Alla scoperta dei Mashco-Piro (Foto esclusive)

Le nostre foto esclusive di un avvistamento lungo il Rio Madre de Dios: i Mashco-Piro sono una popolazione autoctona dell'Amazzonia, che non ha (quasi) contatti con il mondo esterno. Ecco tutto quel che si sa di loro

Mashco-Piro

Il Perù ha una particolarità che non molti conoscono: il 60% del suo territorio è costituito da foresta amazzonica, e, ancora oggi, le sue profondità celano una tribù che da sempre vive isolata, molto rara da avvistare. Parliamo dei Mashco-Piro, tra gli ultimi gruppi autoctoni che ancora non sono stati raggiunti dalla – come la chiamiamo noi – civilizzazione. I Mashco-Piro, tra l'altro, sono anche difficili da avvicinare perchè tendono ad evitare, fatte salve alcune eccezioni di cui parleremo più avanti, incontri con le altre popolazioni. E forse è meglio così: i contatti con il mondo esterno infatti potrebbero rivelarsi fatali. Questo perchè a causa della mancanza di difese immunitarie adeguate, rischiano di contrarre malattie per loro mortali.

Eppure, a volte avvengono incontri a distanza con i Mashco-Piro.

È il caso delle straordinarie foto che possiamo mostrarvi in esclusiva.

Mashco-Piro (Foto esclusive) - Foto di Sofie Nielander e Luca Ascani, ©Blogo 2014

Le immagini che vedete sono state scattate nell'estate del 2014 da Sofie Nielander e Luca Ascani (Chairman di Populis, editore di Blogo) da una lancia diretta alla Manu reserve, sul Rio Madre De Dios, uno dei fiumi che fa parte del complesso bacino del Rio delle Amazzoni, (il Madre De Dios è evidenziato nella mappa, tratta da Wikipedia).

Rio Madre de Dios nella mappa dei fiumi del Sudamerica

Le immagini mostrano alcuni membri di questa popolazione autoctona: due donne raccolgono frutta in cestini fatti di foglie di banano, un uomo con due bambini guardano il fiume.

Mashco-Piro: chi sono?

Noti anche come popolo Cujareño, i Mashco-Piro vivono – attualmente – nel Parco Manu all'interno della regione chiamata Madre de Dios. Non sono una popolazione stanziale, quindi possono cambiare zona di insediamento (secondo alcuni spinti anche dalla pressione delle compagnie minerarie). Sono nomadi cacciatori-raccoglitori e parlano un dialetto della lingua Piro.

L'International Work Group for Indigenous Affairs (IWGIA), un'organizzazione internazionale independente e non-profit che si occupa di tutela dei diritti umani, nel 1998 ha stimato la popolazione della tribù tra i 100 e i 250 componenti (addirittura in crescita rispetto ad un precedente rilevamento): ecco perché ogni "avvistamento" diventa una notizia.

Mashco-Piro: una storia di violenza subita e isolamento volontario

Nel 1894 la maggior parte di loro fu uccisa dall'esercito privato di Carlos Fitzcarrald. I sopravvissuti al massacro si ritirarono nelle aree forestali: si pensa che siaa da allora che rifiutano volontariamente qualsiasi contatto con l'esterno, soprattutto con i "non nativi".

Secondo l'antropologo Glenn Shepard, che ha avuto un incontro con loro nel 1999, l'aumento di avvistamenti della tribù in epoca moderna potrebbe essere dovuto al disboscamento illegale effettuato nella zona e alle esplorazioni aeree per la ricerca di petrolio e gas che fanno fuggire la selvaggina - e quindi, il potenziale cibo -. Immagini e filmati dei Mashco-Piro sono state raccolti nel 2007, nel 2011 e nel 2012.

Nel mese di agosto 2013 un gruppo di Mashco-Piro è stato ripreso mentre chiedeva agli abitanti di alcuni villaggi vicini del cibo e alcuni oggetti.

