Una manyatta a Cremona

Per arrivare al cuore di una manyatta masai, uno spazio di non più di 2 metri quadri, occorre percorrere qualche metro chini all'interno di un corridoio tappezzato di sterco di vacca, largo all'incirca 50 cm. Quando arrivai nella sala centrale della manyatta e salutai i quattro uomini che sedevano attorno al piccolo fuoco ebbi l'impressione di essere diventato piccolissimo ed essere entrato in un alveare di api. Non parlavano inglese e il suono musicale e nasale della loro lingua era così surreale tanto da darmi l'impressione di essere un novello Gregor Samsa . Era luglio. Ma eravamo in alto ed era freddo e fuori c'era una nebbia molto fitta.

A settembre il fotografo cremonese Manuel Scrima andrà in Africa e seguirà un gruppo di donne masai nella costruzione di pezzi trasportabili di manyatta che poi verranno trasferiti in Europa e rimontati all'interno di sale da esposizione.

Un'iniziativa che da un lato vorrebbe mostrare questo universo stretto, fumoso, sotterraneo dell'abitazione dei nomadi della Rift valley, aspetto sconosciuto al nostro immaginario dell'Africa fatto di spazi immensi, cieli alti e savane. Dall'altro, scopo della mostra è quello di riscoprire la comunanza umana con una delle popolazioni in assoluto culturalmente più lontane dalla civiltà occidentale. Possibile? Forse.

Per il momento si può iniziare con un visita alla mostra di Cremona, Terre d'Africa ospitata a Palazzo Comunale (Sala degli Alabardieri e Sala dei Decurioni. L’evento è stato prorogato fino al 7 agosto 2006 (ingresso libero dal lunedì al sabato dalle 9 alle 18, la domenica dalle 10 alle 18).

Successivamente ‘Terre d’Africa’ sarà allestita in altre città italiane per approdare in autunno inoltrato a Dublino, sede centrale di ICROSS l’associazione umanitaria non governativa operante nella Rift Valley kenyota.

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