
20 milioni di cinesi, solo nel terzo trimestre del 2011, una numero davvero impressionante di turisti cinesi che hanno scelto di viaggiare all’estero, probabilmente motivati da decenni di totale chiusura a qualsiasi influenza esterna. E se vi sembrano tanti, sappiate che l’UNWTO, Organizzazione mondiale per il turismo, ha stimato che nel 2020 saranno 100 i milioni di cinesi in giro per il mondo.
Come un un’onda che si allarga, dopo aver buttato il sasso in acqua; cerchi concentrici che piano, piano si allargano, fino ad arrivare sulle sponde più lontane. Per ora l’onda cinese è arrivata ad Hong Kong, Macao, Corea del Sud, Malaysia, Stati Uniti, Giappone, Thailandia, Taiwan, Singapore e Russia, ma già quest’anno in Europa si è registrato un 25% in più di turisti provenienti dalla Cina.
E c’è chi cavalca l’onda, come il Giappone che ha semplificato i requisiti per i viaggi turistici ed aumentato il permesso di soggiorno da 15 a 30 giorni, la Nuova Zelanda che ora accetta i documenti d’identità cinesi, l’Irlanda che ha incluso la Cina nel proprio programma di esenzione dai visti per i brevi viaggi a scopo turistico, e la Spagna che ha programmato di intercettare per il 2020 almeno 1 milione di visitatori dalla Cina.
E l’Italia? Staremo a vedere come reagirà l’Italia, in bilico tra la paura di vedere nascere tante Chinatown tra i campanili delle proprie città, e il desiderio di sviluppare uno dei pochi business che non può essere trasferito all’estero.
Via Diario del Viajero.
Foto | Wootang01.