Cuba con Chatwin: l’importanza di chiamarsi Ernesto

Cuba è un’isola con mille anime e cento volti, ma io oggi ve ne racconterò due: quella indomita e guerrigliera di ‘Che’ Guevara e quella poetica e tormentata di Hemingway. Entrambi si chiamano Ernesto ed entrambi, seppur americani, non sono figli di questa terra meravigliosa, che li ha, però, ammaliati a tal punto da permetterle di decidere dei loro destini.

Entrambi sono stati rivoluzionari, con fucile e penna: Guevara oltre a combattere ha scritto molto, Hemingway iniziò a scrivere proprio dopo un’esperienza in guerra. Per entrambi l’isola è stata un miraggio: per il Che quello di realizzare il sogno rivoluzionario panamericano; per Hemingway il luogo ideale per i suoi passatempi preferiti, come la pesca d’altura, nell’illusione che la malattia scomparisse dalla sua mente.

Ernest Hemingway arrivò a Cuba quasi per caso, facendovi scalo con l’aereo al ritorno dalla Spagna nel 1938 e vi passò molti anni, fino al 1960, quando, dopo la rivoluzione castrista, tornò negli Stati Uniti. In un primo tempo alloggiò all’Hotel Ambos Mundos, in piena Habana vieja, che ancora conserva una stanza-museo che è possibile visitare anche se non si è ospiti dell’albergo.

Foto | Roberta Barbi

Hemingway stringe la mano a Castro
L\'ingresso dell\'Hotel Ambos Mundos

In seguito acquistò una casa in periferia, sulla collina di San Francisco de Paula, una quindicina di km a sud-ovest della capitale. Finca La Vigia è una villa di fine Ottocento che oggi è diventata il Museo Hemingway, donato al popolo cubano dallo stesso scrittore, probabilmente grato all’isola per avergli regalato l’ispirazione per la storia del pescatore Santiago, lo sfortunato protagonista de ‘Il vecchio e il mare’ che gli valse il Premio Nobel per la letteratura nel 1954.

E a proposito di questo, per un periodo la medaglia del Nobel fu esposta nella sala dei miracoli della Basilica de Nuestra Señora del Cobre a Parque Baconao, nella provincia di Santiago, ma dopo un tentativo di furto venne riposta sotto chiave.

Dentro la casa-museo non si può entrare, ma ci sono abbastanza finestre aperte da poter rimanere letteralmente schiacciati anche dall’esterno dal peso dell’enorme quantità di libri che contiene, perfino in bagno. La villa, inoltre, anche dopo il ritorno in patria di Hemingway, è stata una miniera d’oro: pensate che da un’intercapedine è saltato fuori un epilogo inedito di ‘Per chi suona la campana?’.

In giardino, invece, potete passeggiare e immaginare questo signore un po’ pingue, dalle maniche bianche arrotolate e con l’eterno sigaro in bocca che si aggira teneramente tra le tombe dei suoi cani e la piscina dove si dice che Ava Gardner nuotò nuda.

O forse è più facile immaginare Hemingway in centro a La Habana, che appena finito di sorseggiare un freschissimo mojito alla Bodeguita del Medio, con le foglie di menta ancora tra i denti si trascina verso il Floridita, altro locale che gli deve la sua fama, dove ordinerà immancabilmente un daiquiri.

Oppure, se ci si alza prima che sorga il sole, lo si può vedere mollare gli ormeggi della sua Pilar e scivolare via sulla superficie d’argento del mare per una battuta di pesca, salpando proprio da quella Playa Pilar all’estremo nord di Cayo Guillermo, tutta dune di sabbia e acqua verdazzurra, che prende il nome dalla sua barca. Può darsi che se vi alzate abbastanza presto riusciate ancora a vederlo allontanarsi verso l’orizzonte.

Ernesto Guevara de la Cerna, soprannominato ‘Che’ a causa del suo cantilenare tipicamente argentino, veniva, appunto, da questo grande Paese sudamericano e sembrava destinato a fare il medico. Più che lo studio, però, poté il fascino della sua terra, che girò in lungo e in largo a bordo di una motocicletta, finché in Guatemala non incontrò l’esule cubano Fidel Castro, negli ideali e nell’entusiasmo del quale intravide la possibilità di realizzare finalmente il suo sogno: combattere per la libertà.

Sposata quindi la causa cubana, aderendo al Movimento del 26 luglio, il Che arrivò sull’isola dopo un rocambolesco viaggio a bordo della nave Granma, che oggi è conservata in uno sporchissimo padiglione visibile solo dall’esterno nel Museo della Rivoluzione di La Habana, dove, detto tra noi, c’è il cambio della guardia più frequente che io abbia mai visto, a vegliare sul riposo eterno degli eroi della patria nuova.

Comunque il successo clamoroso del Che comandante, fu quello riportato nella famosa battaglia di Santa Clara, dove fu mandato con la sua colonna alla fine del dicembre del 1958. Batista inviò in loco un treno carico di truppe e munizioni che furono intercettate dai rivoluzionari che attaccarono il treno e lo fecero deragliare, pare, proprio staccando da terra le rotaie. Oggi il luogo simbolo della vittoria dei ‘barbudos’ è ancora visibile a Santa Clara e i vagoni, ristrutturati, contengono un vero e proprio museo con il racconto dei fatti, cimeli storici e qualche feticcio come la camicia del Che.

Non è un caso, quindi, che proprio in questa cittadina il Che sia stato sepolto dopo che, nel 1997, i suoi resti vennero restituiti dalla Bolivia a Cuba: il suo vecchio compagno e amico Fidel ha fatto erigere in suo onore un mausoleo degno del più grande eroe nazionale. Peccato l’interno sia un po’ triste, con quel fioco fascio di luce a forma di stella un po’ sfocata che indica la lapide di Guevara per distinguerla dai 38 commilitoni uccisi assieme a lui in Bolivia. Le vittime della rivoluzione.

Se non siete ancora stanchi, dal momento che di foto, motti, stele e quant’altro dedicato al Che e alla rivoluzione se ne trovano praticamente su tutti i muri di Cuba, potete visitare anche il museo annesso che racconta tutta la storia, dalla nascita alla morte, di questo controverso guerrigliero.

Il viaggio all’interno della rivoluzione, almeno finché restate a Cuba, infatti, non finirà mai: sembra quasi che il governo abbia paura che la gente dimentichi. Forse ha paura di essere dimenticato. Sono queste le ultime riflessioni che vi regalo da una Plaza de la Rivolución di La Habana semideserta e desolante, dove gli avvoltoi volano minacciosi in quota intorno alla torre stellata del Museo Memorial José Martí e dove il sole si riflette al tramonto sulla facciata del Ministero degli Interni, illuminando l’ennesimo, immenso ritratto del Che. Hasta la victoria, siempre.

Avventure a Cuba
Il Floridita
La Bodeguita del Medio

\"My mojito in La Bodeguita, my daiquiri in El Floridita\"
Propaganda sul muro
Il cambio della guardia nel Museo de la Rivolucion a la Habana
La tomba degli eroi nel Museo de la Rivolucion a La Habana
Ernesto, Fidel y Camilo
La Haban, Plaza de la Rivolucion
Il Ministero dell\'Interno
Propaganda su un edificio
Verso Santa Clara
Il mausoleo del Che a Santa Clara
L\'assalto al treno a Santa Clara
Feticismo e dintorni: una camicia del Che

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