Al tempo il governo peruviano vietò il contatto per i motivi di cui dicevamo poco sopra, ma la richiesta fu comunque soddisfatta: il cibo (banane) fu messo in alcune canoe, che furono poi spinte sul fiume in direzione della tribù proprio per evitare di trasmettere loro malattie. In seguito alla diffusione del video che mostrava questo incontro straordinario, Saul Puerta Pena, direttore dell'Interethnic Association for the Development of the Peruvian Rain-forest (AIDESEP), dichiarò che il video era una prova evidente dell'esistenza di tribù isolate e che il governo non poteva più sostenere

«che i nostri fratelli indigeni non esistono»

A suo dire infatti la risposta del governo era sempre la stessa. La negazione:

«questi indigeni che scelgono di vivere in isolamento non esistono"

Mai prima di allora la tribù era stata ripresa da così vicino, spiega l'associazione Survival che lotta da tempo in difesa degli indigeni (è anche possibile contribuire in prima persona, scrivendo al governo peruviano in difesa dei popoli incontattati del paese e delle tribù isolate minacciate dal progetto del gas Camisea utilizzando una lettera-modello, firmando la petizione per aiutare gli Indiani incontattati di Perù e Brasile, sostenendo la campagna di Survival con una donazione o scrivendo all'ambasciata peruviana in Italia).

Le tribù incontattate infatti sono costrette ad affrontare molti gravi problemi, legati purtroppo al disboscamento e al narcotraffico: alcune settimane fa sette componenti di una tribù si sono spostati dal Perù al Brasile per incontrare alcuni membri del popolo Ashaninka.

Cercavano aiuto per difendersi da alcuni estranei (si pensa taglialegna o narcotrafficanti) che li hanno attaccati. In questo caso gli indigeni hanno contratto anche alcune malattie respiratorie ma sono stati curati.

Zé Correia, un membro della tribù brasiliana che li ha accolti, ha riferito:

«La maggior parte delle persone anziane sono state massacrate da non-indigeni del Perù, che hanno sparato contro di loro con armi da fuoco e hanno appiccato il fuoco alle loro case. Dicono che molte persone anziane sono morte e che hanno seppellito tre persone in una tomba. Sono morte così tante persone che non potevano seppellirle tutte e i loro cadaveri sono stati mangiati dagli avvoltoi»

L'antropologa Beatriz Huertas ha tristemente constatato:

«Prima gli indigeni venivano uccisi dai taglialegna. Ora vengono uccisi dai trafficanti di droga. Le organizzazioni della società civile hanno ripetutamente invitato le autorità a stabilire meccanismi per proteggere le loro zone per impedire agli stranieri di entrare, ma la maggior parte delle autorità non è interessata a proteggere le tribù. Al contrario, la loro esistenza è un problema per gli investimenti e lo sfruttamento delle risorse esistenti nelle loro aree»

Stephen Corry, direttore di Survival International, ha sottolineato come sia di vitale importanza che il Perù, ma anche lo stesso Brasile, rilasci immediatamente i fondi per la piena protezione delle vite e delle terre di coloro che vivono nelle tribù isolate. Infatti la crescita economica di questi Paesi sta arrivando, ma ad un prezzo molto alto:

«la vita dei loro cittadini indigeni»

In un reportage, Scott Wallace racconta anche fatti di sangue recenti legati alla tribù, fra cui spicca la morte di Nicolas "Shaco" Flores, un uomo che aveva sposato una donna piro e dunque in grado di parlare, almeno in parte, la lingua degli autoctoni. Flores si adoperava per favorire i contatti fra i membri dei Mashco-Piro e l'esterno. È stato trovato morto con un bambù conficcato nel petto. Le ragioni di questa morte violenta sono tutte da scoprire, ma le ipotesi più accreditate riguardano due possibilità: Flores aveva esagerato nei suoi tentativi di far "integrare" i Mashco-Piro con altre popolazioni e si era inimicato la fazione più ostile a queste ipotesi. Oppure si era rifiutato, avendone compreso la complessità, di continuare con gli scambi di oggetti e merci.

È chiaro che la conflittualità che emerge dall'esistenza di gruppi autoctoni come i Mashco-Piro suggeriscono, in assenza di buone idee, che loro e le popolazioni che vivono analogamente (se ne stimano 14 o 15 almeno, in tutta l'Amazzonia) vengano semplicemente lasciati vivere come credono e tutelati dal mondo esterno. La vita di popolazioni come i Mashco-Piro è una questione complessa per i governi e anche per la nostra possibilità di comprensione in senso assoluto delle questioni a riguardo. Di certo, come scrive Survival International, sono le popolazioni più deboli e indifese del pianeta: la loro sussistenza dipende interamente dalla terra, e un contatto invasivo con la "civiltà" non farebbe che sterminarli quasi del tutto.

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