Girellando per siti istituzionali del governo di Taiwan, mi sono imbattuto nella una triste storia che vi vado a illustrare. I link per le mappe sono: Google Maps e Google Earth (.kmz).
Il Taiwan Potential World Heritage Website raccoglie siti per cui Taiwan ventila la richiesta di entrare nella lista dell’UNESCO. Sfogliando foreste e monumenti, ho trovato Orchid Island, paradiso a 50 km a sud dell’isola principale e 50 miglia da Taitung, Green Island e Eluanubi, davanti a Luzon nelle isole filippine di Batan. L’unica spiaggia di rilievo (l’isola è lavica) è a Imorod, davanti al Lanyu Hotel: per me poteva anche bastare, anche il Taipei Times aveva il suo bell’articolo per la stagione estiva.

Oltre alle magnifiche orchidee che le danno il nome, l’isola (nota in passato come Botel Tobago e oggi come Lanyu) è una meta di birdwatching e scuba diving: sembra abbia coralli tra i piu’ belli del mondo. Nella foto vedete una delle tipiche canoe degli indiani Yami, tribù persa nel tempo di origine polinesiana, l’unica dei nove ceppi di aborigeni taiwanesi ad abitare in questa parte del paese. Una parte della storia è raccontata nel documentario Voices of Orchid Island, premiato a Taiwan nel 1993 e 1994.

Purtroppo la parte nascosta della faccenda è saltata fuori dal sito olandese Antenna: dalla fine degli anni ‘70 è stato nascosto agli indigeni un deposito per lo stoccaggio di rifiuti nucleari a bassa intensità, che ospita oggi circa centomila barili in condizioni precarie. Una versione piu’ breve della storia, che risale al disastro ambientale degli anni ‘50, si legge sul sito di Taiwan Communiquè.
Le ultime notizie, sempre preoccupanti, sono di fine 2002 (Timetable urged for Orchid Island waste), di un anno fa (Island residents scared by mock nuclear waste) e della settimana scorsa: l’accordo per lo stoccaggio sull’isola è scaduto, ma il governo dichiara la necessità di un’estensione per ispezionare e riconfezionare i barili, prima di bonificare l’isola e di esportare le scorie in Corea del Nord. Le agenzie di stampa danno voce agli anziani, che alla bonifica sembrano preferire l’indennità che ricevono per il deposito del materiale radioattivo.
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