Piena improvvisa: live blog dal Mali

Ciao Francesco,

il software della mia macchina fotografica si è presa un virus. e non riesco più a scaricare le foto. Non c'è solo la malaria da cui difendersi. Non so proprio se riusciro' a risolvere il problema, perchè io non sono esperto di queste cose e qui non so a chi rivolgermi.

Ecco la nuova puntata del diario di viaggio di Raimondo Pienaimprovvisa, giunto dalla Mauritania a Bamako in Mali. Per le puntate precedenti, cliccate sulla categoria Mauritania.

Signori, il Mali !

Alleluia !

La Mauritania mi aveva veramente provato e iniziavo a
diventare nervoso, lo vedevo da come rispondevo ai petulanti
bambini che intonano incessantemente il loro canto :
«Messier, cado ! »
Un taxista si è preso gli ultimi Oughia che mi erano
rimasti per portarmi a Nioro, la prima città del Mali. Poi
non trovando altri clienti ha iniziato a cercare qualcuno a
cui scaricarmi.
Dopo due ore ecco la macchina che fa per noi. Due ragazzi
stanno portando dalla sua famiglia, a Nioro, una donna
malata. La malata dietro a lamentarsi e noi tre ammassati
davanti. Due ore di chiacchiere con i ragazzi e finalmente
NIORO . Che boccata d’aria! La Vita! Gli Alberi! Che
bello! Quant’è che non vedo un albero? Dico uno di
quelli con le foglie verdi, che fanno ombra ; non quei
secchi scheletri pieni di enormi spine.
« Ma che cresce su questi alberi ? Sono stuzzicadenti ! In
questo paese che non offre niente, niente, da mangiare gli
alberi producono stuzzicadenti. » Albert Londres
La città subito appare come una…città. Non come un
agglomerato di case nate lungo una strada. C’è gente !
L’aria, l’atmosfera è diversa, qui si vive . Stiamo
andando a portare la malata a casa. Incrociamo delle ragazze
O Dio ! Che bellezze. Ma sono stupende. Non sono tutte
paffute come in Mauritania e hanno uno sguardo civettuolo
che stordisce. Arriviamo davanti alla casa e la donna stesa
su una coperta si lamenta come una vera malata e si rifiuta
di alzarsi. La coperta diventa una barella, la solleviamo da
tutti i lati, io prendo il moi angolo.
Appena superiamo la porta si apre un grande atrio circondato
da costruzioni basse di sabbia. In mezzo due tende che fanno
una da sala da pranzo e una da dispensa, in fondo ci sono
asini e un recinto con capre e agnellini minuscoli, una
trentina. Da una parte un muro crollato mette in
comunicazione un altro atrio dove ci sono panni stesi ad
asciugare. A rendere tutto piacevole sono due enormi alberi
che con la loro ombra disegnano lo spazio. Che bellezza !
Dopo tutta questa sabbia, questo vento e queste mosche, un
luogo piacevole, un ombra vera.
Ci sediamo mezzi stesi sui piccoli materassi. Parliamo . Le
donne mi parlano ! Wow ! Non mi guardano spaventate come in
Mauritania ma mi sorridono, una mi porge anche la mano.
Oddio, ho toccato la pelle di una donna. Era un mese che non
accadeva. I bambini si fanno fare le foto e giocano con me ,
una ragazza entra e prende un bastone. Minaccia una bambina,
fa una scenetta. Rido, ridiamo. Il cuore finalmente si
alleggerisce. Ora capisco cosa mi stancava tanto della
Mauritania. Non vorrei più andarmene da questa casa e
infatti mi chiedono di rimanere. Mi dicono “Abbiamo una
stanza“. Me la fanno vedere, è il loro sgabuzzino, pieno
di cose ammassate. « La sistemiamo se vuoi restare ».
Accetto.
La sera quando torno è diventata una stanza : c’è un
vero letto, non solo un materasso, e anche un tappeto in
terra. Ancora un po’ di cianfrusaglie ammassate da una
parte. Dico « è fantastico ! » e in quel momento passa
un’ombra tra le mie gambe e si getta tra le cianfrusaglie.
Penso a uno dei grossi gechi che vedo ovunque ma Mohamed che
parla francese mi dice « souri ». Io dico « souri ?
». Lui « Souri » e ride, io « souri » e rido,
tutti dicono « souri » e ridono. C’è un topo nella
mia stanza. Puntualizzano. « Ils n’y a pas boucoup » .
Ci sono pochi topi nella mia stanza.
Ho finito di formulare questo rassicurante pensiero quando
sento una zanzara nell’orecchio. E questa sara sana ?
avrà la malaria o la Febbre Gialla ? Tiro fuori la
zanzariera e con Mohamed la montiamo. Ho una camera
meravigliosa. Resto qualche giorno a Nioro.

