Piena improvvisa: ultima puntata di un grande live blog

Ciao Francesco.
è finito il viaggione. Spero ti sia piaciuto. Io andro' a dormire per qualche settimana.
Mi dispiace, ma il virus della mia macchina fotografica è tornato fuori e non posso mandare foto.
Chiuderemo con un inno all'immaginazione.
Un bacio, ci sentiamo in Italia.
Rai

Ultime ore. Stasera l’aereo mi porterà via. Finito.
L’ultima settimana è la settimana dei saluti e dei
piccoli acquisti : i souvenir. E’ stato esattamente
cosi’. Arrivato a Mopti dopo il viaggio in Pinasse mi sono
fermato.
Le città, come sono belle ! Non credevo di essere cosi’
Woody Allen, am oil traffico, un po’ di smog, inquinamento
acustico, la frenesia dei procacciatori di clienti, un po’
di pericolo nelle vie sporche e scure, la puzza di fogna.
Mopti prima e poi Bamako, due città del Mali, anche se
Bamako non la si puo’ paragonare a niente.
Uno spettacolo di fastidio, polvere, congestione, una
miriade di taxi gialli e costosissimi, un’altro esercito
di camioncini scassati che suppliscono al servizio pubblico,
sapere dove vanno è complicatissimo. Il mercato è enorme
e senza regole : una signora frigge banane per strada
davanti ad un ambulante che vende dentifricio tra un negozio
di tessuti e uno di collane tradizionali, difronte, pesce
fresco e arance, poi Jeans Levis a 5euro, bougolan
tradizionali e riso con salsa a 40 centesimi. Poi gli
Ateliers : tutti gli scultori di ebano e ancora tutte le
bancarelle di feticci. Se fai del bene il bene ti ritorna,
questa è una delle regole animiste, quindi i sacrifici per
procacciarti buona fortuna sono spesso dei regali ai poveri,
ma se chiedi qualcosa di non troppo carino allora il
sacrificio diventa meno generoso e più complicato. Dove
trovo una testa di scimmia e il sangue di lucertola per fare
il mio sacrificio ? Al mercato dei feticci. Immagino la
mattina presto, quando le donne arrivano al mercato e
preparano il loro banco, tirano fuori e mettono in bella
mostra rospi morti e secchi, serpenti, bottigline di sangue
e succhi vari, le teste di scimmia che vanno alla grande,
teschi, gechi, zampe di gallina, scarafaggi enormi, capelli
di vergine e una miriade di cose che non ho capito.
Cambi zona, combatti control o smog e il sole caldo, vicino,
sempre presente e arrivi sul fiume. Tutto cambia. Il
traffico diventa un eco alle tue spalle e la gente, donne e
ragazzi, lava i panni e le pentole come nei piccoli
villaggi, qualcuno, con sapone e sciampoo si striglia usando
una spazzola bella dura. La differenza rispetto ai villaggi
è che non si vedono bambini fare il bagno. Qui si va a
scuola. Oppure se si è troppo poveri si va a chiedere
l’elemosina. I bambini o hanno la cartella oppure hanno un
piccolo secchio, spesso il contenitore di latta di una
conserva da un kg di pomodori. In questo contenitore i
mendicanti raccolgono tutto il cibo che trovano. Dopo un
po’ che mangi in uno dei ristoranti improvvisati per la
strada, capisci che non c’è bisogno che ti sforzi a
finire gli enormi piatti di riso o pasta, niente va buttato.
Quando ne hai abbastanza allunghi il piatto a uno dei
bambini che attende silenzioso e speranzoso alle tue spalle,
il bambino non sorride, afferra il piatto e cerca di
rovesciare il tutto dentro il suo contenitore veloce veloce,
perchè il Toubab è tenuto d’occhio e altri bambini
sono accorsi per spartirsi gli avanzi ; il primo fortunato
ha solo un secondo per prendere quello che puo’ e
scappare, il resto, 2 o 3 cucchiai viene spartito tra spinte
e sguardi aggressivi, ma sempre in silenzio. Il povero non
deve disturbare i clienti, questa è una regola globale.
Bamako ha grandi vie, ha una cattedrale cattolica e una
chiesa protestanten oltre alle moschee, ha moltiossimi
palazzi coloniali e una strada dedicata alla vendita di
telefoni cellulari, ORANGE, la compagnia francese va per la
maggiore.
Si vuole vivere bene a Bamako, si vuole ogni comodità.
Locali, locali, locali, barn ristoranti e dancing. Si balla
tutte le sere e se entri con un Toubab ci scappa la
commissione .
I tamburi battono, si balla, una ragazza di colore, grandi
labbra, grandi seni, scarnificazioni Peul alle tempie pesta
i piedi e muove in bacino davanti a te e dopo un po’ il
tuo amico di turno ti avvicina, ride complice, ti batte
lamano sulla mano, punta il dito verso la ballerina di
spalle e dice : « la vuoi ? ». A bamako si vende e si
compra, e niente ha un suo prezzo stabilito, prima si chiede
« lo vuoi » poi si comincia a discutere un accordo.
In tutto questo folclore, in tutta questa frenesia la vita
della gente è di una enorme banalità. Sempre attendere,
sperare e cercare. Sempre le stesse frasi per il turista,
sempre la famiglia, sempre lo stesso lavoro per pochi soldi
; tutti vogliono creare, sto conoscendo gruppi di ballerini,
di marionettisti, attori, musicisti, insomma si vive non
ostante tutto.
E non ostante tutto è la mia parola per questo paese.
Viaggiare in Africa vuol dire portarsi dietro un grande
bagaglio di miti, di paure e di visioni romantiche. Ogno
viaggiatore ha a che fare con quello che vede e con le
immagini che ha costrito prima di partire. Qualcuno diventa
critico e cinico, altri non guardano niente e corrono per
non cambiare idea, altri ancora hanno gli occhi innamorati e
dicono solo parole d’amore : « Qui la vita è bella »
« Qui sanno vivere » « Abbiamo tanto da imparare da
loro » Addirittura difronte a poche case di pescatori in
lamiera e paglia, nel nulla, ho sentito un italiano dire «
Qui la vita è facile, quando hai fame butti un’amo e
prendi un pesce. Loro non hanno problemi. »
Ci sono delle cose da imparare è vero, come in ogni
viaggio, in Africa più che in Spagna sicuramente, perchè
è più lontana da noi e la lingua, i miti, ogni
riferimento è nuovo e ci arricchisce, ma non c’è una
proposta.
Non ho visto in quel poco di Africa che ho girato la
proposta di un modello alternativo di vita, anzi. Vogliono
disperatamente essere come noi e aspettano solo una
possibilità. Chi ha soldi si compra una macchina veloce,
il cellulare e abbraccia una vita fatta di fretta e
iniziativa. Il mito del tempo inesistente, del vivere giorno
per giorno è solo una conseguenza della povertà e della
mancanza di prospettive in molti casi. Ci sono i pigri che
ci si trovano bene e quelli con iniziativa che si sentono
schiacciati.
C’è da imparare è vero. Imparare che si puo’ vivere
e a volte anche divertirsi senza un bagno, senza
elettricità, senza acqua calda, essendo cronicamente
malati di malaria e mangiando solo avanzi e poco più, e si
puo’ ridere e sorridere non ostante tutto.
Questi paesi mostrano un modo di vivere diverso, che pero’
è una scelta solo in parte ed è morente.
Non vedo un’enorme differenza tra le lunghe giornate pigre
di molti vecchietti sulle panchine della piazza centrale di
Polizzi o in qualche altro paesino delle Madonie e le
estenuanti e tranquille attese di questi africani.
Allora dove sono stato tutto questo tempo ? Sono arrivato
troppo tardi?
È già tutto sparito il mondo immune dal superfluo e
dalla vanità? Oppure sono arrivato giusto in tempo per
imparare ancora una volt ache la debolezza dell’umanità
è una e allo stesso tempo gustare un po’ della filosofia
di un mondo antico non ostante tutto?

