#AirbnbWhileBlack, l'hashtag contro le discriminazioni razziali su Airbnb

Su Twitter molti utenti denunciano di non aver trovato sistemazione sul portale di house sharing a causa della loro razza

A picture shows the logo of online lodging service Airbnb displayed on a computer screen in the Airbnb offices in Paris on April 21, 2015. AFP PHOTO / MARTIN BUREAU (Photo credit should read MARTIN BUREAU/AFP/Getty Images)

#AirbnbWhileBlack. E’ l’hashtag che su Twitter molti utilizzano per denunciare le discriminazioni razziali che il portale più famoso al mondo per chi cerca un alloggio economico avrebbe messo in pratica nei confronti degli ospiti neri.

La notizia, ripresa da molti giornali e siti, riporta le testimonianze di numerosi afro-americani che si sarebbero visti annullare da un giorno all'altro la loro prenotazione, oppure non hanno trovato alcuna sistemazione, sebbene le camere risultassero disponibili. Motivo? Non pervenuto, almeno non ufficialmente, perché ufficiosamente la cancellazione della sistemazione è avvenuta dopo il che gestore avrebbe scoperto la razza del suo ospite.

Tra questi, Gregory Seldon, 25enne afro americano che nel 2015 si è visto negare un alloggio a Philadelphia a causa del colore della sua pelle.  Il ragazzo ha portato Airbnb nelle aule del tribunale federale di Washington DC per una class action, sostenendo che l'azienda ha sistematicamente violato la Fair Housing Act, oltre alla violazione dei Diritti Civili.

Seldon, che all’epoca aveva il suo profilo Airbnb legato a quello Facebook, ha notato che molti utenti rifiutavano o addirittura cancellavano la sua prenotazione, mentre accedendo con un profilo fake di un guest bianco, la prenotazione gli veniva subito accettata.

La storia, riportata dai media, ha portato alla luce tante situazioni simili di discriminazione razziale, al punto che è stato creato un hashtag virale dove una marea di utenti di Twitter hanno raccontato la loro testimonianza negativa nel mondo dell’house-sharing.
Uno studio di Harvard ha dimostrato che questa non è una "mania di persecuzione" dei neri, ma un dato statistico: "Le richieste provenienti da clienti con nomi tipicamente afro-americani hanno circa il 16% in meno di probabilità di essere accettati come ospiti”, a differenza di “ospiti identici con nomi decisamente bianchi”.

Da parte sua, Airbnb ha negato di essere razzista o di praticare – direttamente o indirettamente – atti discriminatori, ritenendo inaccettabile tale comportamento nei confronti dei suoi utenti e si dichiara pronta a prendere misure per eliminare questi pregiudizi all’interno della loro società.

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