Paese che vai, Natale che trovi: in Romania è Crăciun fericit

La dominazione di Roma prima, le influenze della cultura slava e della tradizione nomade Rom poi, infine un regime laicizzante tra i più duri, non potevano non segnare il Natale romeno, che infatti è un insieme di riti e cerimonie diverse.

A questo periodo spesso si associa la presenza degli spiriti maligni dell’inverno, che si possono cacciare solo cantando le Calinde: liriche che contengono gli auguri per la festa sacra, ma anche episodi ricavati dalla tradizione popolare non religiosa. Venivano proposti di strada in strada, di casa in casa, soprattutto dai giovani e dai bambini.

Spesso i bambini, impersonando i personaggi del presepe con costumi cuciti dalle loro mamme, si recavano nelle case recitando la storia della nascita del Signore, ricevendo in cambio qualche moneta e, soprattutto chi interpretava Gesù Bambino, anche qualche regalo che divideva con gli altri.

Terminata la recita, che si svolgeva il pomeriggio del 24, i bambini tornavano a casa per le veglie natalizie. Dal momento che per molto tempo la Romania è stata un Paese assai povero, le case erano addobbate solo con un albero cui venivano appesi bastoncini di zucchero e cioccolatini.

Spesso non restava denaro per fare i regali, e anche il cenone era povero, a base di pane e würstel, ma il 25 le calze dei più piccoli erano sempre piene di dolcetti, di mele e di mandarini di buon augurio, e talvolta di qualche soldino da parte dei padrini.

Foto | Flickr

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