Te lo lì il Tibet: Diario di viaggio del RondoneR - Parte I

Ho deciso: Vado in Tibet. Quando scegli di preparare un viaggio del genere senti che la tua vita da viaggiatore non sarà più la stessa. Raggiungere il Tetto del Mondo assomiglia molto più ad una sfida e ad un'esperienza mistica, che ad una vacanza.


Da bambino lo disegnavi senza nemmeno conoscerlo. Ricordi quando facevi serie infinite di montagne a piramide, scoprendo la magia della prospettiva? E magari le coloravi di azzurro, marrone scuro e chiaro, bianco sulle cime.. con un sole grande come un pallone giallo nel cielo blu? Ecco, sognavi già il Tibet. Poi cresci, e lo metti nel cassetto insieme ai pastelli e ai Fabriano A4 invecchiati, mentre ti prometti che prima o poi ci andrai. E il tempo intanto passa...

Per fortuna arriva l'occasione, da prendere al volo. La mia è un diretto Roma-Pechino dell'Alitalia a 850 euro. Tratta fresca fresca (Air China la fa da tempo, anche a minor prezzo), roba che quando arriviamo a Fiumicino gli sveglioni dell'Alitalia nemmeno ci credono. Esiste un diretto da Roma? Sì, esiste.. Lo ha scoperto la mia ragazza, autentica agenzia di viaggio vivente. Vuole andare in Cina ed è affascinata dalla tappa tibetana. Io sembro ormai James Blues dopo l'incontro con il pastore Brown, già sono in missione per conto di Buddha. Si parte. O meglio, ci si prepara a partire.

Perché preparare tal viaggio è una piccola impresa. Già arrivare in Cina comporta le solite beghe burocratiche, figuratevi premeditare di raggiungere il Tibet da qui, partendo da . Eppure devi farlo, altrimenti non ci arrivi. Così comincia la caccia sulla Rete. Occorre affidarsi ad un'agenzia per le pratiche e per il tour, soprattutto per i visti che riceverai solo su terra cinese. Non ci sono alternative.

Oggi in Tibet, ci vai solo se accompagnato e con il permesso dei genitori, cinesi. Con il rischio reale che quando arrivi, per un capriccio non ti fanno entrare. Solo un mese prima, infatti lo avevano chiuso del tutto, e noi avevamo già in mano praticamente tutto. Compresi i biglietti aerei faticosamente ottenuti nonostante le perplessità degli addetti, da Xiang a Lhasa (a.. ?)

La cosa è frustrante per ogni spirito libero (esistono viaggiatori che non lo possiedono?). Il consiglio che mi sento di dare, in base alla mia esperienza, e di non cedere al ricatto delle agenzie cinesi. Anche se si fanno pagare in parte dopo, magari in nero. Che siano nepalesi, indiani o mongoli, ma non entrate sottobraccio dell'invasore. Non hanno ancora capito molto del Tibet, fatevelo dire.

Noi abbiamo scelto Navyo. Un italiano in Nepal. Ci siamo trovati benissimo. Anche se lui non c'era, a guidarci, ma due tibetani che conoscono la propria terra e la amano come nessun altro. Non è super economico, tanto meno esoso (soprattutto perché noi abbiamo voluto essere soli, senza gruppi sulle spalle), e pretende anticipi di pagamento pressoché totali, ma noi ci siamo fidati. E abbiamo fatto bene.

Un'organizzazione quasi perfetta (con lui non è sempre facile comunicare). I visti recapitati al nostro albergo come da accordo, con qualche ansia di troppo da parte nostra, tipicamente italiana, se ci rifletto. Certo, senza la collaborazione degli dei del meteo, qualunque preparazione risulterebbe un fallimento. E ad Agosto, anche se a fine mese, non è detto di ricevere solo sole, mentre temi diverse sòle sugli orizzonti.

Un proverbio svizzero, che conoscono anche in Tibet, dice che ognuno ha il clima che si merita, ce lo ripetiamo come un mantra. Funziona. Mentre atterriamo provenienti dall'afa oscura della Cina, lo squarcio nelle nubi è di quelli che fanno convertire al buddismo. Riusciamo già a scrutare le prime cime della terra sospesa, che galleggiano fra le nuvole. Il colpo di scena è magico. All'arrivo ci aspetta un cartello con i nostri nomi in mezzo ad un altro centinaio di pezzi di carta illeggibili. Superiamo il primo scaglione senza appello, e scopriamo la nostra guida appena fuori.

Si chiama Kal (o questo è il nome che dobbiamo imparare per comunicare con lui). Ha tutta l'aria di essere un bravissimo ragazzo. Ci accompagna alla macchina, una vecchia e robusta Land Rover rivestita dentro (ma anche un po' fuori) dal calore tibetano. Ci presenta anche il nostro driver, Mima, Morgan Freeman con il carattere di Chuwebecca, è amore a prima vista.

La prima cosa che colpisce del popolo tibetano è ovviamente la sua squisita ospitalità. Se poi avete la fortuna/sfortuna di provenire dalla Cina, il brusco cambiamento di accoglienza sarà ancora più sentito. I tibetani sono tutto fuorché cinesi. Lingua, gesti, tratti somatici, sorriso, sguardo. Un misto di spontanea allegria e riservata mestizia li accompagna ovunque. Fisicamente poi, hanno pochissimo in comune con gli Han, ricordano piuttosto i popoli sudamericani. Da bambini sono di una bellezza prodigiosa, il tempo, il sole, il vento e la Storia li scavano e li segnano, ma non annullano mai quella vitale e timida gentilezza che ve li farà sentire familiari appena li conoscete.

La nostra prima tappa non è Lhasa, perché vogliamo seguire con massimo sfruttamento di tempo ed itinerario anche l'esigenza di un percorso consono all'acclimatazione, il vero spettro del passaggio in Tibet. Così puntiamo verso la valle dello Yarlung, culla della civiltà tibetana, dove visitiamo il monastero di Trandruk e il castello dello Yumbulakang, il più antico palazzo del paese. Dormiremo a Tsedang e il giorno dopo passeremo per Samye.

Non mi perderò troppo nella recensione didascalica dei luoghi, come anticipato in cima al diario. Esistono guide e forum ben più complete e prolisse per questo. Vi dirò che il primo giorno però è sempre il più strano. Fai fatica a prendere consapevolezza. Ti guardi intorno, e non ci credi. Sarà per l'altitudine (anche se ripeto, noi procediamo con calma, ancora siamo 'solo' intorno ai tremila e sei) ma subito avverti una sorta di stordimento che danza un dolce lento con la stanchezza e la meditazione.

Vorresti sederti da qualche parte e osservare. Lasciando andare i pensieri insieme alle bandierine colorate delle preghiere che sventolano su ogni profilo. Ma la Land Rover è già pronta per portarti altrove. Alla fine faremo più di 2000 km in dieci giorni circa. E le strade in Tibet non sono ancora tutte d'asfalto (per fortuna, forse, si dovrebbe aggiungere). Andiamo a Lhasa.

© Foto by Rondone®

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