Piena improvvisa: live blog dal Mali - L'office du Niger

Rai di Pienaimprovvisa continua il suo strabiliante liveblog dal cuore dell'Africa. Leggete le puntate precedenti, a domani per le foto. La spennellata di oggi inizia così: "Passate più di due settimane , il Mali inizia a colorarsi di sfumature."

La bellezza del Niger acquista profondità cosi’ come i
generosi sorrisi. Inizio a capire i prezzi reali del cibo e
la giornata normale di un maliano. Scopro la loro
ingegnosità nel riutilizzare gli oggetti, la pazienza
enorme nell’aspettare che torni l’acqua o la corrente,
che parta il pulman, che arrivi un cliente, che la vita
porti fortuna e felicità. La continua speranza che riempie
ogni muscolo e la rassegnazione che riempie le loro risate.
L’enorme energia che si scatena nei balli e la
frustrazione di non avere modo, di non sapere come, di
essere chiusi come in prigione all’interno di questa
povertà.
Se parlo loro dei problemi reali, dei soldi,
dell’emigrazione, vedo degli sguardi volenterosi che
sguazzano nella confusione. Sono come mia madre davanti ad
un computer ; una nube si addensa nel cervello e da persone
intelligenti diventano bambini abbandonati.
Come si fa ad entrare in Europa ?
Me lo chiedono serenamente. Vogliono capire. Ma se provo a
spiegare seriamente le difficoltà e le motivazioni zntro
in un mondo troppo distante. Senza che lo dicano vedo nei
loro occhi la distanza e una domanda muta : « Ma perché
è cosi’ difficile ? » Poi mi guardano e più seri mi
chiedono « Per te è stato facile venire qui ? » Mi
sento un po’ in colpa, sorrido, gli dico si’, gli
stringo la mani. Sono felici che gli parli, che non abbia
fretta « I toubab italiani sono i più simpatici,
campioni del mondo ! »

Numa, un uomo di 35 anni di dice che è un regista e sta
preparando uno spettacolo con i ragazzi del suo villaggio,
una leggenda Bambarà sul matrimonio. Vuole mostrarmi
qualcosa. Organizza una prova aperta per me e per Alberto,
il missionario che mi ospita. In mezzo alla strada, con i
bambini che giocano a calcio, e gli amici che passano e
salutano, recitano 2 scene. Tutto in Bambarà naturalmente.
In questa atmosfera totalmente casuale sono serissimi.
Parliamo e Alberto gli dice : « perchè non fate qualcosa
sull’office du Niger ? » Si mettono a ridere, si
scherniscono, quasi imbarazzati, come se gli avesse proposto
di parlare di un argomento piccante tipo sesso o donne. Ma
l’office du Niger è la loro vita .

