Val di Fiemme: rafting sull'Avisio e canyoning alle cascate di Predazzo

rafting fiume avisio canyoning cascate predazzo

Insieme al verde e al grigio-rosato delle Dolomiti, l’azzurro è il terzo colore che spicca. In estate, viaggiare in Trentino vuol dire incantarsi al contrasto dei paesaggi: l’intensissimo verde smeraldo dei boschi e dei prati viene all’improvviso rotto dall’azzurro cristallino dei torrenti e il profondo blu-verde dei laghi. La sensazione è quella di un pugno nello stomaco.

Un trentino farebbe la strada in circa 50 minuti (ci tengono a precisarlo), ma la Val di Fiemme si trova a più di un’ora da Trento. Il secondo giorno del blogtrip #vitanova12 parte da Tesero e la giornata si preannuncia piena di forti emozioni sin dalla mattina.

Dall’Hotel Shandranj, una struttura esemplare di eco-sostenibilità e dove Evelyn e Alberto ci hanno accolto con grandissima ospitalità e familiarità, siamo partiti per la prima avventura della giornata: rafting sul fiume Avisio.

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10 minuti di autobus e arriviamo alla Stazione fondovalle funivie del Cermis a Masi di Cavalese, precisamente al centro Avisio Rafting. Ancora è presto per sapere cosa ci aspetta, soprattutto se è la nostra prima volta.

Si inizia con la vestizione: muta, k-way (o come dicono in Trentino “la ventina”), caschetto, scarpette di gomma o di neoprene (lo stesso materiale della muta), giubbotto galleggiante e ultimo accessorio indispensabile: la pagaia o più tecnicamente “paddle”. Prima di iniziare la discesa, è necessario un corso accelerato di impugnatura pagaia, seduta sul gommone (da 4 o da 6 persone) e, infine, sicurezza in fiume con simulazione di eventuale caduta in acqua: immergerci completamente e, trasportarti dalla corrente, praticare la posizione di sicurezza, ovvero supini, piedi a valle e bacino alto.

Il rafting è adrenalina allo stato puro. E’ esaltante. Scosse di eccitazione ti percorrono dal primo momento in cui metti il gommone in acqua. Tu e il fiume. Il tuo equipaggio contro il fiume. Che poi in verità non è proprio una lotta, è solo un modo di dominarlo. Tipico dell’uomo, insomma.

In mezzo al fiume è tutto diverso e quando la corrente si placa, alziamo gli occhi al cielo e vediamo un mondo fatto di cielo azzurro, verdi montagne sovrastanti e avvolgenti. La nostra discesa è lunga un po’ più di 7 km, circa 3 ore, e abbiamo incontrato rapide di livello 2, 3 e 4; in più, ci siamo cimentati con un salto di 1 metro e mezzo. Se volete le prove, non dovete far altro che arrivare in fondo e guardare la gallery!

Durante la discesa, più o meno a metà strada, abbiamo fatto una pausa. Passeggiata nel bosco, che sembrava il regno degni gnomi e delle fate, fino alle cascate di Predazzo, dove le nostre guide ci avevano preparato una bella sorpresa: canyoning!

Si scende dalle rocce fino al letto del fiume. L’acqua della cascata è gelida. Bisogna fare un piccolo tuffo per raggiungere la roccia e provare ad aggrapparsi. Proprio così, gli appigli sono gli incavi delle rocce, e a questa difficoltà si aggiunge la potenza della cascata che ti cade addosso e ti lascia senza respiro.

Non sempre si riesce la prima volta, perché sulla curva della montagna la corrente della cascata ti spinge fuori, soprattutto se non c’è qualcuno prima di te che ti aiuta a rimanere attaccato e se non muovi le gambette. Si costeggia la roccia e si arriva ad una piccola caverna in cui poter riprendere fiato, ma il tempo di sosta è breve, bisogna dare la possibilità a chi viene dopo. Pochi metri avanti e si arriva ad una caverna più grande in cui poter stare in due. Basta poco e si esce. Però non è finita qui, perché adesso si deve risalire un pezzetto di montagna tenendosi legati ad una corda ed a metà del percorso fermarsi e fare un bel tuffo da 4 metri.

Sapete qual è il risultato di tutto questo? La sensazione di benessere e leggerezza. Ci si sente svuotati di tutta la negatività e rinvigoriti nel corpo e nello spirito.

Le cascate di Predazzo sono meta anche di brevi escursioni notturne. I sentieri non sono illuminati, ed è un bene che rimanga così, perché basta una piccola torcia e un nuovo mondo pieno di emozioni è lì pronto per essere scoperto.

Foto | Antonella Di Cintio e Mario Mele

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