Paese che vai, Carnevale che trovi: in Brasile è Terça-feira Gorda


Diceva il barone di Rio Branco: “Solo due cose sono organizzate in Brasile: il disordine e il Carnevale”.

Con l’euforia del martedì grasso tutte le feste del Carnevale volano via in un soffio e resta solo una grande attesa dell’anno successivo, quando il Re Carnevale tornerà a scacciare via i cattivi pensieri e i problemi quotidiani che ci affliggono nella vita e che, almeno per pochi giorni, il goliardico sovrano ci fa dimenticare.

È un po’ questo lo spirito del Carnevale brasiliano, per il quale tutta la popolazione, compresa quella che vive nelle favelas, fa enormi sacrifici e spende spesso tutti i propri risparmi per costumi e carri da sfilata, ma viene ripagata da giorni di frenesia e divertimento senza pari.

Non sempre e non per tutti è così: è doveroso dire, infatti, che nei quattro giorni in cui le feste impazzano (dal sabato al martedì) si innalza drammaticamente il tasso di delitti e reati in generale, un po’ a causa delle sbronze, un po’, forse, per quel senso di disinibizione che pervade tutti. È il lato triste del Carnevale, l’altra faccia, oscura, della medaglia, che non si può non considerare.

In Brasile, comunque, il Carnevale, come sapete, è un’istituzione la cui origine, da sempre, se la litigano le città di Bahia e di Rio. La vera origine, però, è africana (da qui, infatti, sono stati importati i ritmi da tamburo e l’usanza di mascherarsi con costumi esagerati e coloratissimi) e in parte anche europea, per quanto riguarda le sfilate di carri e l’uso di gettare fiori sulla folla, importata soprattutto dai portoghesi delle Azzorre.

Le prime sfilate partirono nel 1870 nella comunità nera e le prime musiche composte appositamente per il Carnevale risalgono alla fine del XIX secolo. I primi samba, invece, vennero scritti all’inizio del Novecento e presero talmente piede che negli anni Trenta vennero aperte le prime scuole in cui si poteva imparare questo ballo; da lì a poco sono iniziate le gare tra le scuole che ancora oggi sono il cuore del Carnevale.

A Bahia tutto ha inizio con un segnale musicale che invita tutti, cittadini e turisti, a scendere in strada per dare vita alla festa e così, per giorni, dalla mattina alla sera, si susseguono le esibizioni delle scuole di samba, della Regina del Carnevale, del ‘trios electrico’ (un’orchestrina viaggiante munita di chitarre elettriche) e delle ‘batucadas’, musicisti ambulanti che suonano percussioni e campanelli e allietano le giornate al ritmo di capoeira, danza di origine angolana, e di frevo, che è una specie di polka.

A Rio il clou della festa si svolge nel sambodromo, in cui si fronteggiano le scuole di samba, o, come si chiamava all’origine, semba. Le esibizioni sono impressionanti, con costumi fantasmagorici e coreografie pensate per migliaia di persone che si muovono all’unisono, in un crescendo che va dal semplice ‘samba de roda’, il passo veloce avanti e indietro, fino a ritmi più complessi.

La musica è suonata dagli strumenti più disparati e improvvisati, come vuole la tradizione: non è raro, infatti, vedere bande con ‘frigideiras’, le padelle, battute con ‘faca-no-prato’, i tipici coltelli, oppure, ancora, coperchi, latte di benzina vuote o qualunque altra cosa si riesca a trovare. D’altronde, questa è la credenza comune, durante il Carnevale è il diavolo che comanda…

Foto | Flickr

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