Dormire in una baraccopoli di lusso in Sud Africa


Esperienza forte, in ambito sicuro? Provocazione, ma anche un modo di riconvertire un disagio in risorsa, quella della "Baraccopoli di lusso"?
Non bisogna essere dei fini sociologi per immaginare, anche solo per sommi capi, la vita in una baraccopoli, città nelle città che con la loro esistenza, con il loro occupare e autogestire gli spazi, denunciano gli sprechi e le ingiustizie del sistema.

L'Immobiliare Emoya reinventa questi luoghi e ne fa un resort di prestigio, adatto a tutti, anche ai più piccoli, applicando una sorta di esposizione della povertà spudorata (l'ha definita, infatti, poverty porn, porno povertà, il commentatore satirico americano Stephen Colbert).

L'Emoya Hotel si presenta con le tipiche capanne, costruite con materiali di risulta, ad esempio i tetti e le pareti di lamiera ondulata, che nella realtà tendono a raggiungere altissime temperature sotto il sole. Ma il turista intenzionato a sperimentare la vita in una baraccopoli del Sud Africa, nel caso di Emoya, verrà insediato "in un ambiente sicuro", la tenuta che porta lo stesso nome, con spazi dotati di ogni comfort, di solito preclusi ai veri abitanti di una baraccopoli, come acqua corrente, elettricità e connessione internet Wi-Fi. Non manca un riscaldamento che attraversa il pavimento.
Il sito di Emoya non usa ipocrisie quando spiega:

"Milioni di persone vivono in insediamenti informali in tutto il Sud Africa. Questi insediamenti sono costituiti da migliaia di case noto anche come Baracche, Shantys o Makhukhus"

Chiaramente le camere conservano un ambiente spartano, per continuare a regalare l'illusione di una vera bidonville. Il resort può ospitare fino a 52 persone, e si trova all'interno di una riserva di caccia.

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