Gap year, indipendenti e organizzati

Il bello di nascere in una modesta famiglia di provincia italiana è che quando hai 18 anni la mattina si stava più in spiaggia che a scuola. Il bello di nascere in una buona famiglia anglosassone, meglio se inglese o australiana, è che quando hai 19 anni e hai appena finito l'esame di maturità i genitori invece di stressarti con la scelta della facoltà universitaria e con gli out-out tra mettersi a testa bassa sui libri o andare a lavorare in fabbrica, ti spediscono dall'altra parte della terra a fare esperienza di vita, a conoscere altre culture. E' l'istituzione del gap year. Mi ricordo che vidi una volta le immagini del Principe William in una fattoria dell'ouback australiano, a cavallo a fare il mandriano.

A togliere un po' di romanticimso a questa cosa sono arrivati come al solito i tour operator specializzati. Guardate questo ad esempio, si chiama RealGap e il suo sito, comunque, fa sognare: un anno a lavorare nell'ouback australiano, 6 mesi ad insegnare inglese nelle scuole del Kenya o del Ghana, 2 mesi ad insegnare calcio negli Stati Uniti e tante altre idee. I gap day all'istituto tecnico erano belle avventure ma qui siamo su un altro livello.

Ad ogni modo qualcosa del genere si sta diffondendo anche in Italia. Conosco diversi ragazzi e ragazze che hanno fatto viaggi simili. Ad esempio ci sarebbe il blog di viaggio di questo mio amico che il suo mezzo gap year lo ha fatto in Australia: ha lasciato un lavoro sicuro, una ex-fidanzata che lo stressava, i sabati sera in discoteca ed è partito per Sidney. Laggiù ha fatto il cameriere e il facchino, ha convissuto in appartamenti fatiscenti con coreani, polacchi e italiani, ha girato in camper mezza Australia e ogni tanto scroccando connessioni wi-fi in giro faceva anche tele-assistenza per la sistemistica dell'ufficio dove lavoro. Dopo 3-4 mesi è tornato, più sveglio, più curioso, con un buon inglese. Tranquillo, tranquillo si è fatto riassumere nell'azienda dove lavorava ed ora però gira il mondo a fare corsi di formazione a tecnici cinesi, algerini, estoni e chissà cosaltro. Mi ricordo le risate con i lacrimoni quando mi fece leggere questo post...That's incredible guy!

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