata una card per chi vuole fare l’autostop in sicurezza. Il sistema, realizzato in collaborazione con l’associazione no profit Jungo, prevede che ogni aderente sia munito di una “card” personale di durata annuale, rilasciata al costo di 15 euro, che garantisce l’assenza di precedenti penali e stradali significativi.
Una volta ottenuta la card, l’aspirante passeggero si fermerà accanto alla carreggiata (in un punto adatto) mostrando la tessera per intercettare un automobilista Jungo. La tessera esibita e tenuta alta significa per tutti la stessa cosa: “cerco un passaggio secondo questa direttrice di marcia, sono di Jungo (e quindi sono sicuro), voglio pagare”. Il sistema Jungo prevede infatti che vengano corrisposti al guidatore che dà il passaggio 20 centesimi di fisso più 10 centesimi per ogni chilometro percorso.

Nel mondo del turismo via Twitter non c’è solo il seguitissimo Twitchiker (in inglese), l’utente che viaggia grazie a passaggi ottenuti via tweet, quale che sia il mezzo di locomozione.
Un giornalista del Guardian ha organizzato il primo TwitTrip: un viaggio da Londra a Parigi concepito in 48 ore in base a suggerimenti e indicazioni ricevuti via Twitter. Il primo TwitTrip sarà anche estremista e dimostrativo, ma davvero non mancano le risorse su questo social network in ascesa, per godere di dritte last-minute, del tutto gratuitamente.
E’ un altro tipo di “sfruttamento” delle risorse di Twitter, rispetto all’autostoppismo, forse più sostenibile sulla lunga distanza e molto meno invadente.
Via | Guardian
Qualche tempo fa, Carmine ci ha spiegato cosa sia il Car Sharing, ovvero la la condivisione dell’auto tra persone, che in alcuni casi si conoscono proprio in questa occasione, le cui motivazioni variano da quelle ambientali, e cioè la volontà di ridurre l’impatto ambientale del traffico, a quelle economiche, che si sostanziano nella condivisione delle spese di trasporto. Si tratta di un fenomeno nuovo, che quelli del sito RoadSharing hanno deciso di sostenere, affiancandolo all’ever green rappresentato dei fan dell’autostop.
Il sito è una sorta di bacheca evoluta, dove si trovano gli annunci di chi offre e di chi cerca un passaggio. Tutto parte con la ricerca del percorso che si vuole condividere, sia che si abbia un mezzo sia che non lo si abbia; si può cercare inserendo solo il luogo di partenza, solo quello di arrivo, o anche entrambi. Io personalmente mi sono divertita semplicemente scorrendo gli annunci in bacheca, che riportano il tragitto offerto o ricercato, ed alcune semplici icone che ci informano se si tratta di pendolarismo o meno, e se si richiede od offre un contributo alle spese. Cliccando poi sull’annuncio, ci appare l’ormai indispensabile google map, dove è tracciato il dettaglio del percorso, oltre che altre info che ci aiutano a scegliere e contattare chi ha inserito l’annuncio.
Per esempio, c’è chi offre un passaggio da Firenze a Pisa da qui a giugno, chiedendo un contributo alle spese, e chi invece cerca un passaggio da Torino a Pescara, tra il 18 e 22 febbraio, offrendosi di contribuire alle spese. Se poi non troviamo il passaggio che ci occorre, niente paura; basta iscriversi ed inserire il percorso desiderato.

Teddy parte domani da Nurnberg in Germania, per arrivare ad Amersfoort nei Paesi Bassi, passando per Francoforte. Mike invece parte venerdì da Barcellona ed è diretto a Londra, mentre Yvonne partirà il 1° novembre da Pisa per arrivare ad Amsterdam. Cosa hanno in comune Teddy, Mike ed Yvonne? L’aver messo un annuncio su www.hitchhikers.com per cercare qualcuno con cui condividere il viaggio.
Il sito si presenta così:
Autisti con spazio disponibile nelle loro auto e che abbiano voglia di farsi un paio di risate, una conversazione impegnata o un (piccolo) rimborso, cliccate qua per proporre un viaggio!
