Dove NON mangiare in Toscana: Il Pestello di Castellina in Chianti

NofoodilPestello

Purtroppo ogni tanto capita, di andare in un ristorante con grandi aspettative e vederle infrante una dopo l'altra. L'ultimo disdicevole episodio della serie, mi è capitato in Toscana, al ristorante Il Pestello, un posto sulla carta meraviglioso, avvolto nella campagna chiantigiana della provincia di Siena, a Castellina in Chianti.

In compagnia di una decina di amici, armati di sorrisi e tanta volontà di fare una mangiata epocale, abbiamo prenotato per il pranzo di ferragosto. Arrivati al ristorante, veniamo accolti in una terrazzina davvero graziosa, con un bel tavolo riservato. L'entusiasmo è a mille, ci si fionda sui menù e si ordina subito del vino. Il cameriere che cura il nostro tavolo, non è esattamente cordiale, ma è comprensibile, lavorare un giorno di festa è sempre una seccatura e decidiamo di non farci caso.

Il servizio è lento, nonostante il locale sia ancora vuoto e per i primi piatti attendiamo circa mezzora. Quando arrivano, sono una delusione, pasta scotta e lasagne non propriamente fresche e artigianali. Procediamo, altra mezzora e arrivano i secondi. Tagliata di manzo, stra-cotta, anziché al sangue come impone la tradizione e soprattutto che non ha molto a che vedere con la tagliata ma con qualsiasi altra parte di manzo, non meglio identificata. Un'amica trova nel suo piatto vegetariano una cimice, cosa che può capitare se si tratta di verdura fresca e chiede tranquillamente di cambiarlo.

Il piatto viene cambiato di malavoglia, quasi non ci fosse un problema oggettivo. Dopo i dolci, molto buoni, questo va detto, arriviamo a caffè e amari. Si chiede di servirli con ghiaccio e ci viene detto che ne sono sprovvisti. Strano ma poco male, un po' seccati questa volta, si chiede il conto, che arriva con un paio di voci in più, tra le quali una trentina di euro per un'ipotetica fiorentina mai ordinata. Dopo qualche discussione riusciamo a farci togliere il costo della fiorentina inesistente e prendiamo, con lo stomaco in subbuglio, l'uscio. Proprio in quel momento arrivano ad un tavolo a fianco gli amari, colmi di ghiaccio. A noi, non un centesimo di sconto, non una parola di scusa, non un giro di amaro offerto e, sarà banale, ma neanche un sorriso. Forse il cameriere non era di luna buona, forse il nostro accento milanese non era gradito, forse siamo stati troppo schizzinosi. Mi aggrappo ai forse e penso a tutti i posti dove sono stato trattato benissimo e dove non vedo l'ora di tornare, mentre ripenso al Pestello e al fatto che non ci metterò più piede.

Foto: Flickr

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