Barcellona dice basta al turismo di massa

Se siete stati almeno una volta nella vita a Barcellona vi sarete accorti, magari passeggiando lungo la celebre Rambla, di sentir conversare in tutte le lingue del mondo ad eccezione dello spagnolo. Perché Barcellona è, tra le tante città della Spagna, quella più turistica, meta del turismo di massa soprattutto d’estate.

Barcellona piace ai turisti, ma i turisti non piacciono più ai barceloneti che da qualche settimana hanno iniziato una campagna contro il turismo di massa, preferendo di accogliere più rifugiati e meno visitatori mordi e fuggi.

Dagli anni Settanta ad oggi Barcellona ha visto crescere il turismo in maniera esponenziale, con un numero sempre maggiore di case vacanza in affitto, un fenomeno che ha visto aumentare il prezzo degli affitti in centro, diventato insostenibile per gli abitanti che si ritrovano a fuggire verso la periferia per trovare uno stile di vita normale. Barcellona infatti, secondo i dati di Famiglia Cristiana, è la prima città della Spagna per ricezione turistica:

“ogni anno la città della Sagrada familia e delle Ramblas  - circa 1,6 milioni di abitanti - assorbe 30 milioni di visitatori. Una benedizione per albergatori, ristoratori e commercianti, ma un incubo e una persecuzione per gli abitanti, esausti di subìre il caos praticamente perenne causato dalle orde dei vacanzieri, i problemi con i trasporti pubblici, la maleducazione di un certo tipo di turisti - in genere giovani - attratti dalla movida notturna sfrenata, praticamente ineausaribile e mediamente low cost offerta dalla città”.

A far fronte a questo problema si è costituita un’associazione di abitanti - Asamblea de barrios por un turismo sostenible (Abts) – che ha organizzato manifestazioni e cortei in strada contro i turisti, per chiedere al sindaco Ada Colau di puntare su un turismo meno caotico e più umano e sostenibile anche per gli abitanti della città e dei quartieri più frequentati, come la Barceloneta, oggi meta di vacanzieri amanti della spiaggia.

Non solo Spagna: numerose proteste si sono verificate nei giorni passati anche a Maiorca, a San Sebastian, e anche in Italia, dove a Venezia questo problema viene avvertito da anni e dove lo scorso mese sono scesi a protestare tra le calli in 2mila contro l’aumento degli affitti e contro il turismo selvaggio.

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