Mentre divento nostalgico e il mio sguardo si fa languido
davanti alle strade piene di spazzatura e alle fogne a cielo
aperto, sento anche il bisogno di digerire. La mia testa è
piena. Immagini, storie, parole…ho bisogno di un po’ di
tempo per digerire tutto questo. Chi sa come fanno quei
perenni viaggiatori a non scoppiare.
Proprio ieri ho conosciuto un australiano mi ha chiesto «
da quando sei in viaggio ? » Senza darci importanza ho
detto « più di due mesi, e tu ?» « Io ho lasciato
l’Australia da 6 anni. » « wow ! e dove sei stato ?
» Ha alzato gli occhi al cielo “ Ovunque. Ma ora inizio
ad essere stanco, credo che questo sarà l’ultimo
anno.”
Un’altro viaggio nel viaggio sono tutte le tipologie di
viaggiatori che si incontrano.
Altre storie.

Ciao carissimi compagni di viaggio.
La domanda naturalmente non ha risposta, le storie rimangono
accennate, i posti solo sfiorati. Tutto rimane come sprone
per il prossimo viaggio.
Grazie di avermi accompagnato.
Grazie mille

Rai

Vota l'articolo:
Nessun voto. Potresti essere tu il primo!  
  • shares
  • +1
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE DONNA DI BLOGO