Un viaggio a Los Roques: sì, no, forse...

Non sono mai stata in Venezuela e il mio controverso rapporto con gli aeroplani difficilmente mi permetterà di atterrare, un giorno, a Los Roques. Le descrizioni di un autentico paradiso marino non sono sufficienti per farmi dimenticare le tante notizie che ho letto, anche negli ultimi giorni, sulla pericolosità dei collegamenti aerei con il piccolo arcipelago del Mar dei Caraibi.

Per cercare di fugare ogni dubbio ho cercato qualche testimonianza in rete e mi sono imbattuta in quella pubblicata da Giuliana Gandini su Sailing and travel. Ho così scoperto che le isolette sono collegate a Caracas non solo da incerti e traballanti bimotori ma anche da aerei più stabili e sicuri (quelli della Aerotuy sarebbero abbastanza nuovi e controllati).

Purtroppo ho anche scoperto che secondo le fonti ufficiali venezuelane 57 aerei scomparsi nel nulla in 15 anni, ma all’arcipelago giurano che sono molti di più. Non un pezzo di lamiera, un salvagente, un sedile è emerso dalle acque cristalline profonde da 2 a 1500 metri.

Una sorta di oscuro triangolo delle Bermude da evitare con cura? Forse, però leggendo la descrizione dei luoghi un piccolo pensiero ad un viaggio in zona è impossibile non farcelo: serate in spiaggia con la chitarra ospiti delle posada bianche e azzurre, con l’immancabile amaca; nuotare tra le tartarughe, i pellicani che si tuffano sulle prede; pranzare con un raffinato picnic a base di pesce. Il tutto preferendo le posada non gestite da venezuelani, ma quelle a conduzione straniera.

Che ne dite, ci hanno convinto a partire?

Foto | Flickr

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