Non ha avuto grande attenzione dai media italiani la mostra di egittologia inaugurata a Berlino la scorsa settimana, se non per il fatto che l’Egitto ha approfittato dell’occasione per chiedere il rimpatrio del busto di Nefertiti. «La dama dopo 3mila anni non ha più voglia di viaggiare», la risposta riportata da il Giornale, di un portavoce della Fondazione per il patrimonio culturale prussiano, proprietaria del celebre busto.

Le foto piu’ belle non sono sullo slideshow di Spiegel, di cui parla Egyptology News, ma sul sito dello scopritore Frank Goddio insieme a quelle del ritrovamento piu’ recente nelle Filippine. Ecco un’introduzione alla mostra su Il Denaro:
Per la prima volta su scala mondiale negli affascinanti locali del Martin Gropius Bau, vicino a dove una volta c’era la cancelleria di Adolf Hitler, è stata allestita una mostra con oltre 500 reperti recuperati in fondo al mare dal 1992 a oggi dall’archeologo subacqueo francese Frank Goddio e dal suo team, appartenuti soprattutto a tre città molto famose nell’ antichità: Thonis (per la prima volta identificata fuori di ogni dubbio come l’Heraklion, o Eraklion o Eraclea, dei Greci), Canope (la latina Kanopus) e la metropoli Alessandria. Attraverso statue di granito alte fino a cinque metri, sfingi, stele in alcuni casi per decine di tonnellate, gioielli e monete, rivive l’antico Egitto degli anni dal 700 a.C all’800 dopo Cristo, quando la forza travolgente di terremoti dei quali finora non si sapeva nulla, hanno portato in fondo al mare i resti delle tre città.
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