Mosca con Chatwin: quattro passi tra la nostalgia del regime e la mania di grandezza


Forse mi troverete un tantino banale, ma ho voglia di iniziare la mia avventura ‘nostalgica’ a Mosca dalla Piazza Rossa (Krasnaya) che come quasi tutti sanno è una delle più grande del mondo, seconda solo a Piazza Tien an Men a Pechino (guarda caso un altro regime della stessa parte) con i suoi quasi 700 metri di lunghezza. Dobbiamo ringraziare per tutto questo lo zar Ivan III.

È qui che incontriamo il primo simbolo dell’Unione Sovietica che fu, la cui aria a Mosca, a differenza di altre città della Russia come Sanpietroburgo, ancora si respira tra le rughe della gente o nelle trabant scassate inspiegabilmente capaci di circolare. È il mausoleo di Lenin, dove la salma del padre del comunismo riposa dalla sua morte, nel 1924, per un breve periodo accanto a quella di Stalin, dal 1953 al 61, prima che questa venisse inumata sotto le mura del Cremlino.

In granito rosso l’esterno, in labradorite nera l’interno, è aperto tutto l’anno (e tocca fare un bel po’ di fila) tranne il 22 aprile e il 21 gennaio, rispettivamente data di nascita e di morte dello statista. Davanti arde la fiamma eterna del monumento al Milite ignoto: “Il tuo nome è ignoto, le tue gesta sono immortali”, recita l’iscrizione.

Foto | Roberta Barbi

Il mausoleo di Lenin Il monumento al Milite Ignoto La stella rossa che svetta sopra il Cremlino Il cannone più grande del mondo

Alla destra del mausoleo si apre la cittadella del Cremlino, simbolo di zar e dittatori, da cui svetta la stella rossa, anch’essa simbolo di qualcosa ormai morto e sepolto, tranne nei ricordi della gente. Qui dentro la grandezza si misura con il cannone e la campana più grandi del mondo: poco importa se il primo non abbia mai sparato e la seconda non abbia mai suonato.

Anche uscendo dalla piazza, però, e andando in giro per la città, se ne coglie quell’anima mastodontica che per 70 anni il comunismo ha cercato di costruire. Ovunque busti di Marx ed Engels, autori del Manifesto da cui tutto ebbe inizio.

Da ogni punto della città, inoltre, si vede almeno una delle inconfondibili sagome delle Sette sorelle, i 7 grattacieli che Stalin fece costruire a tempo di record tra il 1947 e il 53, perché, come raccontò Kruscev, “avevamo vinto la guerra, ma gli stranieri che sarebbero venuti a Mosca, non vedendo grattacieli come ce ne sono nelle città capitaliste occidentali, non ci avrebbero preso sul serio”. Oggi sono: due alberghi, l’edificio principale dell’università, la sede del ministero degli Esteri, un edificio amministrativo, un palazzo di uffici e uno di appartamenti.

Nel segno del gigantismo nacque anche il colossale monumento a Pietro I zar (Pietro il Grande) che contribuì non poco a rendere immensa la nuova capitale. Questa controversa statua, però, gliela dedicarono solo nel 1997 e da allora domina sul fiume Moscova.

Affetto da gigantismo anche il monumento ai Conquistatori dello spazio, che sorge nell’area del centro fieristico, oggi vero cuore economico della città. È alto 100 metri, interamente in titanio (dovete vedere come luccica nelle giornate di sole), costruito nel 1964, rappresenta il balzo di un missile verso l’infinito. Lì vicino potete dare un’occhiata anche al Museo di Cosmonautica (in Russia si è cosmonauti, non astronauti, per carità!).

Sull’omonima piazza evoca agghiaccianti memorie la prigione Lubyanka, prima tappa delle vittime delle purghe staliniane in quanto sede del famigerato Kgb. Già dall’ingresso questo palazzo non può che suscitare sentimenti di inquietudine e paura.

Prima di ripartire, un omaggio ai grandi, giganti della storia che nel bene e nel male hanno servito questo enorme Paese: nel cimitero di Novodevichy riposano solo due capi di Stato, Kruscev, la cui sepoltura al Cremlino fu ritenuta sconveniente, e Eltsin, il primo presidente postcomunista. La tomba del primo è costruita in blocchi bianchi e neri, che rappresentano quanto di buono e quanto di cattivo fece nella vita; quella del secondo è sormontata da un’enorme bandiera della nuova Federazione russa che contribuì a formare.

Passeggiando nella pace dei vialetti fioriti si può rendere omaggio anche all’ingegnere aeronautico Tupolev, inventore degli aerei che hanno il primato di incidenti e morti (ma solo perché molto vecchi e privi di manutenzione) e a Molotov, ministro degli Esteri dell’Urss tra le due guerre al quale viene erroneamente attribuita la paternità della famosa bomba.

In chiusura voglio raccontarvi una storiella che mi ha narrato un signore russo durante il mio viaggio per spiegare le manie di grandezza dei russi: un bel giorno si diffuse la notizia, risultata poi infondata, della prossima estinzione dell’elefante. La notizia fece gola all’editoria: negli Usa uscì un tascabile dal titolo ‘Tutto sull’elefante’; in Germania l’opera in 12 tomi ‘Brevi cenni sulle caratteristiche degli elefanti’; in Unione sovietica, infine, una serie di articoli sotto il medesimo titolo ‘L’elefante sovietico è il più grande del mondo’.

La campana più grande del mondo
Un busto di Karl Marx
Il monumento a Pietro il Grande
Il monumento ai Conquistatori dello spazio
La famigerata prigione Lubyanka
Un particolare del portone della prigione Lubyanka
La tomba di Kruscev
La tomba di Tupolev

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