
In Africa ho visto le dune dell’Erg Chebbi che sono in Marocco a sud di Erfoud, poi il cratere dello Ngoro Ngoro e il parco naturale del Serengeti in Tanzania, dai suoi piedi il monte Kilimanjaro la cui vetta in alto sopra la pianura mi è stata indicata da una bella ragazza tanzana sul bus che mi portava ad Arusha.
In Europa ho visto la Camargue, le Cliffs of Moher in Irlanda occidentale, la Marmolada, il Monte bianco. In Asia e Sudamerica, nulla.
Bene e voi? Che meraviglia della natura avete visto in giro per il mondo e quale volete votare perché venga annoverata tra le Sette meraviglie naturali del mondo? Andate a questo sito e troverete tutte le nomination tra le quali potrete votare la vostra preferita. Potrete anche nominare altri luoghi non elencati e comunque trovare ottime idee per il vostro prossimo viaggio.
Ricordate lo scorso luglio quanto si parlò su TV e stampa di quella votazione globale che aveva definito le nuove Sette meraviglie del mondo da un punto di vista architettonico? E giù a lagnarsi del fatto che l’Italia aveva classificato solo il Colosseo. E’ chiaro che se 100 milioni di cinesi s mettono a votare per la Muraglia cinese per il Duomo di Orvieto o la cupola del Brunelleschi rimangono poche speranze. Ma tant’è. La stessa organizzazione ha ora lanciato questo nuovo contest mondiale. E le votazoni andranno avanti fino a 2009.
Io voterò lo Nogoro Ngoro o forse nominerò le spiagge orientali di Zanzibar. E voi?
Foto da maartenvtz’s photostream.

Dopo gli scontri avvenuti in Kenya in seguito alle elezioni del 27 dicembre, tramite un comunicato nel sito viaggiaresicuri la Farnesina consiglia di rimandare i viaggi nelle zone più a rischio a quando la situazione si sarà calmata. Speriamo presto, aggiungo io. Nel sito dell’Adoc si specifica che è possibile chiedere il cambio del viaggio o la restituzione della somma versata senza dover pagare penali per motivi di forza maggiore.
Ho viaggiato attraverso i luoghi che oggi sono al centro degli scontri non più di quattro mesi fa e il pensiero che oggi la situazione sia così drammatica non può lasciarmi indifferente. Il mio pensiero va a tutte le persone che ho conosciuto durante il mio ultimo viaggio; con questo post vorrei solo ricordare questo paese con l’auspicio che ritorni presto in pace. A Eldoret, il luogo dove proprio ieri è avvenuto uno degli incidenti più gravi, mi sono fermata per un po’ di tempo in un campeggio gestito da una gentilissima famiglia di origine indiana, in un momento in cui quasi nulla faceva presagire quanto sarebbe successo in questi giorni. Il posto si trova lungo la stada che da Nairobi porta, attraverso Nakuru, al confine di Malaba con l’Uganda ed è quindi un luogo di passaggio per tutti quelli che si recano via overland a Jinja, a Kampala o verso il confine col Ruanda, dove vivono gli ultimi esemplari di gorilla di montagna. L’attività principale della piccola cittadina è la produzione di formaggio (la Lonely Planet dice che se ne producono più di 30 varietà, anche se io ne ho potute assaggiare solo un paio, ottime) e, essendo il paese natale dell’ex presidente Daniel Arap Moi, Eldoret vanta addirittura un’università e un aeroporto internazionale (e una discussa fabbrica d’armi installata negli anni novanta di cui si chiede da tempo la chiusura). Scontri si sono avuti poi in diverse città e in vari quartieri di Nairobi, ma molto spesso le notizie dalle zone più remote del paese faticano ad emergere, in un luogo in cui dietro ai conflitti tribali si nascondono spesso interessi politici ed economici.
Senza volermi addentrare nei molteplici interessi legati alla labirintica politica africana, vi consiglio un blogger o due dal Kenya, per non dimenticare quello che sta succedendo in quel meraviglioso e travagliato paese e magari provare a osservarlo con gli occhi di chi lo vive.
La foto proviene dal mio album di viaggio ed è stata scattata non lontano da Eldoret.
Quarta e ultima galleria fotografica, da un viaggio in Africa nel 2006.
Continua a leggere: Galleria Fotografica del Capo di Buona Speranza
Durante il viaggio in Africa del 2006 ho trascorso un paio di giorni al Walkersons Hotel di Dullstrom, una piccola cittadina che dista poco meno di 300km da Johannesburg e 180km dal Kruger National Park.
In un paesaggio decisamente “inatteso” per il Sud Africa, poiché i colori ricordano un po’ quelli dell’Irlanda, questo hotel offre 24 cottage lussuosi inseriti in una splendida riserva di caccia e pesca che si perde a vista d’occhio.
Di seguito le foto del panorama che circonda il Walkersons Hotel.
Continua a leggere: Walkersons Hotel: un cottage nel verde di Dullstrom in Sud Africa
Galleria fotografica di una serie di 4, da un viaggio in Africa nel 2006.
Galleria fotografica di una serie di 4, da un viaggio in Africa nel 2006.
Continua a leggere: Galleria fotografica del Kruger National Park

