Cipro Nord con Terzani: terra di leggende e incantesimi


Isola remota e sottovalutata, esclusa dal turismo di massa (ma questo è parte del suo fascino), Cipro, soprattutto nella parte Nord, sotto l’egida dei turchi, racchiude in sé delle vere e proprie perle, il cui denominatore comune è l’atmosfera incantata e oserei dire… soprannaturale.

Ciò è già evidente, quando, lasciate Famagosta e Salamina, v’imbattete lungo la strada nella Chiesa dell’Apostolo Varnavas. Mi raccomando: non passate oltre scrollando le spalle, perché quella che a prima vista può sembrare una semplice chiesetta, nonostante l’architettura più che gradevole, cela in realtà preziosi tesori, tanto è vero che di essa hanno avuto profondo rispetto anche i turchi nell’avanzata del 1974, nonostante abbiano costretto i tre monaci rimasti, i fratelli Barnabas, Stefanos e Khariton, che la amministravano fin dal 1917, ad andarsene.

Essendo uno dei pochi esempi di luoghi di culto ortodosso rimasti (e non diventati moschee) a Cipro Nord, i greci ne difendono strenuamente la natura, opponendosi alla sua trasformazione in museo. In effetti, all’interno, due musei ci sono già: quello delle icone e quello archeologico, che leggenda vuole conservi parte della collezione del Museo archeologico di Famagosta, trasportato qui dopo i fatti del ’74, mentre in realtà espone alcuni reperti ritrovati nelle vicine Salamis ed Enkomi.

Foto | Roberta Barbi

Cipro Nord curiosa
L'incredibile vista su Girne da Sant'Ilarione
Il fiabesco Castello di Sant'Ilarione
Si dice che il castello avesse 101 stanze

Oltre ad anfore e altri contenitori pressoché integri, potete ammirarvi manufatti dell’età del bronzo ed altri di epoca classica e ottomana, alcuni pettini e gioielli femminili, giocattoli antichi per bambini e la statua della dea Demetra che tiene in mano un papavero.

Nell’ipogeo all’esterno del monastero, la tradizione vuole sia sepolto San Barnaba e infatti vi si trova una piccola cappella rimasta intatta. Mentre scendete i ripidi scalini, fate piano: non è difficile incontrarvi fedeli ortodossi in preghiera oppure, nei momenti di deserto, cani randagi che vi si riparano.

Se vi piacciono le favole e qualche ora di trekking non vi spaventa, seguitemi tra le rovine del Castello di Sant’Ilarione e del Castello di Buffavento, in cui la semplicità della pietra tocca la magia del cielo. Il primo, che deve il nome a un eremita proveniente dalla Terrasanta, è il più semplice da raggiungere a piedi, anche perché più basso: le sue torri più alte arrivano ‘appena’ a 700 metri d’altezza.

Un vero e proprio labirinto di stanze nascoste (dicono addirittura 101!) che pare abbia ispirato Walt Disney per il disegno dello skyline del castello di Biancaneve nell’omonimo film d’animazione. Tra le mura di cinta, gli acquartieramenti dei soldati, gli appartamenti della servitù, le cucine, la torre e le rovine di una chiesa, si arrivano ad ammirare due stanze molto interessanti.

Innanzitutto la torre del principe Giovanni, dalla quale si dice Giovanni d’Antiochia abbia gettato nel dirupo le due guardie del corpo bulgare che, a quanto aveva saputo, stavano tramando di ucciderlo. Poi il giardino segreto della regina delle fate: l’ultima delle 101 stanze, in cui la sovrana attirava ignari cacciatori con le sue doti maliarde e li depredava degli animali catturati e perfino di alcuni anni delle loro vite, facendoli giacere in un sonno profondo.

Man mano che si sale, forse anche un po’ suggestionati da questi racconti, vi sembrerà di vedere davvero la fata che vi fa gli occhi dolci nella nebbiolina che avvolge le torri più alte… niente paura, però: tutto ciò che vedrete in realtà è un panorama mozzafiato della città di Girne dall’alto.

Se non siete ancora stanchi, salite fino ai 940 metri dai quali svetta il Castello di Buffavento, il cui nome significa ‘sferzato dal vento’. Quando sarete lassù non avrete bisogno di spiegazioni in merito. L’edificio, o meglio, quel che ne resta, ha una posizione impareggiabile, ma al tempo stesso talmente impervia che è stato abbandonato anche dal turismo: non essendoci manutenzione, i pavimenti sono sconnessi e mancano molti parapetti, quindi fate molta attenzione.

Nel Medioevo questa struttura era conosciuta come ‘Castello del leone’ (chissà perché) e di sicuro si sa solo che a un certo punto divenne proprietà di Riccardo Cuor di Leone e poi dei Lusignano, che ovviamente lo utilizzarono come torre di segnalazione. Da lassù si aprirà ai vostri piedi l’immensa distesa della Mesaorya, la pianura in mezzo alle montagne, con lo sguardo che spazia verso sud. Nelle giornate più limpide, infine, riuscirete a vedere in lontananza perfino Nicosia.

Man mano che si sale l'atmosfera si fa incantata
Il monastero dell'Apostolo Varnavas
Il chiostro del monastero
Reperti nel Museo archeologico
Giocattoli... antidiluviani
La statua della dea Demetra che tiene un papavero
Nell'ipogeo la tomba di San Barnaba

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