Berlino con Terzani: tutto quello che c’era al di là del muro


“Non sarebbe bello riprendere Berlino, non sarebbe strano prenderla senza eroi… non sarebbe bello venire ad incontrarti senza aver paura di non ritrovarci mai…”, cantavano gli Afterhours un paio di anni fa, calandosi nei panni di una coppia di sognatori intrappolati nella parte della città dove essere tutti uguali era un bene pagato con la moneta della libertà.

Di Berlino est e della Ddr si è sempre parlato e scritto molto, ma è anche uno di quegli argomenti dei quali non si sa mai abbastanza, anche se probabilmente, molti che c’erano e l’hanno vissuta, non ne parlano più e vogliono solo dimenticare. Una cosa è, poi, studiarla sui libri, un’altra è ripercorrere la storia a piedi, visitandone i luoghi, annusandone l’aria, immaginandone i volti, i vestiti, i colori.

Infatti, se pochissimi di noi ormai possono ricordare quella ‘profezia’ di Churchill che nel 1946 indicava Berlino tra le altre città che giacevano dietro una “cortina di ferro”, qualcuno in più ricorderà i momenti salienti della guerra fredda e quell’aggravarsi della spaccatura del mondo che portò alla costruzione di un muro non più solo metaforico all’interno di una delle città più belle, in una calda notte d’estate, e di lì a poco il discorso di Jfk “Tutti gli uomini liberi, dovunque essi vivano, sono cittadini di Berlino, e quindi, come uomo libero, sono orgoglioso delle parole 'Ich bin ein Berliner!'”.

Foto | Paolo Corsi

Museo della Ddr, una stazione d\'ascolto
Conservare gli odori dei sospettati
Museo della Stasi, strumenti d\'ascolto

Tutti, invece, ormai anche i più giovani, ricordano un’altra notte, la notte più lunga della Germania, quella del 9 novembre 1989, in cui le frontiere si sgretolarono come per magia, rivelando dall’altra parte uno squallore e una tetraggine difficili da dimenticare. Una notte di abbracci tra persone che dopo anni riuscivano a stento a riconoscersi, una notte in cui i pochi centimetri di spessore di quel muro, per anni simbolo di divisione, divennero una pista da ballo, una poltrona da cui godersi la festa, un trampolino dal quale spiccare un salto verso una vita nuova e finalmente libera.

Tutti ricordiamo i sorrisi dei berlinesi dell’ovest, con i loro vestiti anni Ottanta e in mano le bottiglie di champagne, che aspettavano al confine i berlinesi dell’est, che con i volti smarriti e increduli di chi non ci sperava più avanzavano timidamente a bordo delle loro Trabant, fasciati in quegli abiti demodè da almeno una trentina d’anni.

Tutte queste suggestioni e queste atmosfere le potrete rivivere con una visita al Museo della Ddr, situato lungo un argine della Sprea. Qui, ricostruzione dopo ricostruzione, in un open space la cui parola d’ordine è interattività, potrete scoprire come erano le case di una famiglia qualsiasi della Repubblica democratica tedesca, cosa mangiava, come si vestiva, quali marche erano permesse e quali proibite solo perché occidentali, gli hobby e le abitudini che avevano, o meglio, gli hobby e le abitudini che il regime consentiva loro di avere.

Se non siete già abbastanza inquietati, il mio consiglio è di fare un salto al Museo della Stasi, anche se è un po’ fuori mano. In questi palazzi quadrati e grigi, con immense file di finestre tutte uguali, schiacciati da un cielo altrettanto plumbeo, vi sembrerà di essere in un film, e precisamente “Le vite degli altri”, che scorre in loop in tutti i video della struttura.

Entrando, a questa sensazione si aggiungerà (chissà perché) quella di essere spiati, attraverso gli obiettivi nascosti nelle borsette da donna e nelle 24 ore, i registratori rinchiusi nel doppio fondo dei mobili, i microfoni occultati perfino all’interno dei tronchi degli alberi.

Anche il vociare normale della gente in un luogo chiuso, le spiegazioni in lontananza di una guida diventano fruscii, parole rubate dalle esistenze di chi non si conosce, ma che si ha la smania di controllare. La follia paranoide di un regime di cartapesta trova il suo culmine nella vetrinetta che espone, in bell’ordine, tutti ermeticamente chiusi e perfettamente catalogati, i barattoli in cui venivano conservati tessuti e spugne impregnati dell’odore dei sospettati. Se volete capire di più non vi resta che vederlo, quel film.

Il senso di soffocamento, a questo punto ci riporta all’aria aperta, per esplorare ancora un paio di luoghi interessanti e indispensabili a completare questo viaggio nel passato. Vi basterà seguire quella sottile striscia di mattoncini incastonati nel lastricato di strade e marciapiedi, che ripercorre i 43 km urbani di quell’insieme di cemento e filo spinato che era stato pubblicizzato, al momento della costruzione, come “barriera protettiva antifascista”.

Certamente vi porterà là dove sorgeva il Checkpoint Charlie, il principale varco tra le due Germanie che potevano oltrepassare però, e solo per poche ore, diplomatici e occidentali cui era consentito l’ingresso nella Ddr e a Berlino est dal 1961 al 1989. Un confine a senso unico.

Qui nel 1961 si fronteggiarono (per fortuna senza conseguenze) i carri armati russi e americani, simbolo del fronteggiarsi di due mondi lontani e due modi di concepire la vita diametralmente opposti. Qui venne ucciso il 18enne Peter Fechter, muratore, mentre cercava di scappare verso ovest: non fu l’unico e neppure l’unico a essere ucciso per questo, ma ricordiamo il suo nome per tutti.

Oggi qui potete vedere il cartello d’avvertimento che si sta lasciando il settore americano della città, copia carbone di quello dell’epoca, e la guardiola dei soldati. Inoltre, pannelli informativi ad altezza uomo vi racconteranno tutta la storia della guerra fredda.

L’ultima tappa della nostra amarcord è l’East Side Gallery, o quel che resta del muro. Con il suo km e 300 metri, infatti, è il tratto più lungo e meglio mantenuto del muro originale, dipinto, come un’immensa tela, da affreschi e murales che esprimono ancora una volta, con un linguaggio diverso, la stessa sete di libertà e di speranza nel futuro.

I dipinti ogni tanto vengono restaurati, per vivificarne i colori e regalare così ai posteri il punto di vista di chi la divisione prima e la riunificazione poi le hanno davvero vissute. Una passeggiata tra visioni oniriche e irriverenti, tra metafore surreali e caricature, tra il genio di artisti di pregio e fama internazionale e signori qualunque, la cui esperienza di oppressione, però, li ha impressi per sempre nella storia. Godetevi nelle foto la mia selezione personale.

Attenzione: state lasciando il settore americano
Il palazzo della Stasi
East Side Gallery, cronologia del muro
East Side Gallery, facce
East Side Gallery, The Wall
East Side Gallery, la voglia di farcela
East Side Gallery, il bacio
East Side Gallery, sfondiamo il muro
East Side Gallery
La striscia che ripercorre il tracciato del muro
Check Point Charlie, passare dall\'altra parte
Check Point Charlie, guardiola
Check Point Charlie
La bandiera della Ddr

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