Da sempre l’Africa è contornata da un’aura di fascino che, molto probabilmente, la rende unica in quanto a colori, profumi ed esperienze possibili di viaggio. Tra i simboli di questo continente spiccano il caldo, l’elefante e l’idea di safari; mi domando: come poter unire in un solo viaggio questi tre aspetti? Facile: un safari sul dorso di un elefante.
L’offerta di “cavalcare” il mastodontico pachiderma africano è offerta da Elephant Back Safari, un’agenzia che organizza safari a bordo di elefanti per singoli e gruppi, offrendo nel contempo la possibilità di visitare alcuni dei principali parchi e riserve naturali, sparsi su territorio africano. Tra le destinazioni ritroviamo Okavango Delta, Kalahari Desert, Moremi Game Reserve, le Victoria Falls e il parco nazionale Chobe, di cui Elena vi aveva parlato quest’estate.
Finita l’escursione, i viaggiatori potranno trovar ristoro e rilassarsi in 3 lodge o camp di lusso immersi nella natura.
La mia attenzione è stata carpita dalla claim sul homepage del sito: “Se puoi fare un solo Safari in vita, questo è quello che fa per te”. Come dargli torto…

Dopo avervi parlato ieri del Nakuru National Park, oggi vi racconto qualcosa di un altro parco del Kenya, la Samburu National Reserve.
Il parco prende il nome dalla popolazione che vive in questa zona del Kenya, i Samburu appunto, tribù semi-nomadi che si nutrono essenzialmente di carne, sangue e latte e di cui è possibile visitare alcuni villaggi appena fuori dai confini della riserva. Nel parco in particolare vivono alcune specie che non si trovano altrove, come la zebra di Grevy e la giraffa reticolata. Esistono, al suo interno, oltre a un paio di lodge super-accessoriati, diversi campi tendati (che vi risparmieranno la fatica di montare la tenda al vostro arrivo e vi permetteranno di dedicare più tempo al game drive). Nella foto vedete una leonessa arrampicata su un albero, cosa abbastanza rara (i “tree-climbing lions” di solito si trovano in alcuni parchi come il Queen Elisabeth in Uganda o il Lake Manyara in Tanzania) che ho avuto la fortuna di fotografare un paio di mesi fa.

