Tassa Airbnb, Consiglio di Stato accetta il ricorso

LONDON, ENGLAND - AUGUST 03: The Airbnb logo is displayed on a computer screen on August 3, 2016 in London, England. (Photo by Carl Court/Getty Images)

La saga Airbnb continua, sulla famosa cedolare secca. Dopo che lo scorso ottobre il tribunale amministrativo regionale (Tar) del Lazio aveva respinto il ricorso con cui Airbnb chiedeva la sospensione della tassa, la multinazionale si è rivolta al Consiglio di Stato. Che ne ha accolto ricorso, imponendo ai colleghi del Tar di rivedere le ragioni che hanno spinto Airbnb a chiedere la sospensiva.

La tassa Airbnb è stata introdotta quest’estate con l‘obiettivo di far emergere le transazioni in nero di coloro che affittano casa non per professione, riscuotendo circa 100 milioni di euro da depositare nelle casse dello Stato. Tuttavia in Italia ha da subito incontrato le resistenze degli operatori del settore, che non l’ha praticamente mai versata al Fisco.

Non solo: a fine novembre l’Antitrust aveva ritenuto che la cedolare secca sugli affitti brevi avrebbe potuto dare luogo “a possibili distorsioni concorrenziali […] e scoraggiare, di fatto, l’offerta di forme di pagamento digitale da parte delle piattaforme che, come noto, hanno semplificato e al contempo incentivato le transazioni online, contribuendo a una generale crescita del sistema economico”.

Per Alessandro Tommasi, responsabile delle politiche pubbliche di Airbnb Italia, “ora tocca al Governo cogliere forte e chiaro il messaggio arrivato dal Tribunale e dall’Authority, prendendo definitivamente atto che il testo così com’è non funziona e che cerotti messi all’ultimo minuto non faranno che peggiorare la situazione”. Il dirigente chiede che “si riparta dal confronto: quella attuale è una legge approvata dopo una riformulazione notturna e frettolosa; si eviti di ripetere l’errore e la si ripensi integralmente. Siamo come sempre disponibili a fare la nostra parte in questo processo”.

28 Novembre 2017

Continua la storia infinita sulla cosiddetta tassa Airbnb, la cedolare secca sugli affitti brevi al 21% da versare al Fisco, obbligatoria per gli intermediari degli affitti turistici.

A scendere in campo è l’Antitrust, che definisce la tassa Airbnb “potenzialmente idonea ad alterare le dinamiche concorrenziali tra i diversi operatori, con possibili ricadute negative sui consumatori finali dei servizi di locazione breve”.

Sebbene c'è la consapevolezza che l'obiettivo della legge è quello di “contrastare il fenomeno dell’evasione”, l’Autorità Antitrust ha inviato una segnalazione ai presidenti di Camera e Senato, al ministero dell’Economia e all’Agenzia delle Entrate. Nella segnalazione c'è scritto che “l’introduzione dei suddetti obblighi non appare proporzionata rispetto al perseguimento di tali finalità”, che potrebbero “essere perseguite altrettanto efficacemente con strumenti che non diano al contempo luogo a possibili distorsioni concorrenziali nell’ambito interessato”.

L’esito negativo di questa norma, sempre secondo l’Antitrust, è quello di “scoraggiare, di fatto, l’offerta di forme di pagamento digitale da parte di piattaforme che hanno semplificato e al contempo incentivato le transazioni online, contribuendo a una generale crescita del sistema economico”.  Si rischia dunque un’alterazione della concorrenza tra gestori di portali telematici, andando a penalizzare i consumatori finali conducendo a una minore ampiezza e varietà dell’offerta.

Quello che chiede l’Antitrust è quindi di trovare una misura meno onerosa per i soggetti coinvolti, come “la previsione di un obbligo fiscale di carattere informativo in capo agli intermediari e ai gestori di piattaforme immobiliari telematiche”.

TO GO WITH AFP STORY by ELOI ROUYER A woman browses the site of US home sharing giant Airbnb on a tablet in Berlin on April 28, 2016. Berlin will from Sunday, May 1, 2016, restrict private property rentals through Airbnb and similar online platforms, threatening hefty fines in a controversial move meant to keep housing affordable for locals. / AFP PHOTO / John MACDOUGALL (Photo credit should read JOHN MACDOUGALL/AFP/Getty Images)

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