Spesso chi scrive qualcosa del Mali prima o poi fa
riferimento al carattere autoironico della gente. Non è
una cosa comune da dire di un popolo. Ho notato subito che
sono pronti allo scherzo, ma quello che ho visto gli
conferisce il primo premio.
Il 20 Gennaio è stato il 46esimo anniversario delle forze
armate. Dal giorno prima si sentivano detonazioni di fucili,
e piccoli mortai. Le prove. Che palle, la solita sfilata di
carriarmati e tutti a guardare come sono belli i missili. Il
giorno della festa arrivo al campo da calcio che sta di
fronte all’entrata della caserma. E’ stracolmo di gente.
Il campo, di terra, è circondato da alberi, l’ombra di
un albero diventa la tribuna, ci stanno i grandi, ragazzi e
bambini al sole. Girano ai margini del campo i militari in
divisa mimetica, non hanno armi, tengono in mano la cinta
dei pantaloni con la quale picchiano o minacciano i bambini
che si spingono in campo. Cosa devono proteggere ?
Sul campo ci sono 22 donne che giocano a calcio. Belle
paffute le più, con i famosi sederi abbondanti di questa
regione, caracollano dietro al pallone, scivolano, si
placcano, mancano la palla e regalano uno spettacolo
esilarante. La folla ride ad ogni sedere che cade nella
polvere. Ma chi sono ? Mogli dei cadetti contro moglie degli
ufficiali.
Finita la partita ne incomincia subito un’altra : palla a
mano, ufficiali contro cadetti. Se la ridono come pazzi, si
placcano cosi’ a lungo che la presa diventa
un’abbraccio, un ragazzo si aggrappa ad un altro,
l’altro scivola via, lui gli prende un piede, lo fa cadere
gli toglie la scarpa e la butta via. Tutti ridono. Non è
finita. Dopo la partita appaiono 9 sedie in campo. 10
concorrenti corrono a sedersi, uno rimane fuori, fino a
eliminare tutti tranne uno. I giochi delle elementari. Sono
incredulo. Siamo tutti ipnotizzati dal gioco, ci si spinge
per vedere meglio, io combatto per fare le foto. Segue la
corsa coi sacchi e infine i cadetti in divisa marciano al
centro del campo, stendono le loro coperte, si spogliano, si
mettono in pigiama e si stendono facendo finta di dormire.
E’ iniziato lo spettacolo che racconta una giornata tipo
in caserma. Non posso crederci. C’è il secchione,
c’è lo stupido, l’aggressivo e c’è il furbo (non
troppo) che di notte fugge e va dalla fidanzata in città.
Tutto è estremamente ridicolo. Si vede che hanno provato,
ci sono dei tempi comici veri, delle scenette che ricordano
Amore e Guerra di Woody Allen. Sono in estasi, a questo
esercito potrei unirmi! Altro che le sfilate ai fori
imperiali.
Gli unici fucili che si vedono vengono caricati e scaricati.
Le detonazioni arrivano dagli alto parlanti e servono a far
saltare il pubblico che poi dallo spavento si mette a
ridere.
Questo esercito sta dicendo che è tutta una farsa, che la
divisa è falsa che tutti lo sappiamo che siamo deboli
poveracci che è solo un gioco delle parti. Questo popolo
amerebbe Pirandello e De Filippo.
La sera Ibrahim (conosciuto al mercato) mi invita a mangiare
a casa sua, vuole farmi conoscere le sue due mogli. La madre
della mia famiglia mi dice che non puo’ lasciarmi andare
perchè ora sono come suo figlio e se mi succedesse
qualcosa lei starebbe male. Alla fine porto Ibrahim a casa e
dopo che la mamma lo ha conosciuto ottengo
l’autorizzazione. In casa non c’è l’elettricità,
ma alla tv non si rinuncia e la batteria della macchina
viene collegata alla spina in qualche modo e ci guardiamo il
telegiornale, i ministri e il capo dello stato fanno
discordi seriosi per festeggiare l’anniversario
dell’eserito, si vedono immagini di marce e fucili. Il
gioco delle parti continua e tutti sappiamo le regole.
Parlando ormai un perfetto francese dico a Ibrahim «
C’est geniale »

  • shares
  • Mail