C’era una volta l’office du Niger.
In pieno colonialismo francese, un ingegnere scopre che la
zona che va da Segou fino quasi a Timbuctu è solcata da
bracci secchi del Niger. Il fiume nei secoli aveva cambiato
il suo tragitto lasciando letti e affluenti secchi dietro di
se.
Ecco l’idea : con un enorme lavoro di dighe e canali
inondiamo questi bracci secchi e irrighiamo una enorme
superfice di terreno fertile particolarmente adatto al
cotone. Cosi’ la mettiamo in quel posto agli inglesi.
Spiegano il progetto ai maliani, ed io ora conosco lo
sguardo che questi gli avranno restituito : « Dighe,
canali, lavoro, cotone ? Ma perchè è cosi’ difficile ?
»
Allora i francesi smettono di parlare e reclutano un po’
di schiavi per iniziare i lavori. Nasce l’office du Niger.
Uno stato nello stato. Con il proprio esercito, la propria
zona amministrativa, tasse eccetera.
Accanto alle case di fango dei paesini nascono costruzioni
in mattoni che servono da uffici, da magazzini, dormitori,
fabbriche. Un raggiante futuro aspetta questa zona !
L’office du Niger pensa a voi. Assume molte famiglie
nell’amministrazione e poi da le terre in concessione. Il
raccolto è dell’office, ma a nessuno manca un tetto e
cibo in tavola.
Poi arriva l’indipendenza. Questa benedetta indipendenza.
Le cose iniziano ad andare male. I lavori per aumentare la
zona d’irrigazione si fermano. Il cotone è troppo
costoso e si tramuta la coltivazione in risaie. L’office
assume sempre meno gente. Soluzione : Privatiziamo.
L’office du Niger diventa privato ed è il colpo di
grazia.
A Kolongo, dove mi godo la prova aperta in Bambarà, si
vedono vecchi magazzini con il tetto sfondato e la scritta
scolorita che reita : office du Niger. Oggi solo 2 famiglie
sono assunte direttamente in tutta Kolongo.
La zona, coltiva esclusivamente riso da troppi anni e la
terra non ce la fa più. Ecco i concimi chimici per
continuare a fare riso, rimanere poveri e inquinare il
fiume. Con i concimi un ettaro produce 60 sacchi. 25-30
sacchi sono la tassa per l’office, altri 15-20 per il
concime e qualcosa per la famiglia, a volte non si riesce a
mettere niente da parte per venderlo al mercato.
Numa mostrandomi tutti i denti mi dice « soffriamo molto
quest’anno, c’è stata troppa pioggia e le dighe
dell’office hanno fatto entrare troppa acqua nei campi, ha
danneggiato il raccolto. In più qui in Africa non arrivano
i concimi migliori e abbiamo dovuto usarne uno che ha
avvelenato molte piante. Questo raccolto invece di 60 sacchi
a ettaro ne abbiamo prodotti 24. »
Per fortuna vengo a sapere che il Giappone ha deciso di
mandare un aiuto concreto. Ha regalato al Mali i concimi di
cui ha bisogno. Il Mali ricevuto i concimi non sapeva dove
metterli. Ha pagato un privato per costruire magazzini e per
stoccare i concimi, un altro privato per trasportare i
concimi ai contadini e poi ha pensato di farsi pagare una
bustarella. Risultato : il contadino ha pagato il concime
giapponese allo stesso prezzo di sempre.
Il sorriso di Nume arriva alle orecchie mentre mi dice «
Domani accompagno il moi vicino in banca a chiedere un
prestito, se siamo in 2 a garantire è più facile che
glielo accordino. Deve pagare la tassa all’office. »

A Segou, quartier generale del vecchio, decrepito e avido
office, è iniziato il Festival. Dalla mattina alla sera
musica, teatro, marionette, bancarelle, cantastorie e tanti
tanti turisti. Fino alle 3 del mattino a ballare, i piedi
nel fiume. Sempre questo fiume forte, bello, malato,
limpido, io, gli americani del peace corpe, i francesi
onnipresenti e tanti ragazzi della zona, tutti a ridere e
battere i piedi al ritmo dei tamburi perchè se c’è la
musica va tutto bene, se i corpi sudano siamo sani, se il
moi bacino si muove a tempo posso dormire sereno.
Si’, il Mali sta bene, qui non ci sono guerre, niente
bambini con il ventre gonfio, niente fondamentalismo. Un
italiano di Udine che ha qui una pizzeria e un hotel mi dice
« In Mali ci sono i soldi, ci sono un sacco di soldi » E
io penso alle più grandi miniere d’oro del mondo, penso
a decine di anni di lavoro dell’ONU, UNICEF, ONG, UE.
« Gli americani hanno costruito qui la più grande base
militare dell’africa occidentale. Ora ci sono un sacco di
soldi in Mali, non sai quanti soldi. »
Ecco i missili che portano ricchezza.
Buttiamoci a ballare, è troppo difficile risolvere queste
vite, riuscire dall’acqua, dal lavoro e dalla terra a
tirare fuori qualcos’altro oltre la fame, capire a cosa
sono servite le tasse, il lavoro e la morte di tanti
schiavi.
E’ più facile che il grano cresca dalla bocca di un
fucile e il pane cuocia in un mortaio. L’abbiamo creato
noi un mondo che funziona cosi’.
Ed è per questo che l’africano che ancora appartiene al
vecchio ordine mi guarda perplesso e mi chiede, spiegami,
che bisogna fare per non essere poveri ? Non basta il
lavoro, non basta la pace, non basta l’oro, non basta la
terra e l’acqua, non basta la democrazia.
Mi si dipinge sul viso il suo stesso sguardo, gli stringo le
mani e penso « perché è cosi’ difficile ? »

Vota l'articolo:
Nessun voto. Potresti essere tu il primo!  
  • shares
  • +1
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE DONNA DI BLOGO