Pellegrini 'sprovveduti' sulle orme di "Into the wild": l'Alaska corre ai ripari

Rischiano i pellegrini sprovveduti che in Alaska visitano il bus dove visse i suoi ultimi giorni Chris MacCandless

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Quella di Christopher MacCandless, è una storia triste, forte, simbolica, oltre che avventurosa - resa nota dal romanzo di Krakauer Into the wild conosciuto in Italia con il titolo Nelle terre estreme, poi diventato un film cult per la regia di una star burrascosa, Sean Penn, che con quest’opera puntava il dito verso le coscienze del pubblico, l’ideologia borghese e il sistema capitalistico - rischia di avere un epilogo di episodi di emulazione, forieri di discussioni.

Il luogo dove MacCandless visse i suoi ultimi giorni è diventato meta di pellegrinaggio. Pellegrini, il più delle volte, abbastanza sprovveduti che vedono in Chris un mito.
Il racconto, Into the wild, mise gli statunitensi puritani davanti alla fine del sogno americano, e si concludeva appunto con la morte di Chris, per motivi, come riporta il quotidiano digitale Il Post in queste ore, ancora da accertare. Malnutrizione, avvelenamento da bacche, sopravvivenza stentata in un ambiente tutt’altro che favorevole.

Fatto sta che il suo corpo venne ritrovato senza vita il 6 settembre di 22 anni fa, nel 1992, a bordo di un vecchio bus, che segnava ancora il suo numero, il 142, abbandonato e arrugginito. Il mezzo si trova ancora letteralmente immerso nel parco nazionale di Denali, circa 382 chilometri a nord di Anchorage, in Alaska. Chris aveva solo 24 anni. La natura è lussureggiante ma, senza dubbio, selvaggia come riporta lo stesso titolo del film, e per certi versi ostile. La faccia istintiva e pericolosa dello splendore delle immense distese del Continente. Il luogo che gli fece scrivere: la felicità è autentica solo se condivisa.
Per ripararsi dal freddo, Christopher aveva trascorso lì i suoi ultimi giorni in Alaska, sorpreso dalla stagione fredda, dopo aver vagabondato per l’America e vissuto in maniera spartana, alimentandosi con i frutti della terra, e facendo lavoretti saltuari.
I pellegrini, seguono il suo stesso cammino, si fotografano con il bus nella stessa posa. Solo che, come riporta Il Post, si mettono nei guai, e danno un gran da fare ai ranger della zona.

Non è divertente perché una ragazza, solo 3 anni fa, ha perso la vita nel fiume e sono molte le richieste di aiuto di ragazzi che seguendo le orme e il mito di Chris si avventurano non adeguatamente coperti e con scarse conoscenze del territorio.

Il libro, con la sua portata emotiva, porta ad una sorta di emulazione. Per evitare rischi qualcuno suggerisce di rimuovere il bus, altri di creare, un ponte, in modo da raggiungere senza rischi il bus ormai divenuto un cimelio.

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