Le donne giraffa tornano a casa in Birmania

Birmania, le "donne giraffa" e il turismo sostenibile: dopo anni di esilio ora sperano nel nuovo corso con San Suu Kyi.


Le donne giraffa sono tornate a casa. Dopo anni di esilio in Thaiandia, hanno attraversato il confine per rientrare in Birmania. Sono Kayan, una minoranza entrata in conflitto negli anni novanta col regime militare, sono fuggiti nel paese vicino. Nei villaggi di confine queste donne sono sopravvissute come attrazioni turistiche, per via della loro particolarità: come vuole la tradizione della tribù, fin da bambine le donne sono abituate a portare indosso grandi anelli d'ottone, via via sempre di più con l'età. L'effetto allungamento del collo è solo illusorio in realtà: sono le spalle ad essere spinte in basso dal peso dei gioielli. Mu Par, insieme a tante altre, ha aperto un mercatino artigianale dove si vendono i prodotti tipici della loro tradizione.

Alcuni tour operator stanno puntando sul turismo sostenibile legato alla tradizione delle donne giraffa, mettendo da parte l'idea dell'attrazione turistica.

"Chiedere di mettersi in posa per una foto dà l'impressione di trovarsi allo zoo - spiega il presidente dell'associazione che promuove il turismo in Birmania - mentre l'acquisto dei loro prodotti, di cibo o oggetti d'artigianato può al contrario servire per sostenerle".

Negli ultimi cinque anni è raddoppiato il numero di turisti in Birmania. Gli operatori contano molto sul nuovo corso politico per far crescere il settore. E anche le donne giraffa sperano che questa fase di apertura possa finalmente dare una svolta alla loro vita.

Foto Thomas Schoch,Peter van der Sluijs,Steve Evans,

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