Viaggio in Polinesia Francese: Huahine ed i suoi marae

Polinesia francese: Huahine ed i suoi marae

La nostra esplorazione dei marae di Huahine è cominciata con le nuvole ed una guida vestita in maniera curiosa. Sperando in una schiarita e con la voglia di scoprire qualcosa in più sulla storia di quest'isola, siamo partiti per un tour di alcuni siti archeologici. E Huahine è il posto ideale per questo viaggio indietro nel tempo: accanto al villaggio chiamato Maeva - a due passi dal Maitai Lapita Village - è stata scoperta per esempio la più grande concentrazione di marae pre-europei di tutta la Polinesia. E proprio da lì è iniziato il nostro tour.

La guida, sfoggiando fieramente un gonnellino, una coroncina di foglie ed una collana di noci di tamanu - pianta medicinale che si trova un po' dappertutto qui in Polinesia Francese - ci tiene a raccontare la storia dei luoghi sacri di quest'isola dalla vegetazione lussureggiante e selvaggia. Ci spiega che i marae erano al centro della vita sociale e religiosa del passato e costituivano il luogo dove era possibile stabilire una connessione tra il popolo e gli Dei. Le cerimonie condotte in questi monumenti dalle dimensioni spesso notevoli erano infatti un insieme di preghiere ed invocazioni (e talvolta anche qualche sacrificio umano) durante il quale si cercava l'aiuto delle antiche divinità. L'entrata ai marae era riservata ai soli uomini in quanto le donne venivano considerate impure.

Queste costruzioni, oltre ad avere una funzione religiosa, ne avevano anche una sociale ed una politica. Per fortuna nel XIX secolo Teuira Henry (1847-1915), analizzando il lavoro lasciatole dal nonno missionario John Muggridge Orsmond (1788-1856), mise come lui per iscritto le sue osservazioni riuscendo a tramandarci così qualche informazione sui marae polinesiani.

Come per esempio la descrizione delle sei categorie in cui si dividevano. Tre gruppi erano dedicati alle funzioni pubbliche: il marae "internazionale" di Taputapuatea (centro religioso e culturale di tutta la Polinesia, situato nell'isola di Raiatea), i marae "nazionali" e quelli "locali". Gli altri tre gruppi invece erano destinati a funzioni private: i marae "familiari", i marae "sociali" (dedicati al Dio principale di ogni clan) ed i marae "specialistici" (di proprietà di un gruppo che condivideva la stessa professione, come i guaritori, gli scultori, i costruttori di canoe etc.).

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Ma cerchiamo di capire meglio quali erano le caratteristiche architettoniche di queste strutture sacre. La guida ci spiega che i marae delle Isole Sottovento erano piuttosto diversi da quelli che si trovavano nelle Isole Sopravento e si distinguevano soprattutto per il fatto che i primi, a differenza degli altri, erano circondati da mura protettive. Ci viene però anche detto che alcuni marae di Huahine e di Taha'a sono un'eccezione in quanto composti solo dall'ahu e da una corte.

La corte era praticamente il pezzo di terra rettangolare su cui si ergeva il marae, ricoperto in parte (o in alcuni casi, totalmente) da uno strato di lastre di basalto e coralli portati li dai membri delle varie famiglie. L'ahu invece era un altare sacro fatto di pietra dedicato agli Dei ed agli antenati, la cui origine si riconduce all'antica usanza polinesiana di ammucchiare terra e pietre in memoria di un capo deceduto.

C'erano poi dei contenitori di pietra e corallo all'interno dei quali venivano conservate le ossa dei defunti allo scopo di essere venerate dai membri del clan. Dopo alcune generazioni, secondo la tradizione, il morto si trasformava in un Dio ed i suoi resti dovevano essere utilizzati - insieme a piume, conchiglie e capelli - per la costruzione dei to'o, raffigurazioni simboliche della persona deceduta.

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Su un lato della corte, cosi come su un lato dell'ahu, c'erano una serie di pietre che indicavano la posizione degli Dei e quella genealogica dei membri del clan. La pietra più centrale era per esempio riservata al primogenito del capoclan (Matahiapo), mentre quella accanto al secondo nato (Teina).

Sul lato della piattaforma di basalto e corallo invece c'erano gli unu, totem di legno dalle fattezze antropomorfe e zoomorfe che rappresentavano gli Dei guardiani del clan e gli antenati. La maggior parte era colorata con pigmenti naturali dalle tonalità vivaci, mentre ce n'erano alcuni lasciati spogli e senza immagini. Questi erano eretti in memoria dei tapu, ovvero di quei ragazzini uccisi a scopo sacrificale durante le cerimonie sacre.

Altre componenti del marae includevano i tira (altri tipi di totem sacri di legno inciso che simboleggiavano il viaggio del morto nella terra degli avi, conosciuta come havaiki), i fata rau (tavoli lunghi fino a 4 metri che venivano adornati con foglie di cocco e frutta per far si che gli Dei accorressero a consumare l'iho, l'essenza del cibo offerto) ed i fare, delle case con funzioni particolari che si dividevano in:


  • Fare ia manaha (case dei tesori nascosti): strutture organiche dedicate agli Dei dove venivano conservati i to'o ed altri oggetti sacri come i ti'i. Questi fare erano lunghi fino a 20 metri, dovevano essere costruiti in un giorno e richiedevano che un sacrificio umano fosse compiuto sotto il palo centrale della struttura.

  • Fare atua: le case delle divinità più grosse.

  • Fare ti'i: le case riservate agli antenati appena trasformati in Dei.

  • Fare va'a: le case per le canoe da guerra (pahi) ed erano costruite sul mare. Questi hangar potevano misurare tra i 25 ed i 50 m di lunghezza e tra gli 8 ed i 12 m di larghezza.

  • Fare tupapa'u (case dei fantasmi): strutture temporanee delimitate da un piccolo muro di legno e bambù nelle quali venivano ospitati i corpi dei defunti celebri prima di essere spostati in un altro marae. Il corpo della persona deceduta veniva spalmato di olio di monoi al cocco e messo in posizione seduta sopra ad un tavolo in modo tale da permettere al sole di batterci direttamente addosso e seccarlo.


Il nostro tour dell'isola ha toccato i marae che si trovano nelle località di Maeva, Parea ed il marae Manunu di Faie. Durante il percorso di ritorno notiamo che l'insolito rapporto che i Polinesiani hanno con la morte prevede anche la sepoltura dei propri cari nel giardino di casa. Accanto ad ogni abitazione troviamo infatti una zona dedicata alle tombe di famiglia. Il giro si conclude con il sole, con una tappa a vedere i panorami spettacolari di Tefarerii e con un bagno finale alla spiaggia di Fare.

Cliccando qui potrete accedere alla sezione del sito di Tahiti Tourisme dedicata a Huahine, dove troverete maggiori informazioni su questa splendida isola.

Segui qui tutto il nostro viaggio in Polinesia Francese.

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