Cipro Nord con Becky: sosta in un caravanserraglio… per fare shopping!


Siete stanche di nuotare e riposarvi arrostendo al sole delle splendide spiagge dell’isola di Afrodite? Allora non vi resta che attraversare il confine, la cosiddetta ‘linea verde’ e gettarvi nella mischia dei mercatini della parte turca della capitale Nicosia, nella terra contesa di Cipro Nord.

Qualunque guida abbiate con voi, scommetto che vi dirà che in fondo non c’è poi grande differenza tra la parte greca e la parte turca della città, l’ultima, in Europa e nel mondo, dopo la caduta del muro di Berlino e l’annullamento del confine che tagliava a metà Gorizia, ad essere ancora divisa in due.

Invece la differenza c’è ed è notevole anche agli occhi più distratti: a me, come ormai sapete, la politica non interessa un granché, ma devo dire che la ressa tra le bancarelle dei mercati, le persone che entrano ed escono da negozi e botteghe tipiche, i gruppetti di persone che prendono il fresco seduti ai caffè all’aperto, fanno di Lefkosia (cioè Nicosia nord), una città davvero vivace e interessante, distante mille miglia dalla sonnolenta omologa greca.

Foto | Roberta Barbi

Cipro Nord trendy
Un negozio di varia nei pressi del caravanserraglio
Il piano superiore del Büyük Han
Cenare in una corte al Boghjalian

Per tuffarci immediatamente nelle atmosfere ottomane, decidiamo di passare qualche ora nel Büyük Han, un antico caravanserraglio, il primo ad essere costruito dopo la conquista. Oggi come allora, è una caratteristica locanda orientale, concepita per accogliere carovane e viaggiatori, che ospita commercianti al piano superiore in ampie stanze dotate di caminetto, mentre al centro, all’aperto, c’è una cappella per le abluzioni.

Oggi su entrambi i piani si affacciano negozietti di souvenir e botteghe artigiane: non perdetevi, in particolare, la signora del piano terra che confeziona all’uncinetto graziosi sottobicchieri di lana dai colori natalizi (io ne ho presi sei con tutte le sfumature del verde e dell’oro); al piano superiore, invece, vi incanterete a guardare la ‘regina della ceramica’ mentre realizza collane, spille, ma anche fermagli e forcine con fiori di tutti i colori. Manco a dirlo, io ho preso un girocollo sul rosa che mi sta benissimo.

Girovagando attraverso negozi di solita mercanzia e ricordini dozzinali, sempre al piano superiore potrete scoprire una vera artista: si tratta di una signora che con le proprie mani prepara mosaici di fiori di ogni forma e dimensione con legno e conchiglie che lei stessa raccoglie sulle spiagge dell’isola e anche i disegni di base sono originali. Peccato, però, che siano solo in mostra e non in vendita… almeno a me ha detto così.

Anche all’esterno del caravanserraglio, però, ferve lo shopping: potete passare ore a curiosare tra i negozi di antiquariato che sfoggiano antiche lampade in ferro battuto, antidiluviani ferri da stiro, attrezzi per il camino o addirittura album di fotografie di nobili famiglie turche. Datevi una regolata, però: se la vostra base, come è probabile, si trova a Cipro sud, sappiate che da qui non potrete esportare merce per un valore superiore ai 100 euro!

Stremati dagli acquisti, potete fare una sosta nel Sedirhan Cafè, bar con tavolini all’aperto che occupa quasi tutto il cortile centrale del Büyük Han: oltre a gelati confezionati e bibite fresche, potete gustare alcune delle specialità turche più gustose, come il kebap di agnello, i borek al formaggio (specie di involtini di pasta fillo) o i manti, ravioli turchi, alla carne e al latte. Ad allietare il vostro pranzo, poi, un suonatore di flauto visibilmente peruviano che in verità rovina un po’ l’atmosfera tradizionale.

Se invece preferite un pasto leggero e volante, andate al vicino mercato alimentare: resterete letteralmente inebriati dai profumi che esalano i sacchi di yuta stracolmi di spezie variopinte, una gioia anche solo per gli occhi, come le vesti fruscianti e coloratissime delle massaie che si aggirano tra i banchi per la spesa quotidiana.

Qui non troverete nulla di cucinato, ma, in compenso, davanti al vostro occhio puramente occidentale si stenderanno chili e chili di frutta e ortaggi pressoché sconosciuti, come i piccantissimi peperoni rossi mignon, gli amari e verdi limoni di Cipro che hanno dato il nome perfino a un romanzo, e l’okra, che non saprei descrivere se non come un incrocio tra una zucchina e un cetriolo.

Per il pomeriggio vi suggerisco una passeggiata tra i vicoli del quartiere Arabhmet, una zona assai poco turistica, il cui fascino è rimasto, quindi, pressoché intatto. Qui s’incontrano palazzi ottocenteschi, una moschea del ’700, le mura veneziane e i bastioni, che contrastano fortemente con le viuzze dall’aria tranquilla, popolate solo di gatti e bambini che smettono di giocare quando vi vedono e vi corrono incontro per salutarvi.

Al calar della sera l’atmosfera si fa ancora più suggestiva, anche perché i vicoli di Lefkosia sono scarsamente illuminati. Facendo, quindi, attenzione a non inciampare, vi consiglio di cenare in uno dei numerosi ristoranti nelle corti degli antichi palazzetti dei nobili.

Noi siamo stati benissimo al Boghjalian, un ristorante molto noto in città, ricavato nella vecchia residenza di un signore armeno, in cui d’estate si cena nel cortile all’aperto. Al fresco, un ometto alto e magro, che non spiccica una parola d’inglese, vi servirà da bere dalle tipiche brocche di terracotta e vi proporrà un menu fisso economico a base di zuppe, kebap, formaggi, e meze greci rivisitati alla turca.

Tornando ‘al sud’ da qui vivrete l’emozione di passare il confine presso il checkpoint del Ledra Palace Hotel, albergo che oggi ospita il quartier generale dell’Onu. Essendo uno dei punti in cui si può attraversare sia a piedi che in macchina, la buffer zone, circondata da campi cinti di filo spinato elettrificato e probabilmente ancora minati, è particolarmente larga: diverse centinaia di metri.

Vi assicuro che percorrerli a piedi, completamente accecati dal faro che la residenza dei caschi blu vi punta addosso per riconoscervi, con intorno le sagome sinistre degli edifici forzatamente abbandonati, è un’esperienza abbastanza inquietante, tanto che quando arriverete a mostrare il passaporto e a far timbrare il visto d’uscita, tirerete un sospiro di sollievo. A proposito: che non vi venga in mente di scattare foto lungo il tragitto!

Negozi di antiquariato a Lefkosia
Un banco di okra al mercato alimentare
I peperoncini rossi mignon
La sosta è piacevole al Sedirhan Cafè
Spezie che traboccano al mercato di Nicosia Nord
I vicoli bui del quartiere Arabhmet

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