Il Web ha ucciso Lonely Planet?

Un hashtag si aggira per il web, #lpmemories, invitando tutti gli amici, a quella che sembra essere la veglia funebre di un caro amico, che non è più. Ricordando i glory days, due generazioni di viaggiatori, salutano Lonely Planet, la vera e unica guida degli Autostoppisti Intergalattici.

Strumenti di viaggio

Quando la BBC nel 2007 acquistò il 75% della Lonely Planet, la mitica compagnia con sede a Melbourne in Australia, sembrava che il futuro di LP fosse assicurato per gli anni a venire. E la conferma si ebbe nel 2011, quando la BBC acquistò il controllo assoluto della LP..

Nessuno, fuori dalla stanza dei bottoni, si sarebbe aspettato quanto è poi accaduto nella primavera di quest'anno. La BCC che vendeva la LP ad un "americano del Kentucky". Anzi, più che di una vendita, si è trattato della svendita di una società, che aveva fatto registrare perdite per 80 milioni di sterline.

Con questi numeri, nessuna sorpresa che una delle prime mosse della nuova proprietà, la NC2 Media, sia stata quella di ridurre, di un terzo, la redazione della LP a Melbourne. Ma certo, l'ultimo annuncio della nuova proprietà, move to digital, passiamo al digitale, fa un certo effetto.

E anche se la dirigenza, fa sapere che non si tratta della rinuncia definitiva al mestiere di sempre, stampare guide cartacee, sono in molti ormai a credere che si tratti solo del primo annuncio, cui ne seguiranno altri nella stessa direzione, e che un'altra era stia per finire.

E, ironia della sorte, è stato il web ad uccidere LP. Lo stesso web su cui la compagnia australiana aveva puntato con forza, creando una delle più grandi ed attive community virtuali di viaggio degli ultimi 10 anni.

Ma alla fine, il modello di business scelto, il digitale di supporta alla carta, non ha retto alla prova dei fatti, con le vendite delle guide cartacee in costante e rovinosa caduta, dal picco di vendite fatto registrare solo nel vicino 2008. Un'altra prova, se la stessimo cercando, di come il tempo viaggi veloce nell'epoca del web.

E così, pur mantenendo parte delle proprie attività tradizionali (ma fino a quando?), la proprietà ha deciso che è tempo di convertirsi con più decisione al digitale. Inevitabile per gli economisti, una non-notizia per i viaggiatori più giovani, una brutta notizia per quelli che, con Lonely Planet in mano, per primi hanno battuto i sentieri della nuovo turismo globale.


Il primo libro Lonely Planet, "Across Asia on the Cheap", fu scritto e pubblicato da Tony Wheeler, un ex ingegnere della Chrysler, e da sua moglie Maureen a Sydney nell'ormai lontano 1973, dopo un lungo viaggio che dalla Turchia li aveva condotti attraverso Iran, Afghanistan e Pakistan, fino all'India e al Nepal. Scritto in modo personale e brillante il volume divenne in poco tempo un piccolo best seller in Australia e spinse la coppia di viaggiatori a scrivere "South-East Asia on a Shoestring" (la ormai celebre Yellow Bible), che resta uno dei libri di maggior successo di Lonely Planet. Il primo libro di Lonely Planet divenne in breve un punto di riferimento per i giovani viaggiatori attratti dal lungo itinerario via terra dall'Australia all'Europa. Wikipedia.

Leggi anche: Web e applicazioni hanno ucciso le guide di viaggio?

Via The Guardian.
Foto Jon Rawlison.

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