Cina: il popolo degli Hutong

Oggi iniziamo con piacere a pubblicare i travelogue di Simona, che poi da fine anno scriverà per noi dei diari di viaggio dal mare della Cina, partendo dalla Tailandia. E' un tipo di post molto piacevole da leggere e con molte gallerie di foto: ne avevamo fatto uno con Raimondo da Mauritania e Mali quest'anno e pochi giorni fa l'autore ci ha scritto dal Libano, per una seconda serie che pensava di scrivere nel corso della missione umanitaria per cui lavora adesso. Buona lettura a tutti: nei vicoli di Beijing con Simona!

Ecco la Cina, antica e moderna, tradizionale e sfacciata, che non regala certezze, se non le sue contraddizioni, offrendosi così, come se volesse dire “Prendimi! Qualsiasi cosa tu cerchi in me la troverai!” Ho potuto vedere le mille sfaccettature di questo Paese, impressionata dalle luci di Shanghai, le lanterne rosse di Pingyao, l’esercito millenario di Xi’an.

Scendo dall’aereo che da Roma mi porta a Pechino, catapultata in un nuovo mondo, cerco con gli occhi qualcosa che rispecchi il sogno, l’immagine che mi sono fatta della capitale imperiale, le sue antiche mura, i suoi innumerevoli templi, ma mi aspetta qualcosa di molto diverso, una grande città incompiuta, in attesa, spalmata di grossi edifici incolori, percorsa da fiumane di autovetture che circolano sulle arterie principali, cuore pulsante della città.

Man mano che mi addentro nel centro mi confondo piacevolmente tra la folla di persone, ragazze dalle code di cavallo strette da elastici camminano a braccetto, uomini vestiti di indumenti sbiaditi mi attraversano come se fossi trasparente, sui marciapiedi si allestiscono in fretta bancarelle straripanti di abiti a buon mercato o chincaglieria da pochi soldi.

Abbandono i viali e mi spingo in une delle numerose strade laterali…vicoli stretti, lunghi serpenti cinerei e bui, grovigli di cortili e viuzze. Sono gli HUTONG, quartieri diversi gli uni dagli altri, unico elemento comune: l’improvvisazione; innumerevoli villaggi scomposti, sudici, grigi, dai tetti pesanti, le pareti guaste, costruzioni piccole e in disfacimento, alternate da negozi inventati, ristoranti abbelliti miseramente.

Ho camminato per ore perdendomi nel tempo di queste strade, osservatrice affamata del “popolo degli Hutong”; bambini bellissimi, vestiti d’abiti semplici, camminano allegri, giocano con stracci bagnati, mi regalano sorrisi curiosi e sguardi interessati, donne indaffarate e cariche di pensieri ricambiano con indifferenza i miei goffi tentativi d’approccio, le occhiate poco lusinghiere degli uomini in strada non mi impediscono di spiare qualche porta lasciata aperta, di fare capolino all’entrata di un mondo che mi svela ancora una volta una Cina diversa, ancora una volta affascinante. Abitazioni piccole, piccolissime, dove si riuniscono famiglie numerose, locali imbrattati di bottiglie, cadente mobilia, pietanze abbandonate, occhi severi e offesi dal mio mancato riguardo.

Sento che non c’è aria in questi quartieri, solo un forte odore di urina e pesce guasto pervade i budelli maleasfaltati e il vociare degli anziani che giocano a scacchi e trangugiano birra fa da sfondo al cuore più autentico di Beijing. Vedete le altre foto nella galleria che segue!







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