L'Islanda dice no al turismo di massa

L'effetto Europei 2016 ha fatto bene all'Islanda, che è stata tra le squadre più seguite e sostenute di questa competizione calcistica. Improvvisamente gli europei, soprattutto quelli ormai fuori dal girone, si sono svegliati amanti dell'Islanda, portando molti turisti a cliccare sui siti di booking e sulle compagnie aeree in cerca di un viaggio nella terra delle aurore boreali e dei ghiacciai, di Björk e dei Sigur Ros. Eppure il sentimento non è reciproco da parte degli islandesi, che stanno mettendo in campo ogni stratagemma per frenare il turismo di massa.

E' quanto riportato in questo articolo del Guardian "Iceland plans Airbnb restrictions amid tourism explosion", che parla proprio di come l'Islanda da qualche tempo stia frenando al boom turistico aumentando ad esempio le tasse nei confronti di uno dei maggiori "responsabili" dell'aumento di turisti, cioè AirBnb.

Stando a recenti dati, infatti, pare che sarebbe aumentato vertiginosamente il numero di b&b e case in affitto a Reykjavik  e dintorni, per via dell’aumento esponenziale di turisti, attirati da queste lande per vari motivi: non solo fiordi e aurore boreali, ma anche Game of Thrones, del quale l’Islanda è stata location preferita per la serie tv.

L’aumento dei turisti potrebbe modificare lo stile di vita del Paese, da sempre pacifico ed isolato dal resto d’Europa – e non solo per le sue caratteristiche geografiche – così per correre ai ripari e vedersi “invadere” da migliaia di persone selfie addicted, il governo islandese ha introdotto tasse specifiche per chi ha un account su Airbnb, tasse salate, per invogliare gli islandesi ad aprire le porte di casa.

L'effetto è stato, però, quello di far aumentare il costo degli appartamenti ad uso turistico, scoraggiando i residenti dal restare a vivere in città come Reykjavik, per l'impennata del costo della vita.

 

 

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