Il Carnevale di Viareggio: storia e carri allegorici

A Viareggio si ripete da 141 anni, un Carnevale che anche in quest'edizione vedrà dieci carri di prima categoria, cinque carri di seconda categoria, e ben nove mascherate in gruppo e dieci maschere isolate, occupare festosamente le strade della Versilia, dalla via Regia alla passeggiata a mare


Il Carnevale di Viareggio si ripete da 141 anni, anche quest'edizione, vedrà dieci carri di prima categoria, che in altezza sfiorano anche 20 metri, cinque carri di seconda categoria, e ben nove mascherate in gruppo e dieci maschere isolate, occupare festosamente le strade della Versilia, questo signorile litorale delle Alpi Apuane. Si comincia il 15 febbraio issando la bandiera della Burlamacca, come il canale omonimo che attraversa la città e ispira il nome della maschera locale, il Burlamacco ideato dal pittore futurista Uberto Bonetti nel 1930.

La Burlamacca è considerata dai cittadini la bandiera del buonumore che sventolerà per tutta la manifestazione. Dal 16 al 23 febbraio e il 2, 4 e 9 marzo.

Con l'aumentare della fama del Corso mascherato di Viareggio, sono aumentate anche le dimensioni dei carri allegorici, intrisi della celebre ironia Toscana, si ispirano ai fatti dell'attualità e li riprendono con verve e brio. Ideata nel 1873, dai giovani della Viareggio bene, seduti a chiacchierare al caffé del Casinò, la sfilata accende le strade della cittadina balneare della Versilia, che attraversano dalla via Regia alla passeggiata a mare.

I carri nascono dalla sapienza dei maestri d'ascia costruttori di barche, un lavoro che coinvolgeva scultori, fabbri e carpentieri, impiegarsi in un'attività più ludica e creativa, lavoravano in darsena e non ebbero difficoltà a creare carri allegorici utilizzando legno, scagliola e juta.

Nel 1921 venne coniato l'inno musicale e le bande salirono sui carri, suonando e creando il sottofondo tumultuoso e gioioso che conosciamo. La canzone ufficiale s'intitola La coppa di champagne.

Nel 1923, s'inventa la tecnica che conosciamo come Cartapesta, una caratteristica dei carri versiliani, il procedimento della carta a calco, come si chiama più tecnicamente, venne inventata da Antonio D'Ariano in collaborazione con altri costruttori, permetteva di creare carri che pur complicati restassero estremamente leggeri e duttili. Bastano carta da giornali e acqua e farina per la colla, materiali poveri ed ecologici.

Dopo la secondo guerra il carnevale di Viareggio dopo una breve stasi, tornò più bello che mai.

La sfilata è un evento che la rete ammiraglia, la Rai, riprende dal 1954, praticamente dalla sua nascita.

I Maestri costruttori viareggini, fanno parte di più di 25 ditte artigiane, sono più di mille le persone che lavorano sodo per realizzare l'evento. Spesso si tratta di famiglie che si tramandano la tradizione da padre in figlio. I carri partecipano a una classificazione e ricevono premi. Creare il carro è un modo di misurare la fantasia e competere in allegria.

A Viareggio, il carnevale è sentito da tutti sono gente che “c’ha i coriandoli nel sangue!” e la festa occupa praticamente un mese di festeggiamenti, qui si trovano due musei che custodiscono la memoria della sfilata, il Carnevalotto, mostra opere di artisti che dal carnevale di Viareggio si sono lasciati ispirare, l'altro è dedicato alla storia dei carri.

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