Il Botswana avverte i bracconieri: non pensate di ripartire vivi


Per decenni gli elefanti africani sono stati massacrati dai bracconieri a causa dell'avorio delle loro zanne. Ora stanno pian piano ripopolando ampie zone del Botswana dove il turismo ecologico e una politica di tolleranza zero nei confronti dei cacciatori di frodo hanno favorito la creazione di un vero e proprio santuario per la salvaguardia della specie.

"Questi animali sono molto intelligenti - dice Mike Chase, direttore dell'associazione Elefanti senza frontiere" - quando vengono disturbati nella zona in cui è insediato il branco, si spostano dove possono stare più tranquilli. Nel caso del Botswana molti elefanti sono 'rifugiati politici', scappati alle persecuzioni dei Paesi vicini".

La politica conservativa del Botswana, che ha creato diverse aree naturali protette il Kgalagadi Transfrontier Park, tra le quali non protegge, naturalmente, solo gli elefanti ma tante specie considerate a rischio estinzione. Sono soprattutto Paesi orientali, come la Cina, ad importare illegalmente l'avorio considerato l'oro bianco con margini di guadagno impressionanti per i bracconieri.

"Se pensate di venire nel nostro Paese con una pistola per uccidere animali, per danneggiare le nostre risorse naturali e pensate di ripartire 'vivi', penso che resterete delusi - dice senza mezzi termini il ministro dell'Ambiente, Tshekedi Khama - non penso di dover chiedere scusa per questo, è esattamente quello che pensiamo".

In realtà la convivenza con questi enormi pachidermi non sempre è vista di buon occhio dagli abitanti che temono per l'integrità di campi e raccolti. Tuttavia la redistribuzione dei proventi dell'attività turistica non solo crea benessere ma aiuta anche il governo a proteggere le riserve e, con esse, il patrimonio naturale del Paese.

Piccolo_elefante_Chobe_River_Botswana

Foto Ian Sewell.

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