Budapest con Terzani: un viaggio nella memoria... di tutti quanti!


Budapest è una città che invita a lasciarsi andare ai ricordi. Sarà per la sua aura regale e romantica, soprattutto quando il sole va giù e il Danubio si tinge di fuoco… ma non è delle mie memorie di viaggio che voglio parlarvi, né tantomeno dei miei ricordi personali: i ricordi di cui vi racconto sono condivisi da molti, da un intero popolo, perché sono la vita e la storia di una nazione.

Il viaggio comincia dal VII distretto di Pest: il quartiere ebraico dove si trova la grande Zsinagóga: il tempio più grande d’Europa e il secondo al mondo dopo quello di New York. È un edificio dallo stile molto particolare, tra il bizantino e il moresco, che comprende la Galleria degli eroi e il Museo d’arte ebraica, che conserva esemplari di menorah davvero notevoli.

Il cortile è interamente occupato dall’impressionante scultura in metallo, opera di Imre Varga, intitolata Il salice piangente che commemora le vittime dell’Olocausto. Come si vede nella foto del particolare di una foglia, su ognuna è inciso il nome di una vittima o di una famiglia ebrea deportata da Budapest e morta nei campi di concentramento nazisti.

Foto | Roberta Barbi

Budapest curiosa
La Zsinagóga
Il salice piangente
L'ingresso del Memento Park

Nella targa esplicativa si legge che all’inizio del Novecento un quarto della popolazione di Budapest era composta da ebrei, tanto è vero che nel quartiere si incontrano i resti di almeno altre due sinagoghe: quella in via Kazincsy e l’altra in Sebestyen utca, unica opera di Otto Wagner su suolo ungherese.

Continuando la passeggiata all’interno del ghetto, ci si accorge facilmente, e non senza qualche brivido, che qui il tempo sembra essersi fermato al 1945, quando la maggior parte delle botteghe fu chiusa in fretta e furia e i proprietari portati via di forza e fatti sparire nel nulla.

D’altra parte, però, Budapest può vantare anche un bel ricordo di quel periodo: fu proprio nella capitale d’Ungheria, infatti, che l’italiano Giorgio Perlasca, oggi ricordato con un albero fra i Giusti delle Nazioni sull’omonima collina di Gerusalemme, fingendosi un ambasciatore spagnolo, riuscì a salvare oltre 5000 ebrei dalla certezza del lager.

È nel XXII distretto, invece, estrema periferia di Buda per non dire aperta campagna, che sono stati esiliati gli ultimi esempi esistenti dell’applicazione all’arte della scultura del Realismo socialista, in un giardino all’aperto, non molto curato, noto come Memento Park.

Dalle vie e dalle piazze più illustri della città, nelle quali campeggiavano maestose, a questa sorta di ripostiglio all’aria aperta, le statue in bronzo e i busti di pietra di Marx, Engels e Lenin sopravvissute al crollo del blocco sovietico, sono state quasi dimenticate.

È un peccato che questo parco sia così maltenuto, perché questa parte di storia recente, seppure le ferite siano per molti ancora aperte, è interessante e degna di essere ricordata e approfondita: a questo proposito non perdetevi, nell’edificio accanto all’ingresso del parco, a pochi passi dalla copia degli stivali di Stalin, le proiezioni dei filmati utilizzati dalla polizia politica per l’addestramento delle spie.

Già arrivare in questo parco, in cui le statue, alcune intere, altre in pezzi, sono confinate, quasi un immobile gulag in bianco e nero, è un’avventura: dal centro di Budapest, se non avete mezzi propri, dovete prendere una linea di metropolitana e due bus extraurbani!

Comunque, la vista di queste statue non può lasciare indifferenti: hanno segnato la storia di un regime di cui l’Ungheria era ‘soltanto’ un satellite, un figlio ‘degenere’ e ribelle i cui capricci la grande Madre Russia stroncò sul nascere nel 1956 con l’invio dell’Armata Rossa.

Tutto questo è perfettamente riassunto in un unico colpo d’occhio nella statua bronzea che simboleggia lo slancio propulsore verso il futuro in cui il Comunismo, forse ingenuamente, forse colpevolmente, credeva, e che oggi è stampata su tutti i manifesti e le brochure pubblicitarie del Memento Park.

La statua di Lenin
Esempi di Realismo socialista nella scultura
Marx ed Engels
Su ogni foglia nomi di vittime dell'Olocausto
L'interno della sinagoga
Lo slancio verso il futuro interpretato dal Comunismo
La trabant, auto simbolo del regime

Vota l'articolo:
Nessun voto. Potresti essere tu il primo!  
  • shares
  • +1
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE DONNA DI BLOGO