Bloccata in aeroporto perchè non può pagare la tassa sui bagagli

Aereo Us Airways

Leggi su intenet della disavventura di una povera americana, costretta a dormire - cito - in aeroporto per 8 giorni finchè la più vicina chiesa non gli dona i soldi per pagare la tassa sui bagagli e ti vengono in mente tante domande: "ma la donna non sapeva della tassa?" è la prima.

Preso dalla curiosità e ben cosciente che gli americani sono sempre pronti a scagliarsi contro qualsiasi ente o azienda al minimo disguido, mi documento e trovo sul sito dell'avvocato Elliott tutta la storia: la donna non sapeva della tassa, non si era informata prima, non aveva i soldi per pagare una volta all'aeroporto e, non potendo rinunciare al bagaglio, è rimasta in aeroporto finchè la vicina chiesa non gli ha donato quanto necessario.

E fin qui tutto bene, o meglio tutto regolare: storia sgradevole ma tant'è. Poi però si continua a leggere, e si vede che ora la donna decide di rivalersi per vie legali contro la compagnia (la Us Airways) chiedendo rimborsi a vario titolo. E così mi chiedo (e lo fa anche Elliott, che tra l'altro nel suo studio si occupa proprio di queste cose): è peggio la compagnia, che fa rispettare rigidamente le regole, o la signora in questione, che le ignora e poi vuole essere rimborsata?

Poi leggo che, per non farci arrivare più a dilemmi del genere, le compagnie USA dal prossimo anno dovranno evidenziare in chiaro tutte le possibili spese extra sul loro sito, nella pagina relativa all'acquisto del biglietto. Questa si, è cosa buona e giusta. A quando anche in Europa?

Foto | Andy_Mitchell_UK

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