Travelgag: siamo fotografi o viaggiatori?

Una riflessione personale sull'utilità delle nostre foto di viaggio. Sempre più identiche a quelle degli altri. Ha senso essere più fotografi che viaggiatori?

Più viaggio e più mi accorgo dei lati paradossali della nuova, invadente figura del turista/viaggiatore/fotografo moderno. Questa rubrica è nata proprio per raccogliere certi controsensi. Dai lucchetti dell'amore alle file nei musei.

Uno degli aspetti più grotteschi, in questo terreno minato, è la "guerra dei fotografi". Sarebbe meglio aggiungere "amatoriali", perché fra i professionisti (ma ce ne sono eh!) la percentuale si abbassa. Spero.

Faccio l'esempio più recente del mio ultimo passaggio a Praga. La splendida capitale ceca. Come tutti saprete, una delle sue attrazioni più famose, è il celebre Ponte Carlo (Karlův most).

Bellissimo, unico, affascinante. Il ponte in pietra in stile gotico che collega la Cittá Vecchia a Malá Strana. È molto, "troppo" amato da tutti. Dai turisti, ma anche dagli artisti locali, musicisti e venditori di souvenir che collocano le loro bancarelle ovunque.

Essendo zona pedonale (sebbene in passato il traffico di auto e tram fosse consentito) é costantemente affollato di gente. Le stesse guide consigliano di andarci la notte tardi o nelle prime ore del mattino. Soprattutto se "volete fare delle belle foto".

Ebbene. L'ho fatto. Ma, se di notte ho vissuto la magica esperienza di averlo quasi tutto per me, cercando di fare qualche scatto con tanta "apertura"...

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e cedendo quindi un po' alla retorica degli effetti delle luci artificiali nelle tenebre illuminate nel freddo e nel silenzio...

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Una foto pubblicata da Marco Fiocchi (@rondoner) in data:


Ecco poi cosa ho visto verso l'alba. Quando la nebbia si dirada, ed appaiono loro... I pirati di Carpenter (The Fog): I fotografi digitali. Uno scenario assurdo. Persino peggiore della folla animata del giorno.

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Un muro umano di esseri inquietanti, con treppiedi, cannoni zoom, zaini, interruttori, luci. Ancora più esilaranti perché si muovono come falangi, con un tacito accordo di non "rovinare" l'inquadratura (identica) del collega. Quindi avanzano per linee parallele. Insieme.

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La mia reazione è stata prima nervosa ("via maledetti! lasciatemi la mia solitudine!"), quindi comica (con foto che vedete), infine riflessiva. Che senso ha fare tutti le stesse foto? Che ricordi sono?

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La facilità di viaggiare e soprattutto il digitale hanno liberato la bulimia fotografica in ognuno di noi. La morbosa, oscena, pornografica esigenza di immortalare valanghe di attimi sempre meno "eterni" e sempre più clonati, che nemmeno rivedremo (o stamperemo!) finché un cortocircuito brucerà i nostri archivi di memoria "esterna", stracolma.

E se non sono i selfie, l'abuso degli smartphone o di dispostivi mobili, delle "digitaline", saremo ancora più ridicoli. Con il peso delle nostre reflex, dei nostri grandangoli, zoom e treppiedi. Illusi di competere con Henri Cartier Bresson e Ansel Adams, fino al "nostro" Steve McCurry.

Certo, poi magari faremo anche la foto a due ragazzi che si baciano. Contro le Porte della Notte. Perché almeno loro, "non ci sono per nessuno". Nemmeno per noi.

by @RondoneR - Foto e video © by Rondone®

Travelgag: Ponte Carlo Praga

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