Addiopizzo travel, per scegliere itinerari di turismo etico in Sicilia

Percorsi di turismo sostenibile fra le bellezze isolane per dire no alla mafia


Sono passato quasi dieci anni da quando un gruppo di ragazzi, nel 2004, tappezzò la città di Palermo con l'adesivo “Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”, dando vita al movimento di consumo critico più noto d'Italia, Addiopizzo, un modo per pagare “chi non paga” e creare un circuito di negozianti pizzo free, cioè che non foraggiassero, indirettamente, la mafia.
Adesso i ragazzi sono diventati più adulti, hanno immaginato nuovi modi di applicare il consumo critico alle risorse locali, e hanno pensato di proteggere la bellezza, il patrimonio artistico monumentale siciliano, sostenendo un turismo etico, favorendo lo scambio con viaggiatori e turisti sensibili all'argomento.
Addiopizzo travel è il tour che dice:

NO alla mafia・ e invita a conoscere Una Sicilia onesta, coraggiosa, che vuole riscattarsi・.

Si avvale di una lista di hotel, ristoranti, B&B, di cui anche i fornitori sono garantiti "pizzo-free" al 100%.

Ma non finisce qui: una parte della quota di partecipazione finanzia le associazioni di volontariato impegnate in prima linea nel sociale.

Nato da un'idea di Dario Riccobono, Francesca Vannini Parenti e Edoardo Zaffuto, Addiopizzo travel si candida a strumento di partecipazione del viaggiatore responsabile, desideroso di compiere un'azione di consumo critico contro la mafia e intanto vistare una terra bellissima.

Fra gli itinerari proposti: il centro storico di Palermo, la vicina Monreale, l'incantevole spiaggia di Mondello, Capaci, dove opera lo stabilimento Sconzajocu, Partinico, dove visse e lavorò il Gandhi siciliano・, Danilo Dolci. Cinisi, per ripercorrere i Cento passi・ del giovane attivista politico Peppino Impastato. Cefalù, nota per il mare, il Duomo, buon cibo e cultura d'accoglienza. Caccamo, per il centro storico medievale e per il leggendario Castello e per finire Corleone, per conoscere il lavoro delle aziende agricole di Libera Terra e quelle del CIDMA (Centro di Documentazione sulle Mafie e del Movimento Antimafia).

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