Viaggio in Polinesia Francese: lo studio di tatuaggi "Tahiti Ink" di Tautu Ellis, Papeete



Davanti all'ingresso dello studio di tatuaggi tahitiano "Tahiti Ink" di Tautu Ellis, una delle ragazze del gruppo mi guarda decisa e mi dice: "Tautu tattoos, che nome tautologico!". Scoppio a ridere, ma mi viene un dubbio: sarà un caso di nominative determinism o sarà che, essendo in Polinesia, le probabilità di trovare un tatuatore con il nome che ricorda la parola tattoo sono più alte? Tutte le lingue parlate in questi arcipelaghi ruotano infatti attorno a 12 lettere e tanti accenti. Se a questo aggiungiamo che il tatuaggio qui è una pratica molto diffusa e che la maggior parte della gente del posto che ho visto finora, chi più chi meno, ne sfoggia qualcuno, forse è solo una questione di circostanze favorevoli.

Ma torniamo a Tautu Ellis: è nato a Tahiti ma i suoi avi erano in parte delle Tuamotu, in parte delle isole Marchesi. Ha iniziato ad interessarsi all'arte del tatuaggio a 14 anni ma è stato dichiarato pronto per l'esecuzione della sua prima opera solo a 17. Durante questi anni di formazione ha studiato il simbolismo ed i linguaggi utilizzati in tutti gli arcipelaghi e perfezionato le varie tecniche.

Fin dal primo momento la sua famiglia ha appoggiato la sua scelta in quanto tradizionalmente in Polinesia il tatuatore è una professione che viene guardata con rispetto. Questo nonostante il tentativo da parte della chiesa di sradicare alcune tradizioni locali giudicate disdicevoli, tra le quali il tatuaggio. Bisogna ricordare infatti che questa pratica è stata considerata fuorilegge per circa 200 anni, da quando i francesi chiesero a Re Pomare II di bandirla al momento della sua conversione al protestantesimo, e solo intorno al 1980 le cose sono cambiate.

Tautu prende la sua professione molto seriamente e non la considera solo un lavoro, è un viaggio continuo alla ricerca delle proprie tradizioni attraverso una pratica ricca di simbolismi. Il tatuaggio polinesiano segue il progresso della vita di chi lo se lo fa, imprimendo nella carne un promemoria che descrive le proprie conquiste. E decifrando con uno sguardo i segni sulla pelle, si può scoprire immediatamente il valore di una persona.



Secondo la tradizione Mahoi per esempio se un uomo ha un tatuaggio sulla fronte significa che è un prete, uno di traverso sul viso è simbolo di lutto mentre un guerriero invece ne avrà uno sugli occhi. I temi variano di famiglia in famiglia e ci sono dei disegni proibiti in quanto creati per commemorare la morte di un membro di un determinato clan: se un estraneo li usasse per un tatuaggio, gli porterebbe cattiva sorte.

Nulla è lasciato al caso: c'è un motivo ed una storia sotto ogni tatuaggio e c'è anche un modo preciso in cui dovrebbe essere fatto. Per essere perfetto deve risultare simmetrico, delle bande nere devono sempre chiudere il tattoo all'altezza dei polsi e delle caviglie. Tautu ci spiega che in questo modo si bloccano le influenze negative che arrivano dalle estremità, e si trattengono invece quelle positive che partendo dal cuore, percorrono tutto il corpo sfiatando sotto le ascelle.

Le mani e i piedi non vengono mai tatuati in quanto quello è il marchio tipico dei cannibali, che serve loro a farsi riconoscere come tali. Faccio notare a Tautu che lui stesso ha svariati tattoos sulle mani, e gli chiedo se mi devo preoccupare. Lui ridendo mi spiega che questo tipo di decorazione ha perso il significato originale e la storia dei cannibali si riferiva a tempi passati. Si avvicina l'ora di pranzo, speriamo dica la verità.

Tradizionalmente il tatuaggio polinesiano si divide in due fasi: prima si spalma sulla pelle da tatuare un po' di tintura nera, (che contiene nerofumo) oppure rossa (che invece deriva da un frutto simile al lychee, conosciuto localmente come toaha). Per eseguire il tatuaggio si batte poi un bastone sopra un martelletto alla cui estremità sono stati applicati degli aghi abbastanza rudimentali. Colpo dopo colpo, l'inchiostro penetra nella pelle all'altezza delle lacerazioni e dopo qualche giorno, la parte si cicatrizza e rimane il tatuaggio.

Con le nuove regolamentazioni però non si può più eseguire questo tipo di tatuaggio nella maniera tradizionale: i colori usati dai tatuatori adesso devono essere certificati, quindi niente ricette casalinghe. Di conseguenza, se avete intenzione di tatuarvi a Papeete, non aspettatevi di trovare martelletti di legno e cocchi ripieni d'inchiostro. Le procedure e le tecniche usate sono quelle diventate ormai standard in tutto il mondo.

Consigliamo comunque di lasciare il tatuaggio come ultima cosa da fare prima della partenza, in modo da non ritovarsi poi a girare per isole ed atolli con una ferita fresca e rischiare così un'infezione. Ricordiamo inoltre che è sempre meglio informarsi bene su tutte le possibili allergie e nocività dei colori utilizzati nei tatuaggi e sugli standard di igiene da rispettare.

Per saperne di più sulla storia dei tatuaggi polinesiani e sulla loro simbologia, così come sulle le tecniche e gli strumenti impiegati per la loro realizzazione, potete trovate molte informazioni utili in questo speciale di Tahiti Tourisme dedicato all'arte del tattoo.

Segui qui tutto il nostro viaggio in Polinesia Francese.

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