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Palermo 2010: non fu il wind-shear a causare l'incidente del volo Wind Jet

Pubblicato: 01 feb 2012 da Nemo

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Quando, verso la fine di settembre del 2010, l’aereo della Wind Jet uscì di pista all’aeroporto Punta Raisi di Palermo il termine wind-shear divenne improvvisamente popolare e in molti iniziarono a domandarsi quanto potesse essere pericoloso per i propri viaggi aerei futuri.

In realtà, a quanto riporta La Stampa, questo fenomeno atmosferico non è stato la causa del brusco atterraggio di quel velivolo, che per una serie di concause poteva trasformarsi una vera tragedia. Le cause principali sembrano essere interamente riconducibili all’uomo: furono i piloti, in particolar modo il secondo, ad avvicinarsi alla pista a velocità eccessiva, determinando lo schianto del carrello e il pericoloso avvicinamento al mare mentre il principio di incendio veniva spento, ma solo dalla pioggia.

La consulenza svolta dai professori universitari Luigi La Franca e Caterina Grillo ricostruisce anche il caos del dopo-incidente, i soccorsi in ritardo, i vigili del fuoco che non sanno dove andare e trovano l’aereo dopo 22 minuti, i mezzi di soccorso bloccati fuori dall’aeroporto, i passeggeri che raggiungono l’aerostazione a piedi, che avvisano la polizia per telefono. E alla fine molti vanno via senza che nemmeno qualcuno li conti.

Questa scena che sarebbe degna di un film americano di serie B si sarebbe realmente verificata a Punta Raisi, dopo che

L’Airbus A300 della Wind Jet toccò terra 400 metri prima dell’inizio della pista, ruppe il carrello, travolse un’antenna, finì la corsa su un prato. La pioggia spense i possibili focolai sul carburante, fuoriuscito dai serbatoi.

Ma come mai avvenne tutto questo?

Non fu il wind-shear a provocare l’incidente: gli esperti nominati dai pm Maurizio Scalia, Carlo Lenzi e Gaetano Paci hanno ricostruito che quella sera pioveva, ma vento non ce n’era, soffiava a soli 17 nodi e non era tale da giustificare l’incidente…. I piloti, a un certo punto della fase di discesa, alla cosiddetta «quota minima», devono dichiarare di vedere la pista. Ma la pista non la vedono: dovrebbero «riattaccare», cioè risalire e ritentare l’atterraggio oppure andare addirittura a Fontanarossa, a Catania, e invece proseguono nella discesa, anche se il radioaltimetro li aveva avvisati. A 1800 piedi di altezza (circa 600 metri) dovevano essere a 5 miglia dalla pista: invece erano a 8. Poi scattano i soccorsi, ma persino le comunicazioni via radio tra la torre di controllo e i vigili del fuoco funzionano male

Queste, se la ricostruzione dei giudici è corretta, sono le persone alle quali affidiamo la nostra sicurezza e la nostra vita quando atterriamo in certi aeroporti e voliamo con certe compagnie. La Costa Concordia forse dovrebbe essere lasciata dove si trova, a perenne ricordo del livello di efficienza e sicurezza dei trasporti in alcuni settori.

Foto | Flickr

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