Gli irriducibili di Chernobyl che vivono fra le radiazioni

Gli irriducibili di Chernobyl che vivono fra le radiazioni: sono 158 gli anziani che non vogliono andare via.


Sono passati trent'anni dal disastro atomico di Chernobyl. Una landa ancora desolata, ma c'è chi è tornato a vivere qui, sfidando la contaminazione da radiazioni e l'ordine di evacuazione del governo ucraino. Yevgeny Markevic è tornato nella sua amata Chernobyl poco dopo l'incidente. Oggi ha 78 anni. Era un insegnante. E' una delle 158 persone che risiedono nel perimetro di esclusione decretato dalle autorità, nel raggio di trenta chilometri dalla centrale dove il reattore numero 4 scoppiò il 26 aprile del 1986.

"Io non sono mai stato male per le radiazioni ma c'è gente che sta male", dice. "Quanto a me, io volevo tornare. Per un po' ho usato dei pretesti per tornare a Chernobyl, una volta ho finto di essere un marinaio, un'altra un poliziotto. Poi ho incontrato il capo del servizio di monitoraggio delle radiazioni, e gli ho chiesto di darmi un lavoro..."

I visitatori che arrivano da fuori devono mostrare i documenti di identità per entrare nella zona di esclusione, e non possono restare più di tre giorni, per evitare le contaminazioni. Ordini superiori, spiega Valentina Kukharenko, che di anni ne ha 78. "Dicono che i livelli di radiazione sono alti. Magari fanno male a chi viene da fuori, a quelli che non sono mai stati qui. Ma noi vecchi, di che dobbiamo avere paura? I bambini qui nella zona non possono tornare, ma io credo che un giorno Chernobyl tornerà a vivere. Spero che tornerà la risata dei bambini, anche se ci vorranno anni".

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