Egitto con Chatwin: un viaggio nell’aldilà sul dorso di un cammello


Ogni viaggio che si rispetti si affronta con un degno compagno di viaggio: io il mio lo incontro immediatamente, si chiama Oscar, ha due gobbe e un muso furbetto ma molto simpatico. Da subito mi è chiaro che ci capiremo al volo e che la comunicazione sarà molto più semplice con lui che con la sua guida, il cammelliere dal nome impronunciabile.

Il compito di Oscar è molto importante: deve condurmi nell’aldilà, o meglio, alla scoperta di come gli antichi egizi concepivano l’aldilà dalla loro visione terrena: la loro idea sulla vita, sulla morte e sulla monarchia divina. Quale miglior punto di partenza, allora, che le piramidi della piana di Giza?

“A ovest, circonfuse da una polvere d’oro e dalla fiamma del sole calante, si ergevano le piramidi”, scriveva l’esploratore Auguste Mariette nell’800, ma l’emozione descritta da lui è immutabile nel tempo, e avvertita, intatta, anche dai visitatori di oggi.

Foto | Giansilvio Barbi

Avventure in Egitto
Un artigiano di oggi... simile a quelli di ieri?
L'incontro con Oscar
Un carretto, tipico mezzo di trasporto

Innanzitutto chiariamo un punto: pur se circondate da aloni di mistero e oggetto di teorie discutibili, alcune fantasiose, altre addirittura fantascientifiche, la piramidi erano, sono e (mi auguro) resteranno sempre e soltanto tombe. Anche se scenografiche. La più grande è quella appartenente al faraone Cheope, o Khufu, sovrano della IV dinastia dell’Antico Regno, vissuto più o meno 2000 anni prima di Cristo.

Fu durante il suo regno che si consolidò il potere della figura del faraone, figlio del dio sole Ra, e non poteva essere altrimenti visto che il suo monumento funerario, eretto per accompagnarlo nel suo ultimo viaggio verso l’oltretomba, è l’unica delle sette meraviglie del mondo antico giunte fino a noi.

All’interno è stata ritrovata, tra le altre cose, la barca solare, che potete ammirare nel museo accanto: un capolavoro di cedro lungo 43 metri, tenuto insieme solo da corde e cavicchi, niente chiodi, che forse venne utilizzato davvero durante il rito funebre, o era solo un simbolo delle navi sulle quali il dio sole attraversava il cielo notturno e quello diurno, promessa d’immortalità e resurrezione.

Ma a Saqqara ci aspetta una piramide ancora più vecchia: è quella a gradoni di Zoser. Uno dei monumenti più antichi d’Egitto, e quindi del mondo, risalente al III millennio prima della nostra era. Di lei si conosce addirittura il nome dell’autore: Imhotep, probabilmente una sorta di capomastro dell’epoca, la cui fama si è tramandata nei secoli fino a farlo venerare come un semidio.

Sul dorso di Oscar compiamo un lungo viaggio, fino ai dintorni di Luxor per visitare altre tombe, e più precisamente, a Tebe ovest, la Valle dei Re, il più grande complesso funerario dell’antico Egitto: una sessantina di tombe su una superficie di 30 km in cui veniamo trasportati indietro nel tempo fino ai sovrani della XVIII e XIX dinastia.

In queste tombe scavate nella montagna tebana che ha più o meno la forma di una piramide naturale, i re portavano con sé tutti gli oggetti che avrebbero potuto essere utili nel passaggio all’altro mondo e nella vita ultraterrena. Il viaggio per l’aldilà era spesso molto difficoltoso, pieno di ostacoli e combattimenti da sostenere con l’ausilio delle formule rituali e soprattutto con l’aiuto degli dei.

Tra le più piccole tombe di questa necropoli, c’è la più famosa, quella di Tutankhamon, dodicesimo sovrano della XVIII dinastia. Nella sua tomba, trovata pressoché inviolata, entrò per la prima volta l’esploratore Howard Carter il 4 novembre 1922 e fissò quel momento con queste parole:

“Dapprima non vidi nulla; l’aria calda che fuoriusciva dalla camera faceva ondeggiare la fiamma della candela. Poi, a mano a mano che gli occhi si abituavano all’oscurità, si disegnarono lentamente delle forme; strani animali, statue e, dovunque, lo scintillio dell’oro. Durante alcuni secondi, che ai miei compagni dovettero sembrare un’eternità, rimasi muto per lo stupore”.

Tutto quello scintillio e quegli oggetti: carri smontati, mobili, cofani, vasi, statue, gli stessi sarcofagi che, uno dentro l’altro, conservavano le spoglie mummificate del faraone e la sua inestimabile maschera funeraria che riporta sulla fronte l’avvoltoio e il serpente, sui quali il sovrano domina, e sul mento la barba simbolo di Osiride, sono visibili al museo del Cairo. Pensate che splendore, invece, se fossero tutti ancora qui nella loro collocazione originale!

Proseguendo il viaggio, incontriamo il tempio funerario della regina Hatshepsut, XVIII dinastia, un edificio stupendo e complesso, costituito da un complicato susseguirsi di portici e terrazze. Da qui, in un tripudio di girl power, arriviamo al galoppo alla Valle delle Regine. In questa valle ci sono 80 tombe di regine e principesse, tra le quali la più celebre è certamente la tomba di Nefertari, decorata con dipinti di straordinaria maestria.

Ma Oscar non si ferma, e corre sicuro verso Deir-el Medina o Valle degli artisti: qui vivevano gli artigiani della necropoli reale con le loro famiglie. Queste case, scavate nella roccia esattamente come le tombe in cui trascorrevano la maggior parte del tempo, erano abitate da cavatori, muratori, pittori e scultori che ogni giorno facevano molta strada a piedi sotto il sole per raggiungere le tombe.

Poi, al tramonto, tornavano nelle loro case grandi neppure un quarto delle tombe dei loro re, per qualche momento di gioia da trascorrere con moglie e figli. Sono le persone che passano inosservate nella storia, ma che ne sono, invece, gli attori principali: dove sarebbero queste meraviglie se loro non avessero sudato su ogni pietra, giorno dopo giorno?

Valle delle Regine, la tomba di Nefertari
La piana di Giza
La piramide a gradoni di Saqqara
Un po' di sabbia dal complesso funerario di Zoser
La tomba di Tutankhamon
Il Villaggio degli artisti
La Valle dei Re
Il tempio funerario della regina Hatshepsut

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