Renata in Sud America: Un viaggio in barca

Ecco il racconto di Viaggio che ci ha spedito Renata dopo l'annuncio per la ricerca di nuovi blogger qui a Travelblog. E' uno dei primi che pubblichiamo, insieme a quello di Raimondo arrivato ormai alla sesta puntata. E' una lettura un pò diversa da quella delle solite nostre segnalazioni, che ne dite voi lettori? Volete mandarci altri scritti di viaggio con le vostre foto dai posti piu' o meno sperduti del mondo? Intanto avremo un racconto dalle Amazzoni brasiliane sul prossimo numero del nostro magazine Permalink.


Dove andare la prossima volta ? Questa e’ la domanda che mi pongo ogni volta che sono di ritorno da uno dei miei viaggi in capo al mondo, come li chiamo io. Non sono mai paga, la sete di scoprire, di fare nuove esperienze e’ piu’ forte di quel vuoto che ti lascia il tornare da un viaggio stupendo, pieno di conoscenze interessanti e scoperte culturali. Dove voglio che il mio cuore batta la prossima volta ?
La scelta e’ caduta sul Peru’, il solito giro turistico, Lima, Cuzco e il Macchu Picchu, Lago Titicaca, Arequipa, Paracas e Lima. Pero’… pero’ no, questo a me non basta, un salto in Amazzonia voglio proprio farlo.

E cosi’ mi ritrovo a Lima cercando un mezzo di trasporto per Iquitos, la cittadina dove il Rio Marañon e il Rio Ucayali si incontrano per formare il Rio delle Amazzoni dei miei sogni. Non ci sono strade che portano ad Iquitos, troppo immersa nella Amazzonia peruviana. Potrei andare in aereo, ma l’aereo ti toglie tutte quelle emozioni che si provano ad arrivare via terra, al lento avvicinarsi alla meta, al vedere il cambiamento dei colori, delle case, delle persone. Mi parlano di una « lancha » che percorre il Rio Ucayali da Pucallpa ad Iquitos 1000km in 5 giorni, non voglio sapere alcun dettaglio, gia’ sento mio questo viaggio, nessuno mi puo’ trattenere, non farlo sarebbe una ferita.

E cosi’ mi ritrovo su di un volo da Lima a Pucallpa, un’oretta sorvolando le Ande innevate e l’inizio della foresta, le anse del fiume che tra poco navighero’. Il primo approccio con l'area amazzonica del Peru' sono i "motokars", delle motorette con dietro un sedile su cui puo' starci di tutto, un numero indefinito di persone e cose. Sono fenomenali, seppure stracariche hanno una ripresa in salita incredibile, vanno come pazzi, hanno degli ammortizzatori che noi ci sognamo (le strade dire che sono disconnesse e' dir poco!), e costano pochissimo. Mi ritrovo in centro alla citta’ a pranzare con omelette de verdura y cervina frita con tam tam (insomma omelette casalinga e spigola fritta con riso e fagioli). Mentre mangio arrivano varie indios a vendere i loro manufatti. Guardo i braccialetti, faccio qualche compera e alla fine offro qualcosa da bere e da mangiare alla signora e a sua figlia; inimmaginabili ed indescrivibili gli occhi della bimba davanti ad una Coca Cola e del buon cibo. Il sorriso delle bimba indios davanti ad un piatto pieno di cibo non si puo’ spiegare, solo chi ne ha visto uno simile puo’ comprendere le emozioni che ti da’.

Mi dirigo al porto, a cercare una « lancha » che mi porti a Iquitos. Sono le 4.30 del
pomeriggio e scopro che c'e' la Henry III in partenza alle 5pm. Il porto sembra un formicaio, mille uomini che caricano mercanzia, che vendono "bebidas y comida" (mangiare e bere), che ti aiutano a trovare un posto sulla lancia in cambio di qualche "soles" (spicciolo), che ti vendono le amache se ne sei sprovvisto. Il passaggio in lancha prevede vitto e alloggio, cioe’ un aggancio per la tua amaca, e i pasti che mangi dalla tua scodella e con il tuo cucchiaio. Di acqua non se ne vende, e’ un bene troppo prezioso da queste parti. Ci si deve accontentare di Inka Cola, la bevanda gialla fosforescente che qui e’ piu’ famosa della sua cugina americana.