L’idea è Marius e Jasper che sono autostoppisti e Internet-surfers entusiast che ci raccontano che:
non abbiamo mai trovato un sito dove potessimo cercare un passaggio e offrire passaggi (quando decideremo di crescere e comprarci una macchina…), così abbiamo deciso di costruirne uno… precisamente il sito su cui siete ora!
Gli annunci sono molto semplici e riportano i dettagli del viaggio, i posti a disposizione, se si richiede di contribuire o meno alle spese, ed eventuali altre note. Da notare che gli annunci sono listati per data di partenza da quelli la cui data di partenza è più vicina a quelli più lontani. Sul loro sito possono lasciare richieste solo i motorizzati e non anche gli appiedati che cercano un passaggio, perchè a detta degli ideatori, solo i primi sanno con certezza i dettagli del loro viaggio e comunque i due, Marius e Jasper, hanno tante altre cose da fare che pensare ad implementare nuove funzionalità sul sito, il che mi pare cosa giusta e saggia.
Quando ogni tanto perdevo l’autobus che mi portava al liceo, tanto tanto tempo fa, facevo il dito, nel senso che sporgevo il braccio perpendicolarmente al corpo e tiravo su il pollice, in un gesto che avrebbe potuto sembrare di puerile auto-affermazione, ma che invece recava una muta preghiera: “Per favore fermati, che sono in ritardo. Per favore fermati, fermati e dammi un passaggio”. Questo è stato il mio massimo nel campo dell’autostop: casa-scuola.
Niente a che vedere con Ludovic Hubler, un ragazzo francese, che a 25 anni a deciso di partire in giro per il mondo facendo solo l’autostop, e che è tornato questo gennaio, ormai trentenne, dopo 5 anni di viaggio durante il quale non ha mai pagato un cent per il viaggio. Insomma il re degli scrocconi. Scherzi a parte, Ludovic ha avuto una bella costanza e coraggiose è vero che ha attraversato oltre 50 stati, pagandosi il trasporto per mare lavorando sulle imbarcazioni che lo avevano raccattato nei porti del mondo, vivendo con una media di 10 dollari al giorno.
Ecco alcuni numeri del suo viaggio:
0 – centesimi spesi per viaggiare
59 – paesi attraversati nei 5 anni di viaggio
170.000 – chilometri percorsi
1.300 – auto e camion che hanno dato un passaggio a Ludovic
20.000 (circa)– ore spese nelle stazioni di servizio aspettando un passaggio;
28 – ore aspettando un passaggio (massimo di attesa)
25 – secondi aspettando un passaggio (minimo di attesa)
5 e 1/2 – numero massimo di giorni con un singolo passaggio (per attraversare il Sahara)
1.700 – chilometri per viaggiare da Florianópolis in Brasile a Buenos Aires (passaggio più lungo)
20.000 – (circa) persone che hanno rifiutato un passaggio chiesto nelle stazioni di servizio
22.000 – foto scattate durante il giro del mondo
25.000 – euro spesi in 5 anni
0 – episodi di violenza subiti
7 – chili persi
1 – pianeta visitato
Il suo commento finale? “Mai più”
Il post su Road Junk Traveller.
La foto è di sloneczna.pictures.
Purtroppo il luogo comune che “su internet c’è tutto” è lontano dalla realtà. Internet è lo specchio sorprendente degli anni che seguono la sua comparsa, ma è incapace di riflettere con sufficiente dettaglio il passato. Questo per dire che volevo perdermi un po’ nelle foto dei pionieri dell’autostop, quando negli anni ‘70 il fenomeno era una vera e propria cultura giovanile.
Sono foto che mi affascinano molto, i grossi cartelli con le scritte di mete improbabili, lontanissime, o addirittura semplici indicazioni geografiche: Nord, Sud, Est… In quei cartelli c’è quasi sintetizzata la storia di una generazione, finalmente libera, ma che in fondo non sapeva dove andare veramente…