Riprendo qui la rassegna dei parchi africani con il lago Nakuru, in Kenya.
Volete vedere centinaia di migliaia di fenicotteri raggruppati tutti insieme a formare un’immensa macchia rosa sulle acque di un lago? Sì? Allora il Nakuru è il luogo ideale. Mi era già capitato di ammirare grandi distese di questi animali, ad esempio in Namibia, nella splendida baia dei fenicotteri di Walvis Bay, o anche nel cratere di Ngorongoro, in Tanzania. Ma per quanto riguarda il numero di animali, niente è paragonabile a quanto visto nel Nakuru National Park.
Il parco è un santuario per la conservazione di diverse specie animali e vanta numerosi esemplari di rinoceronte bianco e nero (che potrete avvistare molto facilmente). A parte le gazzelle, gli impala, i waterbuck, sarà probabile scorgere nella vegetazione della savana giraffe di Rothschild, bufali, uccelli di ogni tipo, babbuini (che tenteranno ripetutamente di rubarvi il pranzo) e, se sarete fortunati, alcuni dei grandi felini.
Raggiungibile in svariate ore da Nairobi (la strada è molto “bumping”, ma è in fase di realizzazione una nuova via di collegamento con la capitale del Kenya. Si spera che per l’anno prossimo i lavori siano terminati, ma per ora, se non volete mangiare una quantità industriale di polvere o farvi inzuppare dalla pioggia battente, cercate perlomeno di viaggiare al coperto), il lago Nakuru si trova in prossimità dell’omonima città, i cui edifici purtroppo ne deturpano in parte il paesaggio. Comunque il parco è il più visitato dai turisti che si recano in Kenya dopo il Masai Mara, e, a giudicare dalla quantità e dalla varietà di animali che vivono al suo interno, è facile capirne il motivo.
La foto fa parte del mio album personale ed è stata scattata lo scorso agosto.
Chiunque abbia sperimentato nella sua vita almeno un safari in Africa sa quanto sia difficile e al contempo elettrizzante incontrare, durante un game drive, uno dei grandi felini, in modo particolare quelli più rari da osservare, ossia i ghepardi e i leopardi. A volte si è più fortunati e a volte meno, ma l’emozione di vedere, anche in lontananza, nella savana, il profilo agile di un ghepardo, è qualcosa che si fa fatica a spiegare. Se non si ha la fortuna di poter passare tanto tempo nelle piste di un parco africano scrutando l’orizzonte alla ricerca di una traccia, e si vuole comunque fare l’esperienza di avvicinarsi a questi splendidi felini, l’alternativa è visitare uno dei parchi privati in cui gli animali vengono mantenuti quasi allo stato selvaggio, pur essendo recintati e nutriti dall’uomo. Uno di questi è il Cheetah Park presso Otjitotongwe, in Namibia.
Il parco, di circa 250 ettari, ospita oggi 25 esemplari di ghepardo che è possibile vedere da vicino entrando all’interno dell’ampia area con un fuoristrada aperto, all’ora della cena, cioè quando gli addetti portano ai felini la carne. E’ possibile soggiornare in lodge oppure in tenda. Personalmente sarei propensa a consigliarvelo. Magari vi capiterà comunque di avvistare queste creature nel corso di un safari vero e proprio, ma qui se non altro potrete vedere i cuccioli da vicinissimo (magari mentre giocano coi cuccioli di cane del gestore del lodge). In più il parco si trova in una posizione strategica per chi viaggia in Namibia, sulla strada tra Okaukuejo e Opuwo: se avete appena visitato l’Etosha e vi state dirigendo verso il Kaokaveld non potete che fermarvi a dormire da queste parti.
Se vi dovesse succedere di attraversare la linea immaginaria dell’equatore, in Africa, oltre agli immancabili negozi e bancarelle di souvenir (in cui vi proporranno di acquistare di tutto di più a prezzi ampiamente negoziabili), troverete una bacinella col fondo bucato e un legnetto, con l’immancabile addetto all’esperimento del lavandino che, in maniera più o meno professionale, vi mostreràgli effetti della forza di Coriolis.
La vostra guida, in cambio di una ragionevole mancia, vi porterà circa venti metri a sud dell’equatore dove lascerà defluire dal buco sul fondo della bacinella l’acqua e vi farà notare come il bastoncino ruoti in senso orario. Poi vi condurrà alla stessa distanza a nord, dove il bastoncino ruoterà in senso antiorario, e infine si posizionerà sulla linea dell’equatore, dove il bastoncino rimarrà fermo senza compiere rotazione. Il fenomeno, dovuto alla rotazione della terra sul proprio asse, in realtà non è che di modeste proporzioni considerando le distanze in gioco (soltanto poche decine di metri sulla superficie terrestre), e la rotazione è influenzata da innumerevoli fattori, quali piccole imperfezioni della bacinella, la sua inclinazione, o anche movimenti impercettibili appositamente compiuti dalla vostra guida.
Però, che sia o no una bufala nel caso specifico, vale comunque la pena di fermarsi e dare un’occhiata, perlomeno perché non vi capiterà facilmente di avere una lezione di fisica tanto divertente lungo le strade dell’Africa, con tanto di rilascio di certificato (più o meno) ufficiale.
Ho scelto di mostrarvi questo filmato, tra gli innumerevoli che potete trovare su youtube, perché, al posto del classico bastoncino che ruota in senso antiorario (emisfero australe) o orario (emisfero boreale), l’esperimento è condotto su un fiore.

E’ descritto da alcune delle maggiori guide internazionali come uno tra i migliori ristoranti d’Africa, e tra i primi 50 del mondo (qui trovate una recensione della bbc): il Carnivore si trova nelle vicinanze di Nairobi, a Langata. Il piatto forte è il Maasai barbecue e il nyama choma, la pietanza tipica keniota a base di carne di capra. Ma per chi vuole provare piatti più particolari, qui si serve carne di cammello, struzzo e coccodrillo (di allevamento), ma anche di giraffa, gnu, waterbuck, zebra, hartebeest. Per una cena si spendono 30-45 dollari a testa (decisamente tanto per un ristorante in Africa, ma poco se pensate che è stato votato per ben due volte come uno dei migliori ristoranti del mondo).
Vi chiederete se ci sono andata? Certo che no! Da buona vegetariana ho preferito passare la giornata non molto lontano, dalle giraffe del Langata Giraffe Centre, tenuto dall’Africa Fund of Endangered Life (AFEW), dove questi bellissimi animali prendono il cibo direttamente dalle mani dei visitatori (e dove potete addirittura cimentarvi nel “doppio abbraccio”, nutrendo in contemporanea due dolcissime giraffe). E per cena, un’ottima alternativa vegetariana al Carnivore è rappresentata da uno dei tanti ristoranti indiani della capitale, come ad esempio l’Haandi o, perché no, da un pasto informale, un ottimo caffè direttamente dalle piantagioni del Kenya o un delizioso banana milkshake al Nairobi Java House.