La Henry III non e’ nient’altro che una chiatta che naviga a filo d’acqua. Una stiva immensa e stracolma di ogni genere di mercanzia, al primo piano un grosso stanzone che accoglie almeno 300 persone, le loro amache e i loro beni, ed infine il tetto, da cui ammirare il fiume o le stelle. Camarote non ce ne sono (letti in cabine), allora compro la mia cara amaca e mi faccio aiutare a piazzarla in mezzo ad altre cento. La lancha parte in ritardo, ma cosa vuole dire un’oretta quando mi aspettano 5 giorni di viaggio su questo fantastico fiume ? A dire la verita’ ho una certa paura, cosa faro’ per 5 giorni, sola, io, l’amaca, qualche libro e null’altro se non un fiume interminabile ? Alla mattina del primo giorno mi sembra di impazzire Ma poi ecco che avviene il mutamento tipico di questo tipo di viaggi in comune. Si inizia con dei sorrisi, poi un « hola », un « buenos dias », ed ecco che ti ritrovi a parlare con i tuoi vicini. Non ci sono altri turisti sulla lancha, solo peruviani di tutti i tipi, piu' o meno giovani, piu' o meno acculturati, con mille motivazioni diverse per trovarsi su questa barca. Il viaggio di piacere, quello di lavoro, quello per tornare a casa, il ritorno a scuola dopo le vacanze…il signore gentile, la signora con la scimmietta, i vari signori che attaccavano bottone incuriositi da me: una gringa (cosi' chiamano le persone dalla pelle bianca) che viaggia sola, che ha 26 anni, che non ha figli, non e' sposata e non e' nemmeno fidanzata (soltera sin compromiso). In poche ore mi conoscono tutti, diventiamo come una famiglia, condividiamo il cibo (i peruviani possono non avere niente ma quel poco che hanno lo dividono con te), le amache, i racconti, i bagni/doccia (l'acqua della doccia e del lavandino e’ presa direttamente dal fiume…), il sudore, il freddo di notte (se di giorno fa un caldo afoso incredibile, di notte fa freddo ad agosto), e tutto cio' che possono essere 5 giorni di vita in comune. E' stata una esperienza incredibile, fuori dal mondo, dal punto di vista umano ti lascia tanti frammenti di vita, sorrisi, gesti, parole, tante domande e poche risposte...

Il Rio e' fantastico, non fosse che e' la pattumiera dei viaggiatori: infatti li’ viene buttato tutto cio' che non serve, dalle bucce di banana alle bottiglie della Inka Cola, e' un peccato! Le rive sono popolatissime, da una parte la selva entra direttamente nell'acqua, dall'altra ci sono delle spiagge, insenature, ed e’ li che vivono gli indios, hanno le loro case, coltivano, pescano e alcuni hanno persino un campo da calcio! La lancha e' l'unico mezzo che gli abitanti dei villaggi lungo il fiume hanno per spostarsi e per mantenere i contatti con il mondo esterno, per cui con essa trasportano ogni bene, dai caschi di banane da vendere al mercato di Iquitos, agli acquisti per la stagione, alle erbe medicinali, alle sedie e i tavoli della scuola, persino le auto!

Dopo due giorni in lancha gia' conosco cosi' tante persone che non ho un momento libero: sdraiata nella mia amaca un andirivieni continuo di persone, che vogliono parlarmi, conoscere come e' l'Italia, come si vive, come mai viaggio sola, quanti giorni di « lancha » ci sono per arrivare a casa mia.

Le notti sono limpidissime, il tetto della lancha perfetto per vedere le stelle, la croce del sud, per ammirare le sponde del fiume, le luci intermittenti ad indicare al capitano che a riva c’e’ qualche passeggero in attesa della barca.

E dopo 5 giorni e 4 notti, il fiume diventa sempre piu’ ampio, e’ l’annuncio del nostro prossimo arrivo ad Iquitos, la capitale peruviana dell’amazzonia. Molti dei compagni di viaggio sono gia’ scesi lungo il percorso, ho gia’ salutato la nonnina che mi ha coccolata come una nipotina, gli adolescenti allegri e spensierati, i bambini a cui ho insegnato delle parole in italiano ed inglese, le stelle e la geografia.
Lo sbarco e’ triste, un altro viaggio e’ terminato. Lasciare questa barca che mi ha tenuto compagnia, che mi ha cullata, allietata, trasportata fino alla mia meta. Cosa viene ora ? Cosa mi devo aspettare dall’Amazzonia e dal Peru’ ? Non sono mai paga, la sete di scoprire, di fare nuove esperienze e’ piu’ forte di quel vuoto che ti lascia l’arrivo da un viaggio stupendo, pieno di conoscenze interessanti e scoperte culturali. Dove voglio che il mio cuore batta la prossima volta ?

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