
Molti siti di turismo low cost incitano e raccomandano di non consumare nulla dal mini bar dell’albergo perché i prezzi sono astronomici; ho letto di un albergo a Venezia che offriva una bottiglietta d’acqua minerale alla modica cifra di 10 Euro. In effetti il mini bar per gli alberghi non è soltanto un servizio offerto ai clienti quanto un centro di profitto. La scelta di ciò che c’è nel mini bar dipende anche dall’indice di rotazione di ciascun prodotto, misura che decreta la permanenza o meno di un articolo nei mini bar di un albergo.
E così gli albergatori cominciano ad introdurre nuovi prodotti, adeguandosi ai nuovi stili di consumo. La prima novità è rappresentata dalle bevande sane, succhi tropicali o dietetici e stuzzichini di salmone affumicato. Un’altra novità è che alcuni alberghi offrono l’happy hour sui consumi del mini bar. A Londra, per esempio, ci sono sconti del 30% sui consumi dal mini bar effettuati tra le 22 e mezzanotte. L’ultima tendenza poi è di vendere nel mini bar sex kits o love box, ossia confezioni contenenti preservativi, olio e altri divertenti gadget. I prezzi variano dagli 8 ai 20 euro.
Queste sono tutte strategie che gli alberghi mettono in pista per contrastare i consumi ridotti del mini bar. Da un sondaggio condotta in Europa risulta che gli inglesi spendono relativamente meno di mini bar rispetto ad altri europei. Gli inglesi in vacanza spendono in media 17.29 sterline quando gli spagnoli consumano di mini bar una media di 23.86 sterline, i tedeschi quasi 23 ed i francesi circa 19.
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