Paese che vai, Natale che trovi: il Giappone


La scritta qui sopra che a noi appare poco più che una serie di segnetti incomprensibili, è la formula con la quale in Giappone i pochissimi cristiani si augurano Buon Natale e a sentirla pronunciare, suona press’a poco così: Meri Kurisumasu.

Anche qui come nel resto dell’Estremo Oriente il Natale non è vissuto come una festa religiosa (pensate che non è neppure una festa nazionale e il 25 dicembre è tutto aperto), ma più come un evento sfruttabile dal punto di vista commerciale. Tuttavia, la massiccia immigrazione, soprattutto dagli Usa, ha fatto sì che si impiantasse l’usanza di scambiarsi biglietti d’auguri.

Nonostante questo, è curioso scoprire che il 24 si usa mangiare di magro, magari teriyaki di salmone, mentre il 25 si festeggia in genere con i propri fidanzati, magari facendo una passeggiata romantica per osservare le luminarie natalizie e terminando la giornata in un bel ristorante, dove, nel periodo delle Feste, è assai difficile trovare posto, per mangiare il tradizionale pollo fritto.

Ci si scambia anche regali, gli ‘oseibo’, ma non per il puro piacere di farlo, bensì per rendere grazie dei favori ricevuti: ai ringraziamenti, infatti, è dedicato questo periodo dell’anno in particolare. Feste e divertimenti, inoltre, sono frequenti soprattutto per i bambini, magari animate da persone vestite da Santa Klaus, e durante le quali si mangia la Christmas cake: un pan di Spagna con fragole e panna, decorato con alberelli di zucchero.

Il Capodanno giapponese, invece, ‘o shogatsu’, è un’occasione da trascorrere in famiglia ritrovandosi insieme per pranzi speciali, per pregare e per scambiarsi gli auguri. Si festeggia più o meno ininterrottamente dal 31 dicembre al 4 gennaio.

Foto | Flickr

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