Le strade e i viaggi della morte

Avete in mano un bel cornetto rosso? Qualsiasi altra pratica scaramantica è permessa. Sto per parlare di un tema un po' antipatico, quello della morte in viaggio. I viaggiatori abituati a viaggiare nei luoghi più remoti e con le modalità più avventurose sono soliti rimuovere questo problema. Che però esiste. Così noi lo affrontiamo con un po' di ironia. Come fa il blog RoadJunky, un blog per viaggiatori indipendenti e saccoapelisti che pubblica la classifica delle principali 10 cause di morte tra i backpackers.

Partirei dalla decima causa di morte: secondo RoadJunky, che non mi pare citi fonti troppo attendibili ma fa lo stesso, ogni anno muoiono 170 viaggiatori a causa della caduta sulla loro testa di una Lonely Planet o di una Rough Guide. Chi ne ha dimestichezza e ne conosce la mole in effetti non ne rimarra troppo stupito.

900 viaggiatori muoiono per la caduta in testa di noci di cocco (5a causa di morte). Poi ci sono cose più epiche come l'aggressione di bestie feroci o più tristi come la morte per Aids, Malaria, inotssicazioni alimentari, fino arrivare alla causa di morte regina: gli incidenti stradali.

Ci siete mai saliti su un pullman kenyano o su un taxi brousse senegalese con tanto di musica "sarracina" a manetta? Se sì allora è facile capire il perché dei 3200 morti annui. Se non ci siete mai saliti ve lo consiglio. Un po' rischioso ma assolutamente divertente.

A proposito: ho trovato un post sulle 10 strade più pericolose del mondo. Che dire... tutte fighe da morire!

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