The Vibe di Darwin in Australia, ovvero il melting pot in salsa australiana


Dici Melting Pot e pensi a New York, alle metropoli degli Stati Uniti, ed ora anche a quelle del sud-est asiatico; grandi città, metropoli, megalopoli, dove convivono milioni di persone, provenienti da diverse parti del mondo, con lingue, tradizioni, credenze diverse. E convivendo, creano qualcosa di nuovo, un nuovo tipo di città, di cultura urbana, proprio come è successo a New York, che non è uguale a nessun altra, ma è simile a tutte.

Ma cosa c'entra con il melting pot Darwin, nel Top End dell'Australia, che di abitanti ne conta poco più di 110.000 (anche se contano di arrivare a 200.000 per il 2020), capitale dei Territorio del Nord, grande quasi 5 volte l'Italia, 229.675 abitanti in tutto? Secondo me c'entra, anche se è grande come Terni, anche se magari non si tratta del melting pot che si studia all'università.

Melting pot in salsa aussie, perché a Darwin il clima è particolare, internazionale, in movimento, in un senso più specifico, di quello che si realizza nelle maggiori destinazioni turistiche, come Roma. Perché non si tratta solo di turisti, ma si tratta anche di nativi ed australiani. E loro molto semplicemente, tutto questo, lo chiamano the Vibe.


Vedi anche Parco Nazionale di Kakadu e il Parco Nazionale di Litchfiled.
Foto TourismNT


Dei nativi, dei primi abitanti di Darwin, e delle sensazioni che ho ricavato dal mio incontro con loro, vi ho già raccontato. Aggiungo solo che, provando a mettersi nei loro panni, si capisce come sia difficile per un nativo adeguarsi, integrarsi nella moderna società darwiniana. Il mezzo attraverso il quale gli Australiani ci stanno provando, è l'arte, intesa come mezzo di affermazione della propria identità culturale, e come mezzo per raggiungere l'autosufficienza economica. Vale veramente la pena, provare a conoscerli, provare a capirli.

Poi ci siamo noi, i turisti, su cui Darwin ha deciso di puntare per il proprio futuro. Una territorio enorme, piena di ricchezze naturali, che ha deciso di investire sul turismo, proteggendo il territorio, creando sempre nuovi parchi, e una città che si trova a mezza strada, tra il sud-est asiatico, e la parte più popolosa, occidentalizzata, d'Australia, comodo crocevia per sempre nuovi flussi turistici. E a Darwin è veramente facile incontrarsi, conoscersi, europei, americani ed asiatici, magari ascoltando musica dal vivo sorseggiando una draft, in uno dei tanti bar che si trovano lungo Mitchell Street.

E poi ci sono gli australiani, i non darwiniani intendo, che arrivano fino al Top End da immigrati interni, attratti dalla possibilità di ottenere posizioni lavorative interessanti e ben remunerate. In genere sono giovani, tra i 23 e 30, laureati, con gli stessi nostri interessi, con l'idea fissa di tornare al sud, a casa, dopo aver messo da parte i soldi per comprarsi casa, e essersi fatta un'ottima esperienza professionale.

Questo per dire che c'è parecchio ricambio in questa parte di popolazione, c'è grande turn-over, e quello che più conta, una maggiore apertura mentale, una maggiore disponibilità all'incontro con gli altri, anche con noi turisti, di quella che normalmente si realizza con i residenti di una qualsiasi altra città. I posti che frequentano, e che amano, non sono poi così turistici, è difficile vederli su Mitchell Street ad esempio, ma se vi avventurate al mercato di Mindil Beach o a quello di Parap, non è poi così difficile conoscerli.

Insomma, magari non è melting pot, ma nell'aria di Darwin c'è un "friccicore", un che di giovane e di curioso, un oh di meraviglia nei racconti dei viaggi a caccia delle bellezze del territorio che la circonda, c'è qualcosa di nuovo che loro, a Darwin, chiamano the Vibe.

Il sito turistico del Territorio del Nord, in italiano, dedicato a Darwin.

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