Fukushima in Giappone, la nuova meta del turismo dei curiosi della catastrofe

Fukushima, nuova meta del turismo dei curiosi della catastrofe

Visitare città fantasma, luoghi di disastri. E' un turismo dark che non attira certo le folle: ma c'è chi vuole vedere con i propri occhi gli effetti degli eventi catastrofici. Come Chernobyl o Hiroshima, anche il distretto di Fukushima, devastato da tsunami e fughe radioattive nel marzo del 2011, è una meta: duemila visitatori l'anno.

"A causa delle radiazioni e del pericolo della contaminazione la gente del posto non ha avuto grandi possibilità di ricominciare una nuova vita dopo lo tsunami", spiega l'americano Tom Bridges. Da Tokyo, dove vive, si è recato qui per rendersi conto dell'impatto reale della catastrofe. Una decina di volontari fanno da guida alle città abbandonate e al litorale devastato dallo tsunami.

Una testimonianza che i sopravvissuti vogliono condividere. Per la memoria delle vittime ma anche per mostrare il vero volto della provincia. "Non accetto la visione di Fukushima offerta dai media, come una regione ristabilita. Nessuno tornerà mai a vivere in città come Futaba e Okuma", dice Akiko, insegnante, che nella catastrofe ha perso sei allievi. Le autorità insistono sui progressi della ricostruzione. Tuttavia dopo cinque anni la minaccia radioattiva permane. E oltre centomila persone non hanno ancora fatto ritorno a casa.

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Foto IAEA Imagebank

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