Monti a Ryanair, imposte e contributi si pagano in Italia

Ala RyanairIl governo Monti ci prova. Prova a far pagare le imposte e gli oneri contributivi alle compagnie aeree, con base operativa in Italia, in Italia. Confusi? Provo a dirla in un altro modo: le compagnie aeree, con base operativa in Italia, devono pagare all'erario Italiano le imposte ed i contributi previsti dalla leggi italiane. Non è ancora del tutto chiaro? Di cosa si sta parlando?

Il 19 ottobre è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, il decreto legge 179/2012, ribattezzato decreto Sviluppo bis, già entrato in vigore; insomma è già legge. Come al solito, si tratta di "robba" per i soliti esperti, per gli azzeccagarbugli insomma. Ma leggendo tra le righe, qualcuno si è accorto, che in mezzo a tutti gli articoli di legge, per lo sviluppo dell'Italia, c'è ne è uno, un po' strano, che non tratta di sviluppo, ma di imposte.

Non solo è strano, ma è il penultimo (Art.37, comma 1 e 2), di fatto l'ultimo che innova l'ordinamento, in quanto l'ultimo (Art. 38), come al solito, stabilisce il periodo di entrata in vigore della legge. Come se fosse stato aggiunto all'ultimo secondo; un articolo last minute. Ma leggiamolo questo articolo di legge:

    1. Ai fini del diritto aeronautico, l'espressione «base» identifica un insieme di locali ed infrastrutture a partire dalle quali un'impresa esercita in modo stabile, abituale e continuativo un'attività di trasporto aereo, avvalendosi di lavoratori subordinati che hanno in tale base il loro centro di attività professionale, nel senso che vi lavorano, vi prendono servizio e vi ritornano dopo lo svolgimento della propria attività. Un vettore aereo titolare di una licenza di esercizio rilasciata da uno Stato membro dell'Unione europea diverso dall'Italia e' considerato stabilito sul territorio nazionale quando esercita in modo stabile o
    continuativo o abituale un'attività di trasporto aereo a partire da una base quale definita al periodo precedente. In deroga all'articolo 3 della legge 27 luglio 2000, n. 212, il presente comma si applica a decorrere dal periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2012.

Quindi vediamo; l'art. si applica, ad una compagnia area, con licenza di volo rilasciata da un paese UE, che ha sedi operative in Italia, che si avvale della collaborazione di lavoratori italiani. Insomma, stiamo parlando di Ryanair!

In soldoni, con questi due commi, il governo Monti cerca di far pagare le imposte a i contributi a Ryanair; non solo vuole che Ryanair paghi, ma che inizi a farlo da subito, anche per l'anno in corso. Per una volta la retroattività si applica anche ai primi della classe.

Ma non si deve pensare che Ryanair sia un evasore fiscale. Ryanair, le imposte ed i contributi, li paga, ma li paga in Irlanda, anche per quanto riguarda i lavoratori che prestano servizio nelle basi operative italiane. Perché? Perché in Irlanda le imposte sono molto inferiori che in Italia (mediamente si parla del 12% contro 37%). Come? Facendo firmare contratti di lavoro ai lavoratori italiani, in Irlanda.

Un trucco, un espediente per pagare meno; il che è lecito, se non si violano le leggi. Solo che ora, il governo prova a mettere una toppa, introducendo una nuova definizione di base operativa per i vettori aerei, nella quale non si fa alcun riferimento ai contratti di lavoro subordinato, e stabilendo, a chiare lettere, che chi ha basi operative in Italia, le imposte e i contributi li paga in Italia.

La norma, già ribattezzata "Norma Ryanair", è fresca, fresca, per cui è ancora da capire come andrà a finire; "robba" da azzeccagarbugli come dicevo. Prevedibili le rimostranze di Ryanair, che già in passato ha minacciato di uscire da un paese (l'ultima polemica riguardava la Spagna), a causa di norme, che di fatto impattavano la sua politica dei prezzi.

Personalmente mi aspetto che, dopo una serie di dichiarazioni e polemiche roventi, che metteranno ancora al centro dell'attenzione mediatica il vulcanico A.D. della compagnia, Mr O'Really (vedi anche l'ultima, sul cliente idiota), la novità avrà inevitabili ripercussioni sui viaggiatori, con un aumento del costo dei biglietti aerei, visto che mi sembra improbabile che Ryanair possa lasciare l'Italia, che ormai rappresenta il suo secondo mercato di riferimento, appena dopo la Gran Bretagna.

Dal canto suo il governo ha già fatto i propri conti, e da queste due commi, piccini, piccini, conta di ricavare 89,5 milioni di euro nel 2013 e 50,8 milioni di euro a partire dal 2014. Non proprio dei bruscolini, in un periodo difficile come questo.

Foto | Matt Cunnelly

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